I rastrelli confinari di Genova

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Il RASTRELLO confinario fra Camporosso, appartenente alla Repubblica genovese, e Dolceacqua, capitale dell’omonimo Marchesato (dalla fine del XVII secolo; prima solo Signoria) stato vassallo prima di Genova e poi del Piemonte, costituisce, nonostante sia ridotto ad un rudere, l’ultimo reperto di questi baluardi militari che servivano sia come posti di frontiera che di controllo sul sistema viario in occasione sia di guerre che di operazioni di polizia, criminale e sanitaria.

Nell’immagine si vede solo la parte in muratura destinata all’alloggiamento di un plotone armato e alla sede degli ufficiali comandanti (talora vi era collegato un piccolissimo carcere destinato ad ospitare per il tempo strettamente necessario le persone fermate in quanto sospette).
Dal punto di vista strategico l’edificio era integrato da una serie di ostacoli, compresi “cavalli di frisia” e “palizzate mobili” alle quali i viandanti dovevano fermarsi per i controlli di rito.
In casi estremi le forze militari di servizio al RASTRELLO potevano essere raddoppiate e dotate di qualche pezzo di artiglieria: e ciò specialmente in occasione di periodi di crisi, d’aperta lotta al banditismo organizzato e, naturalmente, nei tempi non rari di conflitti militari.

I Rastrelli sin dalla PESTE del XVI sec., e potenziati nel XVII con l’impianto – in luoghi vicini e strategici – di Compagnie scelte di coscritti dei borghi per guardare il traffico, restano non solo esempio di un certo modo di gestire finanze, quarantene e Sanità, ma provano, come si evince da lettere ufficiali dei governi di Genova, Francia, Piemonte e Marchesato, durante la peste del ‘600, che il male epidemico (come era accaduto nel 1348) se fosse entrato nell’ estremo Ponente Ligure (cosa che poi non avvenne) sarebbe giunto pei tragitti di val Nervia, risalendo dal mare o scendendo dal Piemonte.

Il contagio sarebbe però potuto giungere anche da diramazioni trasversali: alcuni malati, in marcia dal Nizzardo, furon arrestati al RASTRELLO dei Balzi Rossi

e rinchiusi in annesse casermette o più facilmente spediti per la “quarantena” al vicino LAZZARETTO.

Altri  riuscirono a fuggire pei passi dello Strafforco e la via di Airole sin al Convento di Dolceacqua, ove eran attesi dai fucili delle guardie dei Rastrelli mentre altri pervennero fin nei siti di Apricale e Perinaldo…

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da Cultura-Barocca

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Da Bordighera (IM), Liguria
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