L’Abbazia di Borgo San Dalmazzo (CN)

La chiesa dell’Abbazia di San Dalmazzo di Pedona (Pedona era il nome della preesistente località romana) sorge sul luogo della sepoltura di San Dalmazzo, predicatore laico primo evangelizzatore della zona delle Alpi Marittime, della Longobardia e della Provenza, secondo la tradizione martirizzato il 5 dicembre 254 d.C.

L’attuale struttura è l’insieme di molteplici interventi che in diverse epoche hanno segnato la storia dell’Abbazia di Borgo San Dalmazzo. Un primo edificio di culto sarebbe sorto nel V secolo in un’area cimiteriale ad est della città romana (Municipium di Pedona).

Verso il VI secolo viene eretta una piccola chiesa con relativa cripta ad opera di San Valeriano di Cimiez (oggi Nizza Marittima), vescovo della zona. In epoca longobarda l’originario nucleo monastico viene ampliato e potenziato dalla regina Teodolinda verso la metà del VII secolo. Durante il periodo della cosiddetta rinascenza Liutprandea viene costruita un’aula basilicale con relativa cripta, di cui permangono notevoli resti nel basamento murario e nella decorazione in stucco ed in pietra.

In età carolingia la struttura viene ampliata per dare possibilità alle folle dei pellegrini che giungono anche da paesi lontani, di poter sostare e pregare sul sepolcro contenente le reliquie di San Dalmazzo.

Un documento del IX secolo, l’Additio Moccensis, conferma la descrizione della costruzione come luogo di culto composto da due strutture: una chiesa ed una sottostante cripta.

La chiesa longobarda viene distrutta dai Saraceni intorno al 906 d.C. e le reliquie del Santo (che i Saraceni non profanano ed anzi permettono ai cristiani di visitare pagando un tributo) vengono trasportate in salvo con un colpo di mano, da Audace, Vescovo di Asti Quargnento.

Dopo la distruzione Saracena i monaci benedettini ricostruiscono la grande chiesa a cinque navate con tre absidi e ingrandiscono la cripta originaria sotto il presbiterio.

L’attuale chiesa romanica risale all’XI secolo. Epoca della ricostruzione. Testimonianza importante è la splendida facciata romanica, riportata alla luce nel 1982. Ancor oggi si può vedere che la facciata era suddivisa in cinque specchiature e scandita da un coronamento di archetti rampanti a livello della copertura, del quale si colgono tuttora l’andamento ed i residui elementi iN cotto.

Il portale era probabilmente sagomato da due colonne leggermente incassate rispetto al filo delle pareti, sormontate da capitelli ( conservati al Museo Civico di Cuneo) in pietra verde del RoIa che reggevano l’arco a tutto sesto e l’architrave. Sull’asse del grande portale erano impiantate una grande croce latina incassata di metri 2,62 x 1.60 con l’affresco di un Cristo crocifisso (del crocifisso sono ancora visibili avambracci e mani destra e sinistra, lievi tracce dell’aureola e della carnagione, i piedi divaricati e qualche stilla di sangue); una bifora (dove oggi si vede il rosone centrale) e superiormente una finestra a croce greca. Le navate laterali della chiesa possedevano ognuna una monofora strombata.

Successive trasformazioni della chiesa culminano nel 1703 quando il vescovo Mons. Isnardi del Castello conferisce un ornamentazione baroccheggiante alla struttura muraria, facendo sopraelevare la facciata romanica con un fastigio, riducendo la chiesa a tre navate e ricavando dalle navate esterne le cappelle laterali attualmente esistenti. Le volte vengono impreziosite da cornicioni, da ricchi stucchi dorati e da rifiniture in finto marmo.

 Le reliquie di San Dalmazzo conservate prima nella cripta medioevale poi nella cappella Angioina, vengono sistemate nel 1672 nella cappella absidale sopraelevata sul coro, dove si trovano ancor oggi.

Durante la Rivoluzione Francese la chiesa venne profanata ed adibita a caserma e deposito per circa quattro anni (1793 – 1797) subendo notevoli danni alle strutture.

Nel 1835 vengono effettuati altri interventi alle navate e nel 1837 vengono scolpite le bellissime porte in legno di noce dell’ingresso, tuttora presenti. Nel 1862 si restaura ed alza il campanile che, per necessità di intervento, subisce una successiva ricostruzione nel 1903 quando, su progetto dell’Ing. Cesare Arnaud di Cuneo, viene modificato in stile neogotico ed ulteriormente innalzato. Nel 1952 si realizzano interventi di un primo recupero dell’antica cripta, ma é negli ultimissimi anni che inizia un grande lavoro di studio, progettazione e restauro dell’intera struttura con l’intento di recuperarne il notevole patrimonio artistico- culturale facendola ritornare allo splendore medioevale.

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Da Bordighera (IM), Liguria
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