Il ferimento del comandante “Leo”

Uno scorcio di Bordighera (IM) e zona: sullo sfondo montagne, Cima Longoira e Gramondo, che fanno parte della frontiera naturale con la Francia

Uno scorcio di Bordighera (IM) e zona: sullo sfondo montagne, Cima Longoira e Gramondo, che fanno parte della frontiera naturale con la Francia

Nell’agosto del 1944 gli alleati sbarcarono a St. Raphael vicino a Marsiglia.
A sbarco consolidato, l’avanzata alleata si divise su due direttrici, la prima verso Marsiglia, composta principalmente dall’Armée d’Afrique francese; la seconda verso la Costa Azzurra e il confine italiano.
Sulla riva destra del Var, prima di entrare in Nizza, l’avanzata si arrestò non per opposizione delle forze tedesche ma per scelta del comando alleato. La resistenza francese della Costa Azzurra insorse spontaneamente, quasi costringendo gli alleati a liberare Nizza e a proseguire fino a Mentone, che venne liberata ai primi di settembre 1944 riportando i confini all’anteguerra.

A Gattières, sopra Nizza, fu installata una scuola per l’addestramento di sabotatori, alla quale parteciparono diversi partigiani italiani; a Mentone vennero installate delle piccionaie di colombi viaggiatori che venivano impiegati nelle operazioni di spionaggio oltre le linee.
Le “agenzie” di intelligence alleate (francesi, inglesi e americane) iniziarono a lavorare più in concorrenza fra loro che in collaborazione.
Il nostro CLN assisteva con timore a queste azioni in “concorrenza”, perché mettevano in pericolo tutta l’organizzazione.

Come quando a Vallecrosia, successe il tragico episodio di Irene e “Leo” (Stefano Carabalona).
Nello svolgersi di una operazione di spionaggio, gli agenti “Leo” e “Rosina” (Luciano Mannini) vennero inviati con documenti e soldi a Vallecrosia, punto di sbarco organizzato dal CLN.

Il m.llo Reiter fece accompagnare da due agenti in borghese la staffetta lrene da “Leo” e “Rosina”, che erano a Vallecrosia ad aspettare il suo ritomo.

“Leo” restò gravemente ferito come pure i due agenti.
“Leo” e “Rosina” fuggirono per vie diverse eludendo anche il successivo rastrellamento tedesco. “Leo” trovò rifugio nella clinica Moro sulla via Romana a Vallecrosia, dove venne medicato ma non ricoverato.
Il partigiano Lotti, probabilmente avvisato da Rosina o non so come, avvisò il nostro CLN di Bordighera che “un agente americano” era stato ferito e si trovava alla clinica Moro.
Insieme a Renzo Biancheri “U Longu”, prelevammo “Leo” dalla Clinica Moro e lo portammo all’ospedale di Bordighera. Riuscimmo a ricoverarlo con un tragico stratagemma.
Per i ricoveri con ferita i medici dovevano dichiarare se la ferita era stata causata da scheggia di bomba o da colpo d’arma da fuoco. All’ospedale “Leo” venne curato da due medici che conoscevo bene, il dr. Giribaldi e il dr. Gabetti, e assistito dalla caposala, infermiera Eva Pasini.
Il dr. Gabetti mi disse che difficilmente “Leo” sarebbe sopravvissuto e che quindi conveniva ricoverarlo come “ferito da colpo d’arma da fuoco” e non rischiare la vita quando la polizia fascista avesse preso conoscenza del referto. Così fu fatto: “Leo” fu ricoverato e gli vennero prestate le prime cure…

Renzo Rossi in GRUPPO SBARCHI VALLECROSIA, di Giuseppe Mac Fiorucci

Informazioni su adrianomaini

Da Bordighera (IM), Liguria
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