Nel marzo 1969 l’OCIC sconfessò il premio a Teorema

Pier Paolo Pasolini doveva proiettare il suo film Teorema alla Mostra [del Cinema di Venezia, del 1968] e rifiutò, inizialmente, di unirsi al boicottaggio e aveva tutta l’intenzione di mandare il suo lavoro alla Mostra. Si mostrò infatti contrario dello scopo del boicottaggio e alla contestazione stessa. Pasolini venne criticato per la sua decisione, ma egli spiegò che la sua non era una scelta «contro le posizioni e il tipo di lotta degli studenti […] e nemmeno una scelta contro il PCI […] La mia scelta è contro il fascismo di sinistra […] un nuovo conformismo […] rifugio di moralisti finti giovani e di giovani borghesi pieni insieme di un profondo senso di colpa e di un’aggressiva coscienza dei propri diritti». <257 Pasolini, membro dell’ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici), venne espulso dall’associazione insieme con Bernardo Bertolucci e Liliana Cavani per la decisione di mandare il proprio film alla Mostra. Pasolini di nuovo si dichiarò contrario al boicottaggio, dicendo che l’impedimento della proiezione dei film era una violenza agli autori, «una forma di terrorismo». <258 Il 21 agosto, però, uscì una nuova dichiarazione di Pasolini che diceva di essersi unito al boicottaggio e alla lotta che l’ANAC combatteva. È difficile capire i motivi dietro un cambio di atteggiamento così drammatico e repentino, comunque Moscati suggerisce che fu una decisione non facile per il regista, che probabilmente era sotto pressione dell’ANAC per non stare dalla parte del “potere”. <259 Nonostante il nuovo desiderio del regista di non presentare Teorema alla Mostra, il suo produttore lo mandò in tempo per la sua proiezione. Da quel momento in poi, Pasolini fu accettato come il capo della contestazione alla Mostra di Venezia.
Teorema
Il film Teorema di Pasolini fu proiettato il 4 settembre in mezzo al caos della contestazione. Pasolini continuò a mettere in rilievo la sua nuova opposizione alla proiezione del suo film, e tale sentimento veniva ripreso dalla stampa. L’Avanti! pubblicò che Pasolini «ha stamane ribadito la ferma intenzione di rinunciare alla proiezione del film, invitando gli amici a non seguire la medesima e a non parlare della sua “creatura”, ritenendo tale proiezione come una patente violazione dell’autonomia e della volontà di ogni autore “schiacciato” dalla logica del quattrino». <260 Tuttavia, il film fu mandato dal produttore e proiettato, e Laura Betti vinse la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, anche se il film fu accolto con ambiguità dai critici.
Teorema è un film ambiguo perché è pieno di toni marxisti, freudiani, pagani ma anche cattolici.
Il film però è molto complesso e presenta anche delle ideologie contraddittorie come quella del marxismo e quella del cattolicesimo, con riferimenti ai culti antichi nella figura dello “straniero” dionisiaco. Quando uscì, i critici dei diversi partiti politici trovarono vari significati in Teorema. Paolo Pillitteri, per esempio, in un articolo pubblicato su l’Avanti!, si concentrò sugli aspetti favorevoli all’ideologia socialista, come il «tema attuale» della crisi della borghesia. <262 Scrisse inoltre che Pasolini presenta «un’ideologia che recupera, insieme col marxismo, i dati fondamentali di un cristianesimo puro, dove la «grazia» può risolvere i nodi complessi della realtà». Il film dimostrerebbe quindi, secondo Pillitteri, che tramite il marxismo si può raggiungere la grazia.
Il Popolo pubblicò un articolo molto positivo di Paolo Valmarana, che affermava prima di tutto che il lavoro e la ricerca di Pasolini «meritano da ogni parte stima e rispetto». <263 A differenza dall’articolo dell’Avanti!, Valmarana preferì concentrarsi sugli aspetti cattolici di Teorema, discutendo il significato religioso della fine del film in cui il padre cammina nel deserto: «Ma allora che significa quella disperata invocazione del padre nel deserto se non la ricerca del trascendente e quindi della salvezza? E come può quella ricerca della trascendenza non risolversi nella sua conquista e quindi nella salvezza stessa?» Mentre il critico attribuì l’erotismo del film quasi a un tormento psicologico sofferto dal regista, in quanto il film dimostra l’«impossibile convivenza in Pasolini di costanti erotiche, qui espresse sovente in chiave feticista».
Il Tempo invece pubblicò una critica in cui Gian Luigi Rondi scrisse che il film «non arriva a convincerci». <264 Non accettò la premessa religiosa del film e scrisse che l’ospite «ha ben poco a che vedere con un Dio teologico […] è il frutto di una ricerca ancora confusa». Il film contiene «errori gravi» e il critico mise in discussione «l’accettabilità dei suoi principi morali ed estetici».
Come abbiamo visto con gli altri film dal dopoguerra in poi, la recensione di Teorema è di nuovo filtrata attraverso l’ideologia dei vari critici. L’unica sorpresa forse è che Il Popolo prese una posizione così favorevole a un film che mette insieme il cattolicesimo, il marxismo e l’erotismo. Però in questo periodo di contestazione, i partiti e le ideologie non erano così distinte. Infatti, sia il cattolicesimo che il marxismo furono in qualche modo parte di un’ideologia basata sui valori di solidarietà, dell’azione collettiva e della lotta contro l’ingiustizia sociale che fu alla base della contestazione. <265 Inoltre, come detto sopra, la DC volle imporsi sulla componente cattolica della contestazione, e questo può aiutare a spiegare la posizione aperta al film di Pasolini, la figura più prominente della contestazione alla Mostra di Venezia e un autore che non aveva mai abbandonato le radici cattoliche come fondamentali per l’identità culturale italiana ma anche come forma d’ispirazione assoluta come dichiara Pasolini stesso all’inizio de La ricotta: “Non è difficile prevedere per questo mio racconto dei giudizi interessati, ambigui, scandalizzati. Ebbe, io voglio qui dichiarare che, comunque si prenda ‘La ricotta’, la Storia della Passione […] è per me la più grande che sia mai accaduta, e i testi che la raccontano i più sublimi che siano mai stati scritti” <266.
La polemica più grande avvenne dentro il mondo della Chiesa Cattolica quando Teorema venne premiato dall’OCIC, l’ufficio cattolico internazionale del cinema. Una nota pubblicata dal presidente dell’organizzazione, Marc Gervais, spiega la motivazione di tale premio: «Più di ogni altro film presentato a questo festival, quest’opera, impregnata dell’inquietante ambiguità che caratterizza in modo straziante la nostra epoca, mette a confronto con intensa sincerità e una forza drammatica coinvolgente una certa società borghese contemporanea vista nei suoi aspetti più miseri, con un’esperienza che può essere qualificata religiosa». <267 Altri non interpretarono il film nello stesso modo, e Claudio Sorgi dell’Osservatore Romano (organo del Vaticano) attaccò l’assegnazione del premio. Tale premio ebbe lo scopo di promuovere «l’opera presso il pubblico per i suoi valori religiosi e morali». <268 Per Sorgi, la presenza nel film dell’erotismo e dell’ideologia marxista lo rende inadatto a un pubblico cattolico: «gli elementi positivi sono spesso fortemente resi ambigui dalle incertezze ideologiche e dalle insistite scene erotiche, che in un vasto pubblico possono ingenerare un’equivoca confusione tra religione, eros e ideologia marxista». Di conseguenza, il 14 settembre l’Osservatore Romano pubblicò il suo giudizio sulla moralità del film, dicendo che fu «escluso» per tutti. <269 Dopo, per ordine della Procura di Roma, Teorema venne sequestrato. Anche il papa Paolo VI riferì della sua disapprovazione per la premiazione del film durante il suo discorso del 18 settembre sull’«approvazione di film inammissibili». <270 Nel marzo 1969 l’OCIC sconfessò il premio a Teorema, presumibilmente a causa delle pressioni dal Vaticano.
Il film di Pasolini, pieno di ambiguità e idee contraddittorie, riuscì a dividere i critici.
[…] La fine delle proiezioni significò anche la fine di un’epoca per la Mostra e la fine della direzione di Luigi Chiarini. La Mostra non sarebbe più stata uguale dopo la contestazione, dopo la quale non furono assegnati premi ai film per più di un decennio fino al 1980. La nascita della Mostra sotto il fascismo, per tanti anni dimenticata, ritornò nel 1968 come ragione fondamentale della contestazione. «Il Festival di Venezia è stato creato 36 anni fa, nel contesto dell’Italia fascista. Gli anni passano, il festival rimane, le sue strutture sono sempre le stesse; la sua funzione di mercato culturale, nel sistema dell’industria culturale capitalista, non si è modificato. Il dominio del capitale si mantiene, a Venezia, con la sua polizia e la sua burocrazia […] Il Festival è entrato in uno stato di crisi permanente» – così scrisse Georges Lapassade in un documento rilasciato dopo l’espulsione a opera delle forze di polizia di un’assemblea di giornalisti dalla Sala Volpi. <271
257 Pasolini citato in Moscati 1995, p.68.
258 Ivi p.107.
259 Ivi p.109.
260 Paolo Pillitteri, “La visitazione di un giovane in una famiglia borghese”, Avanti!, 6 settembre 1968, p.5.
262 Paolo Pillitteri, “La visitazione di un giovane in una famiglia borghese”, Avanti!, 6 settembre 1968, p.5.
263 Paolo Valmarana, “Contraddizioni di Pasolini nel suo film Teorema”, Il Popolo, 6 settembre 1968, p.5
264 Gian Luigi Rondi, “L’apologo moderno di Teorema scivola dal paradosso al grottesco”, Il Tempo, 6 settembre 1968, p.7
265 Ginsborg 1990, p.301.
266 “La ricotta”, episodio dal film Ro.Go. Pa.G.(1962), con Orson Welles.
267 Marc Gervais, “Motivazione dell’assegnazione del Premio OCIC a Teorema”, citato in Moscati 1995, p.173.
268 Citato in Moscati 1995, p.126.
269 Ivi
270 Il testo del discoro di Paolo VI a Castel Gandolfo fu pubblicato sull’Osservatore Romano 18 settembre 1968, titolo “Precisi moniti del Santo Padre contro tendenze non conformi all’autorità ed alla disciplina della Chiesa”, citato in Moscati 1995, p.128.
271 Georges Lapassade, ASAC, Fondo Storico, Serie Cinema, CM 34/6, 1968, “varie”. Citato in Triolo 2011, p.257-258.

Lauren Amelia Jones, Il CINEMA E LE IDEOLOGIE POLITICHE ALLA MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA, A Thesis submitted to the Faculty of the Graduate School of Arts and Sciences of Georgetown University in partial fulfillment of the requirements for the degree of Master of Arts in Italian Studies, Washington, DC, 20 aprile 2015

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Pensionato di Bordighera (IM)
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