I Settala, milanesi nobili ed eruditi

I Settala derivavano il loro nome dal borgo di Settala, situato ad est di Milano, che ebbero in feudo a partire almeno dal IX secolo.La famiglia faceva risalire le sue origini però al V secolo d.C., citando come illustre appartenente al casato S. Senatore, vescovo milanese del V secolo, del quale in verità non si hanno notizie.
Tra gli altri membri della stirpe degni di menzione si ricorda Passaguado, che, dopo la terribile distruzione di Milano ad opera di Federico Barbarossa, si era prodigato a ricostruire le mura cittadine nel 1171.
Poi vi fu Enrico, arcivescovo di Milano dal 1213, partito per le Crociate nel 1220. Consacrò l’Abbazia di Chiaravalle nel maggio del 1221 e morì il 16 settembre del 1230, dopo aver partecipato, sempre come protagonista, nel bene e nel male, alla vita della città.

Altri tasselli importanti della famiglia furono il famoso beato Manfredo, eremita sul monte San Giorgio nei secoli XI e XII, il beato Lanfranco, priore dal 1254 al 1264 del convento agostiniano annesso a San Marco, e Gerolamo, penitenziere maggiore della cattedrale a partire dal 1618.

Nella chiesa di San Marco di Milanosi può ammirare il grande monumento tombale di un altro celebre Settala, quello di Lanfranco Settala, il confessore di Giovanni Visconti morto il 29 gennaio 1355.

Senza dubbio, però, il personaggio più illustre e conosciuto della famiglia (anche grazie al Manzoni) fu Ludovico, protofisico all’epoca della terribile pestilenza del 1630. Nato nel 1552, si era laureato in medicina a Pisa, pur continuando a coltivare interessi filosofici e letterari.

La sua esperienza medica era iniziata con la peste del 1576, accanto a Carlo Borromeo, esperienza che gli permise di ottenere presso le autorità cittadine un grande credito durante i terribili mesi della successiva, violentissima, epidemia del 1630, benché ottantenne e malfermo di salute.

Venne descritto come uno spirito illuminato e scientificamente all’avanguardia rispetto ai colleghi del tempo, e proprio per questo fu accusato dal popolo di voler terrorizzare la città, per via delle sue teorie circa i rischi del contagio.

D’altro canto credette sempre e fermamente nell’esistenza della stregoneria, e di ciò ne diede ampiamente prova nel famoso e triste caso della domestica Caterina Medici, contro la quale, assieme ad altri medici, stese una perizia accusandola senza mezzi termini di stregoneria e malocchio, finalizzati ad uccidere lentamente il senatore Luigi Melzi.  La poverina fu, in forza di tale documentazione, condannata al rogo e bruciata viva il 4 marzo 1617.

Ludovico morì nel 1633 lasciando ben diciotto figli, tra i quali Senatore, medico ricordato dal Manzoni, e Manfredo.

Con la numerosa famiglia abitava nel palazzo avito nella contrada che dalla sua famiglia aveva preso il nome (oggi via Paolo da Cannobio), ma divenuto lo spazio troppo stretto per così tante persone, costruì un nuovo palazzo in piazza S. Ulderico (poi via Pantano 26), che grazie ai suoi eclettici interessi divenne famoso per la splendida biblioteca e la celebre quadreria, nucleo primitivo della raccolta che poi verrà ereditata ed elaborata dal figlio Manfredo.

da Cultura-Barocca

Informazioni su adrianomaini

Da Bordighera (IM), Liguria
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