Varaldo o del giallo italiano

Pur essendo un accanito lettore di romanzi polizieschi, il nome del ventimigliese Alessandro Varaldo mi era sempre un po’ sfuggito, nonostante il fatto che pubblicazioni locali ne facessero spesso cenno e che un lungomare della città ligure di confine da anni ne riportasse il nome.

Forse tenevo più da conto altri autori italiani degli anni ’30, di cui percepivo, come poi riscontrato in autorevoli commentatori, le grandi potenzialità inesorabilmente tarpate dalle forbici censorie fasciste.

Eppure Varaldo fu espressamente incaricato dal fondatore della storica collana, che doveva ubbidire alle direttive schizoidi di quel regime tese ad alternare in un certo numero pubblicazioni nostrane a quelle straniere, di stendere il primo romanzo giallo italiano. Schizoidi perché – e mi spiace rovinare eventualmente la sorpresa a qualcuno – gli assassini, ad esempio fondamentale, dovevano essere invariabilmente stranieri.

Nel dopoguerra i lettori faticarono sia a trovare che ad appassionarsi per le opere dei pochi autori italiani di genere. Ruppe alquanto il ghiaccio Scerbanenco, che venne subito, credo, dimenticato.

Oggi, a mio avviso, il mercato sforna sin troppi libercoli che sembrano videogames in carta stampata, forse conseguenza imitativa del difficile successo ottenuto dagli specialisti italiani che infine un po’ di attenzione hanno ottenuto, scrivendo opere degne, spesso – ironia della sorte! – ambientate negli anni bui del fascismo, e contribuendo a creare un vero e proprio giallo sociale italiano.

Anche queste righe sono, da parte mia, una sorta di appunti, in parte ripresi da precedenti post, come per sottolineare che in modo più organico prima o poi dovrò decidermi a dare libero sfogo al mio entusiasmo per tanti autori nostrani di questo settore.

Sì, perché lo spunto per accingermi a scrivere quanto sopra me lo ha fornito la riedizione di qualche anno fa’ – in occasione del 135° anniversario della nascita di Alessandro Varaldo – di una trilogia di suoi romanzi storici, quanto meno interessanti per la ricostruzione di vicende e luoghi.
Nella prefazione viene ricordato, altresì, come venisse restaurato a cura di Bartolomeo Durante il “Fondo Varaldo” conservato nella storica Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia, la quale a sua volta meriterebbe diversi capitoli a parte.
E a parte merita, credo, ora che ne so di più, parlare ancora di Varaldo, che fu anche drammaturgo e fondatore e presidente, prima di essere sostituito da un gerarca fascista, della SIAE.

Informazioni su adrianomaini

Da Bordighera (IM), Liguria
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2 risposte a Varaldo o del giallo italiano

  1. ombreflessuose ha detto:

    Caro Adriano, quanti come Varaldo sono nel dimenticatoio più assoluto
    Mentre oggi, autori vuoti e ripetitivi con idee scontate e senza immaginazione “spopolano” nel web
    e altrove
    Mi piacerebbe un tuo pensiero su Carlo Lucarelli autore tra l’altro anche del Commissario De Luca
    Grazie mille
    Bacioni
    Mistral

  2. adrianomaini ha detto:

    Con il primo De Luca, quello del romanzo con i partigiani, ho scoperto Lucarelli, di cui ho letto in seguito quasi tutto. Continuo a trovare in lui una migliore vena di romanziere storico.
    Un abbraccio!
    Adriano

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