Il Tabacco da “Primo Dono del Ciel” a “Pianta dei Galeotti”

Sull’uso e l’abuso del Tabacco che secondo Aprosio era più giustamente da nominarsi “Pianta dei Galeotti” per l’uso che specificatamente ne fecero per primi costoro molto si legge negli inediti dell’erudito di Ventimiglia (IM).

Certo stupisce che il Tabacco nel ‘600 usato a tutti i livelli andasse a costituire una voce di spesa pesantissima per molte famiglie e che in dettaglio venisse usato ovunque anche in medicina e specificatamente (bambini compresi) come rimedio contro la stitichezza e il mal di denti.

Sì che si formarono partiti a pro dell’uso della pianta (tanto che se ne scrissero degli elogi poetici) quanto contro: e la Chiesa con estrema pertinenza occorre dire che fu all’avanguardia nel riprovare l’uso, anzi l’abuso del tabacco, che aveva raggiunti livelli, che sembrerebbero ora paranoici e probabilmente favolistici, se non fossero chiaramente documentati.

P.S.

In Italia il tabacco fece la sua comparsa verso la fine del ‘500 ad opera del Cardinale Prospero di Santa Croce (da cui il nome di Erba santa), Nunzio Pontificio a Lisbona. Il Sommo Pontefice che ne ricevè i semi, li affidò ai monaci dei vari ordini religiosi, i quali li misero in coltura negli orti dei conventi, cosicchè il tabacco si diffuse nel Lazio come detto per scopi in origine esclusivamente CURATIVI.
In genere gli interpreti storici affermano che la PRIVATIVA SUL TABACCO sia stata introdotta in Francia dal ministro Colbert (Il MONOPOLIO DEL TABACCO in Francia fu introdotto posteriormente tra il 1661, anno in cui venne chiamato al Ministero delle Finanze il Colbert, ed il 1674 anno in cui vennero regolamentate le TABACCHERIE).
Solide prove archivistiche inducono invece ad affermare che fu al contrario il Pontefice Alessandro VII ad introdurre la nuova TASSA SUL TABACCO con i chirografi del 21 agosto e del 15 dicembre 1655.
Visti gli abusi, in effetti, Papa Urbano VIII aveva precedentemente condannato coloro che aspiravano il tabacco in chiesa.
Ma i governanti italiani dell’epoca compresero che il tabacco poteva costituire una fonte di entrate per le pubbliche finanze per cui, con il pretesto della tutela della salute, istituirono i primi vincoli fiscali esercitati a mezzo di appalti a privati o di monopoli gestiti direttamente.
La coltivazione del tabacco in Italia si mantenne limitata fino al secolo scorso.
A Roma la prima fabbrica pontificia di tabacco venne costruita da Benedetto XIV a metà del diciottesimo secolo in Via Garibaldi perché potesse sfruttare, come forza motrice, il copioso getto d’acqua proveniente dalla sovrastante fontana dell’Acqua Paola, al Gianicolo.
Fu sempre Papa Benedetto XIV, fanatico sostenitore del fumo, ad abolire il 21 dicembre 1757 la tassazione sul tabacco eliminando di fatto la privativa stessa.
Da quel momento a Roma fu resa libera la semina, la raccolta e la commercializzazione del tabacco sia greggio che lavorato e fu permesso a chiunque di importare tabacchi esterni nel territorio dello Stato Pontificio senza pagare alcun tipo di dazio o gabella.

di Bartolomeo Durante in Cultura-Barocca

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Da Bordighera (IM), Liguria
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