Hortus Larvarum – di Gabriele D’Annunzio

Ella piange da ieri il suo defunto
amore. Al fine, o giusta morte, è sola!
Ed ella piega il suo volto consunto,
senza parola.

Sta la parola nel suo cor profondo.
(Nessuno scioglierà quel dolor muto.)
Il suono de la sua voce nel mondo
è sconosciuto.

E piega ella il suo volto doloroso
e piange ella ne l’anima immortale
il suo defunto amore. Oh luminoso
il funerale!

Da ieri son tutti i miei sogni accesi
come torce, d’innanzi a le sue porte;
però che troppo lungamente attesi
io questa morte.

Se il mio potere occulto al fin la induce
a sollevare il volto sibillino,
ella pensa: – Che è mai questa luce?
Forse il mattino? –

A quando a quando pe ’l gran vento rotte
le fiamme attingono i veroni foschi;
ed ella pensa: – Chi mai ne la notte
incendia i boschi? –

(Tutti arderei, Citera, i tuoi felici
boschi di mirti, sol per rallegrarla!)
Ella pensa, temendo i malefici:
– Chi è che parla? –

Udendo nel suo cor la voce oscura
che vi trasfonde la fatal mia brama,
ella pensa con sùbita paura:
– Chi è che chiama? –

E surge; e viene su la soglia. Cede
il pallor de la morte al suo pallore.
Fuor de la nera tunica il suo piede
è come un fiore.

Come un fiore scolpito ne l’istessa
pietra di quella soglia resta immoto.
Ma in vano ella ripugna. Ella è promessa
al letto ignoto.

Lei trarrà da la soglia il mio potere
occulto, come il turbo svelle un giglio.
Per la sua guancia è pronto un origliere
tutto vermiglio.

Ed ella incederà tra i luminari
meravigliosi, per giardini immensi.
Quasi alata, verrà senza calzari
sopra gli incensi.

Salirà l’alta scala, entrerà sola
ne l’alta stanza, andrà verso il mio letto
come verso una tomba. E sola, e sola
al mio conspetto,

sola come nessuna creatura
al mondo mai fu sola (dentro i neri
occhi ella avrà la sua favola oscura,
tutti i misteri),

attenderà silenziosamente
il fato. – Non sei tu, divina, l’urna
del Silenzio? La tua bocca è un’algente
rosa notturna.

Io non trarrò da la tua bocca mai
una parola un gemito un sospiro.
Ma questa notte al men tu mi darai
il tuo respiro.

Il mio letto è una tomba, o taciturna.
Tutto è profondo nel profondo impero
del sogno. Apriti al fine, o tu che l’urna
sei del Mistero!

Gabriele D’Annunzio

Informazioni su adrianomaini

Da Bordighera (IM), Liguria
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Una risposta a Hortus Larvarum – di Gabriele D’Annunzio

  1. ombreflessuose ha detto:

    Ammiro in silenzio…
    Grazie Adriano
    Buona giornata
    Mistral

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