Ventimiglia (IM) e la “fine di una Piazzaforte”

Veduta parziale dello stato attuale delle rovine di Forte S. Paolo di Ventimiglia (IM), citato nell'articolo

Veduta parziale dello stato attuale delle rovine di Forte S. Paolo di Ventimiglia (IM), citato nell’articolo

Caduto Bonaparte, gli accordi del Congresso di Vienna soppressero la Repubblica di Genova.
Dopo una laboriosa quanto cruda annessione, cui particolarmente i Genovesi, memori dell’antica gloria, si opposero, il Sovrano Sabaudo Carlo Felice impose la sua mano dura sulla Liguria anche ammodernando i regolamenti militari fatti stendere ai primi del ‘700 dal governo di Genova.
Non si possono tacere alcune iniziative positive quanto ormai necessarie come la restaurazione e il potenziamento della Strada della Cornice che, occorre ribadirlo, nacque comunque da un progetto, incompiuto come altri per le tante belliche contingenze, dalla napoleonica volontà di dare alla Liguria una strada litoranea che ne congiungesse tutte le località: un’infrastruttura che mancava oramai dai tempi dell’Impero di Roma.
Ventimiglia perse così la sua valenza di “città di frontiera” in rapporto all’erezione della “Grande Liguria delle 8 Province” assimilata allo Stato Sabaudo.
Anche se per poco sarebbe perdurata questa situazione, atteso che, per gli accordi tra Napoleone III e Vittorio Emanuele II in previsione della II Guerra di Indipendenza, l’assetto territoriale della Liguria sarebbe ancora una volta mutato;  sino ad obbligare  il Governo di Vittorio Emanuele II a rivedere la condizione dei confini tra Italia e Francia: soprattutto la postazione di Ventimiglia come città di frontiera ma in relazione ad un Paese amico contro cui non erigere più grosse barriere militari permanenti.
Napoleone III, in qualche maniera divenuto “ago della bilancia politica europea”, nel frattempo poteva affermare in una sua orazione (Discorso pronunziato all’apertura della sessione legislativa – 4 febbrario 1861) con palesato orgoglio la frase “Queste provincie [Savoia e Contea di Nizza] sono ora irrevocabilmente unite alla Francia”.
Anche se a rigor di logica e in funzione degli accordi pregressi, l’armistizio di Napoleone III con l’Impero Austriaco e soprattutto la Pace di Villafranca erano suonati per tanti patrioti come un mancato rispetto – più per ragioni politico-diplomatiche ed anche personalistiche che in nome delle addotte pretese umanitarie a pro della pace – delle promesse fatte agli Italiani sì da poter rimettere in discussione la “Questione di Nizza e della Savoia”.
Si legge ancora di “Ventimiglia quale comando di fortezza di frontiera” entro il testo militare (1883), dettante dell’Ordinamento dell’Esercito e a sua volta parte fondamentale delle Nozioni sulle Leggi e sugli Ordinamenti Organici dell’Esercito Italiano.
Ma proprio dal 1883, a ratifica degli accordi Franco Sabaudi della II Guerra d’Indipendenza Italiana, le cose sarebbero ufficialmente mutate, dato il nuovo assetto degli Stati: “dopo la cessione di Nizza e dei territori affini, con regio decreto del luglio 1883 [comportante] la cessazione di ruolo di piazzaforte [sì che] Forte San Paolo [sarebbe stato ] demolito e la Ridotta dell’Annunziata declassata a Caserma con successivi lavori di modifica”.

da Cultura-Barocca

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Da Bordighera (IM), Liguria
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