Il Ghetto a Genova: cenni

La Repubblica di Genova, in tempi poco posteriore alla promulgazione dell’EDITTO DEI SOVRANI DI CASTIGLIA del 1492, che sancì, al termine di una LUNGA CONTROVERSIA RELIGIOSO-POLITICA, la tristemente famosa ESPULSIONE DEGLI EBREI dalla penisola iberica, aprì le sue porte ad un certo numero di esuli sefarditi (in ebraico Sepharad vuol dire Spagna) noti per la loro ricchezza ed abilità commerciale.
La Signoria genovese permise ai primi trecento ebrei giunti in nave, nel 1493, da Barcellona di insediarsi in un quartiere comprendente la zona di vico del Campo, vico Untoria e piazzetta Fregoso.
“Non e’ mio intento ricostruire qui, sia pure per sommi capi, le vicende della vita degli ebrei in Genova [annotò R. Pacifici in un suo importante saggio sulla comunità ebraica di Genova a partire dal XVII secolo]. Del resto, una delineazione storica di questo genere e’ stata gia’ fatta (M. Staglieno, Degli ebrei in Genova, in “Giornale ligustico di archeologia, storia e belle arti” , vol.3 (1876)) ed uno studio più completo e definitivo richiederebbe ricerche e materiali storici, l’elaborazione dei quali si estenderebbe di gran lunga oltre i limiti che ho disponibili nel presente opuscolo. Per lo scopo che qui mi sono prefisso, ritengo invece sufficiente fornire alcune notizie sulla vita e l’organizzazione interna della comunità di Genova intorno ai secoli XVII-XVIII, e cioè nell’epoca in cui risulta che si venne a costituire stabilmente un nucleo ebraico in questa città.
Queste notizie sono desunte da varie fonti, ma soprattutto da due grossi registri che si conservano nell’archivio della comunità di Genova e che si riferiscono agli atti di questa comunità e ai verbali di sedute durante tutto il secolo XVIII. Una considerazione d’indole generale che si puo’ fare scorrendo questi verbali, è che appunto nel periodo su accennato si cerca, da parte dei capi della comunità, di dare un assetto stabile alla medesima, sia avvalendosi delle concessioni fatte dalla repubblica, sia attraverso vari provvedimenti di ordine interno. Questa constatazione coincide perfettamente coi dati storici in nostro possesso, perché se è vero che notizie su ebrei a Genova risalgono all’epoca di Teodorico, questo dato storico e gli altri sporadici sino alla fine del secolo XV, non ci permettono di affermare che a Genova vivesse un nucleo ebraico stabilmente organizzato.
Solo con l’afflusso di ebrei che si ebbe a registrare anche a Genova dopo l’espulsione dalla Spagna nel 1492, si può dire che si inizi un nuovo periodo nella comunità genovese, ed è infatti da questo momento che si fanno più frequenti le notizie sugli ebrei e si accenna ad un magistrato per gli ebrei. D’altra parte, le vicende di costoro in questa città subiscono tali alternative di ammissioni ed espulsioni, di concessioni e relative revoche da parte della repubblica – influenzata spesso dagli interessi delle autorità ecclesiastiche – che per tutto il ‘500 e fino a meta’ del ‘600, non si può parlare di una comunità ebraica propriamente detta. Quando però nel 1648 si costituì a Genova il portofranco per tutte le merci e per tutte le nazioni, il governo vi comprese anche gli ebrei, disponendosi ad alcune concessioni verso i medesimi, come più tardi venne stabilito attraverso la pubblicazione di speciali capitoli che furono stipulati a metà del 1658 e che comprendono le condizioni per la residenza degli ebrei in Genova, condizioni che furono fissate tra i deputati ai negozi di san Giorgio, i collegi della repubblica e due rappresentanti della nazione ebraica, nelle persone di Abram Da Costa di Leone a Aronne De Tovar (Staglieno, op. cit., pag. 399).
Son questi, per quanto ci consta, i primi capitoli completi emanati dal governo della repubblica e che provvedono a regolare ordinatamente il soggiorno degli ebrei nel territorio della medesima. In questi capitoli si stabilisce, tra l’altro, che gli ebrei godranno della protezione del governo, dovranno riunirsi in un quartiere speciale o ghetto, ove sarà anche la loro sinagoga, potranno inoltre acquistare un campo ad uso di cimitero e pagheranno annualmente un testatico, anziché nella misura di otto reali, come per l’addietro, in quella di uno scudo d’oro. L’osservanza di queste e delle altre disposizioni è affidata a due senatori, detti eccellentissimi di palazzo, che saranno chiamati protettori degli ebrei , e che, come si vedrà, dovranno invigilare sull’andamento della comunità ebraica.
I capitoli avrebbero avuto la validità di dieci anni e sarebbero stati prorogabili, salvo che il governo avesse creduto di diffidarli cinque anni prima della scadenza. I capitoli avrebbero dovuto andare in vigore col primo gennaio 1659, ma in effetti questo non avvenne che al 13 marzo successivo perchè, date le solite influenze dell’autorità ecclesiastica, e soprattutto della romana inquisizione, furono apportati ai capitoli certi emendamenti, senza dei quali la Santa Sede non avrebbe data la sua approvazione.
Fu così che circa il 1660 si provvide anche alla assegnazione di un ghetto, nella contrada del campo, presso le case dei Vachero, sul territorio della parrocchia di S. Agnese. E’ questo il primo ghetto di cui si abbia notizia a Genova, ma che doveva essere alquanto limitato, se già nel 1662, epoca in cui gli ebrei ascendevano a soli 200 individui, alcuni tra gli ebrei stessi dovevano domiciliarsi fuori del ghetto, col consenso delle autorità. A questo riguardo si deve subito notare che sebbene più tardi, e precisamente verso il 1674, il ghetto fosse trasferito nelle case attigue alla piazza dei tessitori, vicino a S. Agostino, la questione non fu neppure così risolta e, come confermano i cronisti del tempo, un vero ghetto, grande e spazioso ove raccogliere tutti gli ebrei, non si ebbe mai a Genova, e la questione ghetto costituì sempre una questione aperta ed insoluta.
Nel 1669 scadevano i capitoli e vi furono vivaci discussioni nei consigli del governo e nella città, se rinnovarli o meno. A queste discussioni sembra non fossero estranee anche le lotte che, per ragioni di concorrenza, si facevano in città contro gli ebrei, e poiché agli occhi dei migliori appariva chiaro che nessun appunto si poteva fondatamente muovere contro di essi, si decise di conceder loro un avvocato che ne difendesse i diritti, e fu scelto il magnifico cancelliere Felice Tassorello. Così il buon senso prevalse e con un pò di ritardo rispetto alla scadenza dei capitoli, nel settembre del 1674, la signoria deliberava di concedere agli ebrei un nuovo permesso di soggiorno per dieci anni. Ma sembra che i cambiamenti fatti ai capitoli e l’aumento della tassa del testatico, aggravassero le condizioni degli ebrei al punto che molti di essi spontaneamente abbandonarono la città e questo fatto non restò senza influenza sulla futura composizione numerica della comunità ebraica che anche per tutto il secolo XVIII dovette raramente superare i 100 individui.
Un piccolo nucleo dovette tuttavia rimanere e sebbene, per queste particolari condizioni, spesso convenisse alla repubblica fare agli ebrei concessioni individuali, tuttavia nel 1700 e nel 1710 si ha notizia di nuove pubblicazioni di capitoli e intorno allo stesso periodo, precisamente nel 1707, gli ebrei provvidero all’apertura di una sinagoga nelle vicinanze della Malapaga.

da Cultura-Barocca

Informazioni su adrianomaini

Da Bordighera (IM), Liguria
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2 risposte a Il Ghetto a Genova: cenni

  1. fivereflections ha detto:

    your essay is something new to my eyes, because i have not studied the history of these times, albeit, you write very well, and must have a very intellectual background in doing so.

    i enjoy reading your posts – thank you for sharing and being a friend.

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