Mastino Del Rio difese l’attacco di Via Rasella

  1. Introduzione
    Giorgio Maoro Mastino Del Rio nacque a Ballao, piccolo paese del Gerrei, il 3 gennaio 1899 <1, da Francesco e Maria Giuseppa Del Rio <2. La sua famiglia non era originaria del paese, la madre era di Silanus ed il padre di Cuglieri. Ultimo di cinque tra fratelli e sorelle <3, nacque a Ballao quasi per caso, la famiglia si era trasferita nel piccolo centro agropastorale solo da pochi anni, per via del lavoro del padre che si occupava, in qualità di tecnico, della costruzione delle strade.
    Avviato fin da giovanissimo agli studi giuridici, a soli ventuno anni si laureò in Giurisprudenza all’Università di Cagliari. Durante gli anni universitari, che lo videro dividersi tra Cagliari e Ballao, conobbe Maria Capra, che divenne sua moglie nel 1923 <4. I due novelli sposi si trasferiscono immediatamente a Roma, dove Giorgio Mastino iniziò la carriera forense; appena ventiduenne fu l’avvocato di parte civile nel processo contro le Guardie Regie che a Modena avevano compiuto una strage, sparando contro dei manifestanti di piazza.
    L’ambiente politico romano lo affascinò ben presto avvicinandolo alla politica e nel 1924 fu candidato nelle fila del Partito Popolare Italiano <5, accanto ad Antonio Segni <6 e a Palmerio Delitala (1876-1947) <7.
  2. L’Italia e il ventennio fascista
    Mentre l’Italia si avviava verso il ventennio fascista, Mastino, diventato avvocato di grido, fondava insieme ad altri colleghi il Comitato Forense di Agitazione <8, un organismo composto da numerosi avvocati che operavano in clandestinità contro il regime di Mussolini, organizzando boicottaggi e assumendo patrocini gratuiti.
    All’interno di questo organismo, la maggior parte dei cui componenti erano incalzati da mandati d’arresto, si trovavano rappresentati alcuni partiti politici e Mastino rappresentava la Democrazia Cristiana <9.
    Mastino mal sopportava il governo fascista e ben presto cominciò, attraverso il Comitato Forense di Agitazione, la sua opera in chiave antifascista.
    Dopo il settembre 1943 divenne uno degli animatori della Resistenza romana <10, impegnato su due fronti, sia nella Commissione Sindacale per lo studio del patto d’unità tra comunisti e socialisti, sia nel gruppo d’azione capeggiato da Emilio Lussu (1890-1979) e animato, tra gli altri, da Pilo Albertelli <11 e Vincenzo Toschi <12. Il gruppo gestiva le comunicazioni radio con gli alleati, un deposito di armi e organizzò alcuni attentati.
    Giorgio Mastino <13 aveva conosciuto Emilio Lussu durante il periodo universitario, tra il 1919 e il 1920, quando Lussu era tornato in Sardegna dopo la Prima Guerra Mondiale. Nel corso degli anni si trovarono spesso in contrapposizione per questioni politiche, ma non venne mai meno la stima e il reciproco rispetto e fiducia. Nel periodo della Resistenza in più di un’occasione Lussu mise la sua vita e quella di sua moglie Joyce <14 nelle mani dell’avvocato ballaese.
    […] Entrambi facevano parte del Comitato di Liberazione Nazionale, organo che nacque proprio all’indomani della dichiarazione di Armistizio di Badoglio, costituito dai rappresentanti dei diversi partiti che avversavano il fascismo. Mastino era uno dei rappresentanti della Democrazia Cristiana e Lussu vi rappresentava il Partito d’Azione <16.
    Durante la Resistenza molti patrioti avevano cambiato nome, casa e abitudini, ma Lussu non cedette: anche se era una delle personalità politiche più ricercate d’Europa usciva di casa senza paura di essere riconosciuto. Continuò imperterrito a organizzare convegni e a distribuire armi <17, rimanendo per tutti il professor Michele Raimondi, accademico dell’Università di Roma.
    Le attività di Mastino riguardavano la pianificazione degli attentati e il reperimento delle munizioni. L’avvocato era convinto del fatto che con i tedeschi bisognasse utilizzare la forza <18. A marzo del 1944 la sicurezza di Lussu vacillò, tutte le iniziative del gruppo sembravano senza seguito. Da alcuni mesi si organizzavano attività eversive a Roma, in Lazio e in Abruzzo. Lussu, Mastino, i due fratelli Furio <19 e Aventino Lauri <20 e altri stavano pianificando una azione armata a Torrita Tiberina <21.
    Un altro sardo, il tenente Federico De Pau si era infiltrato oltre le retrovie tedesche e per giorni non diede notizie di sé. Solo dopo settimane, il messaggio diffuso da Radio Londra, avvertì i compagni che era arrivato sano e salvo, portando a termine la missione e consegnando i documenti segreti che gli erano stati affidati <22.
    Tutto il lavoro fu in parte vanificato dall’errore di un pilota che lanciò i materiali richiesti troppo vicino a un campo militare tedesco, ma parte delle munizioni fu comunque recuperata dallo stesso Mastino Del Rio accompagnato da Toschi, dal suo attendente Mario Speranza, da tre studenti (uno figlio di Speranza e gli altri due nipoti di Toschi), dall’aviere Martini, che fungeva da radiotelegrafista, da due contadini della zona (Carlo e Antonio Chiocchini, padre e figlio) e, infine, dal medico Giorgio Andreoni, che si era unito al gruppo per prestare soccorso medico in caso di cattivo atterraggio dei paracadutisti alleati.
    L’attentato doveva essere compiuto con l’aiuto di un non meglio identificato Domenico P., esperto della zona e di esplosivi. Si dovevano utilizzare settanta chili di tritolo, che Lauri aveva precedentemente recuperato. In casa dell’avvocato si formavano gli uomini, con un ex colonello dei Guastatori che illustrava ai componenti della squadra come conservare e utilizzare l’esplosivo. Tutto era pronto per l’azione, quando all’improvviso Domenico P. scomparve. Quasi contemporaneamente il figlio maggiore di Mastino Del Rio, Francesco, venne arrestato nel Convento di San Paolo dalla Banda Koch <23 e poi tradotto nel reclusorio politico di Castel Franco d’Emilia <24 dopo due settimane di detenzione a Regina Coeli <25.
    Dal quel momento, Mastino si aspettava di essere arrestato da un giorno all’altro e la sua casa, che aveva fino a quel momento rappresentato un posto sicuro dove riunirsi, non fu più visitata neanche dai compagni della Commissione Sindacale per lo studio di unità tra comunisti e socialisti, della quale facevano parte Achille Grandi, Giovanni Gronchi, Giulio Pastore, Ezio Vanoni, Giuseppe Di Vittorio e Bruno Buozzi <26.
    Lo stesso Lussu evitava di fare visita all’avvocato e alla sua famiglia, più per timore di ritorsioni su questi ultimi che per sé stesso <27. Prima dell’arresto di Francesco spesso vi trascorreva anche la notte, soprattutto quando si organizzavano azioni militari. Addirittura, Lussu vi soggiornava per lunghi periodi, tanto che in casa era stata approntata una camera solo per lui <28.
  3. Da via Tasso a via Rasella
    I cupi presagi si concretizzarono il 12 marzo 1944, in una giornata fredda e piovosa, quando Mastino subì l’irruzione in casa di una squadra di SS comandata da Erik Priebke <29. Entrarono tre tedeschi, un uomo in borghese e un uomo molto alto che imbracciava un mitra. L’uomo in borghese chiese subito all’avvocato notizie riguardanti alcuni esplosivi. Mastino negò, i tedeschi insistevano, lo minacciavano e alla fine lo portarono via sotto gli occhi della moglie Marie e dei figli Emilio e Maria Luisa <30. In un primo momento, sembrò che i tedeschi volessero portare via l’intera famiglia e l’avvocato per un attimo pensò di strappare l’arma a uno dei tedeschi tentando il tutto per tutto. Secondo la testimonianza della figlia Maria Luisa, subito dopo l’arresto del padre la famiglia Mastino pensò di avvisare gli amici della Resistenza, ma quello che fu poi indicato come Erik Priebke tornò nell’appartamento e mise fuori uso il telefono <31. La mattina dopo Maria Capra <32 chiamò i compagni di lotta da un telefono pubblico per informarli dell’arresto del marito Giorgio, che era stato portato in via Tasso. Una volta arrivato cominciarono l’interrogatorio e le angherie, l’avvocato venne picchiato selvaggiamente, ma non tradì i suoi compagni.
    Gli fu mostrato Domenico P. con il volto talmente tumefatto da renderlo quasi irriconoscibile. Mastino inizialmente negò di conoscerlo, poi lo ammise, dichiarando di averlo incontrato nel suo studio a causa di un problema legale che lo stesso Domenico P. aveva con i suoi operai e fornitori. Kurt Schultz <33, uno dei tedeschi, continuava a picchiarlo cercando di piegare Mastino, che continuava imperterrito a dichiararsi innocente. A un certo punto gli aguzzini gli mostrarono delle fotografie, una delle quali ritraeva Lussu. Visto che non ottenevano le informazioni che cercavano, i tedeschi minacciarono di fucilarlo dopo un paio di giorni.
    Dopo il terribile interrogatorio e una nuova perquisizione venne mandato nella cella numero cinque, dove già alloggiavano alcuni prigionieri. I soldati lo buttarono nel pavimento e a quel punto i compagni di sventura lo accudirono per quel che poterono considerando le sue condizioni. Secondo la testimonianza scritta lasciata da Manlio Gelsomini, rinvenuta nel capotto di questo sfortunato martire delle Fosse Ardeatine, l’avvocato al suo arrivo in cella «era completamente scassato», perdeva sangue dalle orecchie, dalla bocca e dalla testa e le mani erano ridotte in una poltiglia sanguinolenta. Secondo Maria Luisa Mastino Del Rio, il padre fu torturato da dodici uomini, con pugni, calci, fruste e un pugno di ferro. L’avvocato riuscì a sopravvivere, ma soffrì di dolori per tutto il resto della sua vita <34.
    3.1 I compagni della cella “numero cinque”
    I suoi compagni di cella erano: Ornello Leonardi <35, un ragazzo arrestato lo stesso giorno dell’avvocato a causa della denuncia di una spia; Vincenzo Cicconi, un italo-francese disertore e in attesa di corte marziale; Pasquale Cocco, sardo, originario di Sedilo, sergente dell’Aeronautica, rinchiuso in via Tasso perché, pur di evitare di andare al nord con i repubblichini del battaglione G.M. Angioy, si tagliò le vene <36; Alvino, un maresciallo paracadutista che dopo l’otto settembre era tornato a casa, vicino a Avellino, dove aveva iniziato a dedicarsi a quelli che definiva pacifici traffici ma fu arrestato dai tedeschi perché sospettato di connivenza con i partigiani; Orlando Orlandi Posti <37, un giovane partigiano che faceva parte di una squadra del Partito d’Azione operante nel quartiere di Monte Sacro a Roma, arrestato durante un rastrellamento, la cui posizione peggiorò perché a casa sua, dopo una perquisizione, venne trovata una pistola; Manlio Gelsomini, medico chirurgo, arrestato con il colonnello Cordero Lanza di Montezemolo, uno dei più importanti animatori della lotta antifascista, comandante del Fronte Militare Clandestino della Resistenza <38, e con il generale di brigata Dardaro Fenulli <39. Furono tutti arrestati per delazione di Alberto Pistolini, una spia che si guadagnava da vivere facendo catturare gli antifascisti e che per l’arresto di Montezemolo e degli altri aveva ricevuto un milione di lire <40.
    Gli uomini che occupavano la cella numero cinque rappresentavano tutti i movimenti politici presenti in Italia: Mastino Del Rio la Democrazia Cristiana, Leonardi e Gelsomini (che era anche massone) il Partito Comunista, Orlandi Posti il Partito d’Azione.
    3.2 La scarcerazione
    Il mattino del 21 marzo, mentre conversava con i suoi compagni di cella su cosa sarebbe accaduto in Italia dopo la liberazione, l’avvocato venne convocato nell’ufficio dove era stato interrogato e torturato il giovedì precedente. Lì scoprì che Domenico P., che aveva fatto il suo nome dopo essere stato torturato, aveva ritrattato all’ultimo minuto, prima di essere giustiziato, sostenendo l’innocenza dell’avvocato. Mastino era incredulo, non credeva ai tedeschi che invece nel pomeriggio lo liberarono, dopo avergli fatto firmare l’ennesima dichiarazione. Ebbe solo il tempo di intravedere per l’ultima volta Ornello, che in quel momento stava pulendo alcuni gradini di una scala e di salutare velocemente gli altri che erano in cella. Gelsomini, Lallo, Alvino e Cocco lo aiutarono a vestirsi e a prendere le sue poche cose. Fu quella l’ultima volte che vide i suoi compagni di prigionia, poiché sarebbero morti quasi tutti, pochi giorni dopo, nell’eccidio delle Fosse Ardeatine.
    Difatti, si salvarono soltanto Cicconi e Alvino. Il primo, dopo essere stato condannato a morte dal tribunale tedesco, riuscì a evadere da Regina Coeli e il 3 giugno si rifugiò proprio a casa di Mastino. Il secondo, destinato ai lavori forzati, riuscì egualmente a scappare.
    Dopo essere stato liberato, Mastino incontrò Lussu nella casa di Geremia Luconi, Lussu si sincerò delle condizioni di salute dell’avvocato e lo ringraziò per non averlo tradito, cosa di cui si diceva profondamente certo. Lussu, di cui solo l’avvocato conosceva il nascondiglio e l’identità, testimonierà di non aver voluto cambiare indirizzo, perché sicuro che «Giorgio non avrebbe parlato, se l’avesse fatto avrei preferito morire anche io». Lo stesso Lussu, dopo la fine della guerra durante uno dei suoi viaggi in Sardegna, si sarebbe recato nella casa di Mastino Del Rio a Ballao, per rassicurare i parenti sulla salute dell’avvocato.
    3.3 L’attentato di Via Rasella
    L’attacco di via Rasella scatenò diverse polemiche in alcuni settori della Resistenza italiana. Giorgio Mastino Del Rio era favorevole alla soluzione armata e difese l’azione di guerra che era stata organizzata il 23 marzo 1944, considerandola non un atto di inutile violenza compiuto dai partigiani “rossi”, ma un’importante attacco strategico che ebbe un suo peso nella lotta di liberazione, perché costrinse l’Alto Comando tedesco a deviare da Roma il transito delle colonne di truppe e di rifornimento.
    Il piano originario prevedeva l’attacco in via delle Quattro Fontane, ma all’ultimo momento si decise di far esplodere la carica di tritolo in via Rasella, davanti al palazzo Tittoni. Nell’esplosione e nella successiva sparatoria morirono quarantadue tedeschi del primo battaglione del reggimento Polizei SS Bozen. L’attacco di via Rasella era stato deciso dal comando dei GAP centrali, in sostituzione dell’attacco previsto per quel giorno alla sede tedesca di via Tasso per liberare i prigionieri della Gestapo. Dopo un sopralluogo, vista l’impossibilità di portare avanti questo piano a causa del sistema difensivo tedesco, si era deciso di predisporre un attacco a una colonna militare germanica <41.
    Dopo l’azione di via Rasella il comando tedesco vietò alle sue truppe di circolare a Roma con munizioni e mezzi, ma iniziarono le rappresaglie e il giorno dopo fu compiuto l’eccidio delle Fosse ardeatine <42, dove furono trucidate trecentotrentacinque persone, tra cui nove sardi <43. […]
    [NOTE]
    1 Cfr. COMUNE DI BALLAO, Atto di nascita n. 1, anno 1899, parte I. Nel presente atto il nome indicato per esteso è Mastino Giorgio Maoro.
    2 La famiglia Del Rio aveva tra i suoi componenti Giorgio Maria Del Rio, nato a Silanus il 20 luglio 1865. A diciassette anni entrò nel seminario di Alghero, proseguì gli studi in quello di Sassari e nel 1888 venne ordinato presbitero. L’anno successivo si laureò in teologia e iniziò la sua carriera accademica come professore di diritto canonico, fino al 1906 quando venne nominato Vescovo di Gerace, in Calabria, dove vi è ancora un palazzo che porta il nome della famiglia Nieddu-Del Rio. Nel 1920 tornò in Sardegna presso la diocesi di Arborea, dove rimase fino al 1938, anno della sua morte.
    3 Gesumino, Antonietta, Costantina, Antonio e Giorgio.
    4 Cfr. COMUNE DI CAGLIARI, Atto di matrimonio n. 200/I, anno 1923. Il matrimonio fu celebrato il 30 luglio 1923.
    5 Il Partito Popolare Italiano, fondato nel 1919 e sciolto nel 1926, ha rappresentato, malgrado la sua breve esperienza un momento di aggregazione politica organizzata dei cattolici, ispirato direttamente dalle idee sturziane. Per ulteriori approfondimenti, cfr. GABRIELE LA ROSA, Il Partito popolare italiano, Laterza, Bari 1969; GERLANDO LENTINI, Il Partito Popolare italiano 1919-1926. Il fatto più grande della storia italiana dopo il Risorgimento, Fede & Cultura, Verona 2009; LUIGI STURZO, Il Partito popolare, Zanichelli, Bologna 1956. Inoltre cfr. MARIO CASELLA, Azione cattolica e partito popolare italiano (1919-1926), Congedo, Galatina (Lecce) 2014.
    6 Antonio Segni nacque a Sassari il 2 febbraio 1891; fu quarto presidente della Repubblica e per due volte Presidente del Consiglio dei ministri nel biennio 1955-57 e 1959-60. Il 7 agosto 1964, durante una riunione cui parteciparono Giuseppe Saragat e Aldo Moro, Segni fu colpito da trombosi cerebrale. Ne seguì l’accertamento della condizione d’impedimento temporaneo ma, pur trattandosi di grave malattia, non si arrivò mai alla dichiarazione di impedimento permanente che avrebbe comportato una nuova elezione. La situazione si risolse con le dimissioni volontarie di Segni. In quanto ex Presidente della Repubblica fu nominato senatore a vita e morì a Roma nel 1972.
    7 Su questa figura di democristiano, cfr. LUCA LECIS, La DC in Sardegna, 1943-1949, Guerini e Associati, Milano 2012, p. 43.
    8 Cfr. GIORGIO GIANNINI, La resistenza non armata all’occupazione nazista in Italia e in Europa, in «I Quaderni», n. 1, 2010, p. 17, www.pacedifesa.org (15 giugno 2013).
    9 La Democrazia Cristiana è stato un partito politico italiano di ispirazione democratico-cristiana e moderata, fondato nel 1942 e attivo sino al 1994. La DC è sempre stata il primo partito alle consultazioni politiche nazionali con la sola eccezione delle elezioni europee del 1984. Simbolo del partito era uno scudo al cui interno vi era una croce latina, sull’elemento orizzontale della quale vi era la scritta Libertas. Dopo il forzato scioglimento del Partito Popolare Italiano da parte del fascismo il 5 novembre 1926, i suoi esponenti mantennero la rete di rapporti e relazioni grazie al faticoso lavoro di collegamento di don Luigi Sturzo, che dall’esilio mantenne viva l’esperienza di impegno politico del disciolto partito. Nel settembre 1942 i fondatori del futuro partito iniziarono a incontrarsi clandestinamente nell’abitazione di Giorgio Enrico Falck, noto imprenditore milanese. Il partito appena costituito fu clandestino fino al 25 luglio 1943. A partire dallo stesso anno le forze democratiche organizzarono nelle zone occupate dalle truppe nazi-fasciste il movimento di Resistenza. Il movimento cattolico mantenne la propria presenza di sostegno ai perseguitati e alla popolazione. Tutti i partiti del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) crearono una propria forza militare. La Democrazia Cristiana costituì un suo corpo di brigate partigiane, meno ideologizzate rispetto alle forze del Partito Comunista e del Partito d’Azione.
    10 Sulla Resistenza è disponibile una vasta produzione bibliografica. In questa sede si segnalano i seguenti contributi: RENATO PERRONE CAPANO, La Resistenza in Roma, 2 voll., Macchiaroli, Napoli 1963; ENZO PISCITELLI, Storia della Resistenza romana, Laterza, Bari 1965; ENZO COLLOTTI, RENATO SANDRI, FREDIANO SESSI (a cura di) Dizionario della Resistenza, voll. 1-2, Einaudi, Torino 2000-2006; ROBERTO BATTAGLIA, Storia della Resistenza italiana (8 settembre 1943- 25 aprile 1945), Einaudi, Torino 1955; GIORGIO BOCCA, Storia dell’Italia partigiana. Settembre 1943- maggio 1945, Laterza, Bari 1966; CESARE DE SIMONE, Roma città prigioniera. I 271 giorni dell’occupazione nazista (8 settembre ’43 – 4 giugno ’44), Mursia, Milano 1994; ID., La resistenza romana, mito o realtà?, in MARIO AVAGLIANO, (a cura), Roma alla macchia, personaggi e vicende della Resistenza, Avagliano Editore, Cava dei Tirreni 1997; ANTONIO PARISELLA (a cura di), Roma e Lazio 1930-1950. Guida per le ricerche: fascismo, antifascismo, guerra, resistenza, dopoguerra, Franco Angeli, Milano 1994.
    11 Pilo Albertelli nacque nel 1907 a Parma. Laureato in storia e filosofia, fu libero docente all’Università di Roma e durante il fascismo fu condannato a tre anni di vigilanza speciale per attività sovversive. Nel periodo della Resistenza fu comandante di tutte le squadre che facevano capo al Partito d’Azione. Arrestato dai fascisti nel 1944, fu torturato e infine giustiziato alle Fosse Ardeatine. Due anni dopo gli fu conferita la medaglia d’oro alla memoria. Per un suo profilo, cfr. FRANCO BUGLIARI, Un eroe della Resistenza: Pilo Albertelli, discorso commemorativo pronunciato in Roma nell’Aula Magna del liceo Giulio Cesare il 23 marzo 1946; GIULIO BUTTICI, Pilo Albertelli, in I caduti della scuola, Tipografia Centenari, Roma 1945; Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, vol. I, A-C, La Pietra, Milano 1968, pp. 24-25, alla voce Albertelli, Pilo; PARTITO D’AZIONE (a cura di), Pilo Albertelli, L’Arciere, Roma 1945; ALFIERI VITTORIO, Pilo Albertelli, filosofo e martire delle Fosse Ardeatine, Spes Edizioni 1984.
    12 Vincenzo Toschi era un militare che, subito dopo l’armistizio, si era dato alla macchia per non servire i tedeschi. Nel corso della Resistenza fu comandante delle squadre dei “Sette Comuni” nel Lazio.
    13 Assumerà anche il cognome della madre subito dopo la guerra.
    14 Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti (1912-1998), nota con lo pseudonimo di Joyce, era nata in una facoltosa e nobile famiglia. Scrittrice, partigiana e poetessa italiana, medaglia d’argento al valor militare, capitano nelle brigate Giustizia e Libertà fu la seconda moglie di Emilio Lussu, che incontrò nel 1938 e con cui avrebbe diviso la vita fino alla morte di lui, condividendone l’esilio e la lotta antifascista.
    15 Badoglio annunciò l’armistizio l’8 settembre 1943. Questo il comunicato dell’agenzia Stefani: «Il capo del governo, maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio, questa sera alle 19.45 ha fatto alla radio la seguente comunicazione: “Il governo italiano riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate angloamericane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”».
    16 Il Partito d’Azione fu ricostituito il 4 giugno 1942 nella casa di Federico Comandini a Roma. Di orientamento radicale, repubblicano, socialista liberale e socialdemocratico, ebbe vita breve e si sciolse cinque anni dopo. I suoi membri furono chiamati azionisti e il suo organo ufficiale era «L’Italia libera». Il Partito d’Azione nacque dall’incontro tra Giustizia e Libertà, il movimento liberalsocialista di Guido Calogero e Aldo Capitini, nonché da alcune personalità liberali e di sinistra come Federico Comandini, Ferruccio Parri e Ugo La Malfa. Dopo la caduta di Mussolini e l’invasione nazista dell’Italia, i membri del Partito d’Azione organizzarono bande partigiane e parteciparono alla Resistenza con le Brigate Giustizia e Libertà. Il Pd’A fu uno dei sei partiti del Comitato di Liberazione Nazionale. Dopo la fusione di Giustizia e Libertà e Partito d’Azione, Lussu, diventato uno dei leader della nuova formazione politica, partecipò alla Resistenza a Roma, mantenendo comunque stretti rapporti con il Partito Sardo d’Azione. Come esponente di punta dell’ala socialista del partito guidò lo scontro contro la corrente liberaldemocratica di Ugo La Malfa, in un conflitto che fu la causa della scomparsa del Partito d’Azione. Il tormentato rapporto di Lussu con la dirigenza moderata e conservatrice del partito sardo post-bellico sfociò nel 1948 in una rottura con la corrente lussiana che fondò un nuovo partito, il Partito Sardo d’Azione Socialista. Per maggiori approfondimenti sul Partito d’Azione, cfr. GIOVANNI DE LUNA, Storia del Partito d’Azione, Utet, Torino 2006; Le origini del Partito d’Azione (1929-1943), FIAP- Istituto di Studi Ugo La Malfa, Roma 1985; EMILIO LUSSU, Storia del Partito d’Azione e gli altri, Mursia, Milano 1968.
    17 Lo stesso Mastino Del Rio gliene aveva procurate attraverso un altro sardo, Ernesto Todde.
    18 Anche nel caso dell’attacco militare di via Rasella, che aveva suscitato tante polemiche sulla sua opportunità, egli si dichiarò favorevole alla lotta armata contro i nazi-fascisti. Cfr. Intervista ad Antonio Lai, nipote di Giorgio Mastino Del Rio, Cagliari, 25 giugno 2013.
    19 Furio Lauri nacque nel 1918 e la sua passione per il volo lo portò in occasione della Grande Guerra a partecipare a varie azioni militari nel Mediterraneo. Fu insignito della medaglia d’oro al valor militare, ma nel 1943 il suo aereo fu abbattuto. Nel periodo dell’Armistizio si trovava in Italia, dove partecipò attivamente alla Resistenza. Morì a Roma nel 2002. Cfr. www.anpi.it (3 novembre 2013).
    20 Anche il giovane fratello di Furio Lauri, Aventino, militava nella squadra di cui faceva parte Giorgio Mastino del Rio. Morì tragicamente dopo la liberazione della capitale, a causa di un proiettile della mitraglietta che stava usando per un’esercitazione.
    21 Vincenzo Toschi aveva già predisposto un piano dopo aver fatto un sopraluogo, scegliendo un campo di atterraggio e preparando uomini, armi ed esplosivi.
    22 I documenti in questione erano planimetrie, nomi di ufficiali inglesi di collegamento, elenco delle armi richieste e altri.
    23 La banda Koch prende il nome da Pietro Koch (1918 – 1945), un militare e ufficiale della polizia politica italiana. Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale fu a capo di un reparto speciale di polizia della Repubblica Sociale Italiana, che operò principalmente a Roma macchiandosi di numerosi crimini. La banda decimò le file degli antifascisti di Roma, tra i quali 23 esponenti del Partito d’Azione, di cui 21 furono fucilati alle Fosse Ardeatine. Sempre la squadra Koch, la notte tra il 3 e il 4 febbraio, coordinò l’assalto dei suoi uomini al convento annesso alla Basilica di S. Paolo, che portò all’arresto di 67 persone fra ebrei, renitenti alla leva, ex-funzionari di polizia e militari di rango dell’ex Regio Esercito che vi avevano trovato rifugio. Tra gli arrestati anche Francesco Mastino del Rio. Sulla Banda Kock cfr. il contributo di MASSIMILIANO GRINER, La «Banda Koch». Il reparto speciale di polizia 1943-44, Bollati
    Boringhieri, Torino 2000.
    24 Il ragazzo appena diciottenne riuscì a scappare e a tornare a piedi, in un’Italia sconquassata dalla guerra, fino a Roma. Dopo la guerra si sposò con Ada Rocchi, ma la sua vita finì tragicamente a causa di un’incidente domestico nella casa di famiglia di via Parioli.
    25 Cfr. EDGARDA FERRI, Uno dei tanti, Orlando Orlandi Posti. Una storia mai raccontata, Mondadori, Milano 2009, p. 155.
    26 Bruno Buozzi, dirigente sindacale socialista, venne ucciso dai nazisti nella strage de La Storta, poco fuori Roma, il 4 giugno 1944, mentre gli Alleati liberavano la capitale, insieme ad altri 12 compagni, in gran parte socialisti, tra cui lo xilografo Luigi Castellani. Sulla figura di Buozzi, cfr. GABRIELE MAMMARELLA, Bruno Buozzi (1881-1944). Una storia operaia di lotte, conquiste e sacrifici, Ediesse, Roma 2014; ALDO FORBICE (a cura di), Sindacato e riformismo. Bruno Buozzi scritti e discorsi (1910-1944), Franco Angeli, Milano 1994. Sulla strage de La Storta e per un profilo biografico di Castellani, cfr. MARTINO CONTU, Luigi Castellani. Vita di uno xilografo, impiegato del Ministero dell’Interno, martire de “La Storta”, Centro Studi SEA, Villacidro 2009.
    27 GIORGIO MASTINO DEL RIO, Ho invocato un morto, ricordi di via Tasso, Edizioni FM, Roma 1963, p. 21.
    28 Intervista a Maria Luisa Mastino Del Rio, Roma, 4 dicembre 2013.
    29 MASTINO DEL RIO, Ho invocato un morto, cit., p. 22.
    30 I figli di Mastino, Emilio e Maria Luisa, avevano, all’epoca dei fatti, quindici e tredici anni.
    31 ALBERTO MELIS, Io accuso Erik Priebke, in «L’Unione Sarda», Pagina Cultura, 28 maggio 1996.
    32 Anche la moglie dell’avvocato faceva parte della Resistenza, il suo nome in codice era Margherita, spesso faceva da staffetta da Roma a Torrita Tiberina, trasportando armi o documenti occultati in alcuni mazzi di fiori.
    33 Kurt Schultz, diretto subalterno di Herbert Kappler, si rese irreperibile dopo la guerra, di lui si persero le tracce e non fu mai processato.
    34 Intervista a Maria Luisa Mastino Del Rio, cit.
    35 Su questa figura di martire, cfr. GEORGES DE CANINO, Come un soffio di primavera, articolo pubblicato il 26 marzo 2012, http://www.romaebraica.it/come-un-soffio-di-primavera/ (15 giugno 2014); SERGIO LEONARDI, «Lui tornava molto tardi dalle sue azioni», Ornello Leonardi, un giovane barista ucciso alle Fosse Ardeatine. Intervista di Lucrezia Lo Bianco, corredata da testimonianze processuali, a cura di Antonio Parisella, in GIUSEPPE MAGAVERO, ANTONIO PARISELLA (a cura di), Memorie di quartiere. Frammenti di storia di guerra e di Resistenza nell’Appio Latino e Tuscolano 1943-1944, Edilazio, Roma 2007, pp. 233-245.
    36 MARTINO CONTU, I martiri sardi delle Fosse Arteatine. Militari, AM&D, Cagliari 1999, p. 58.
    37 Su Orlando Orlandi Posti si veda FERRI, Uno dei tanti, Orlando Orlandi Posti. Una storia mai raccontata, cit.; ORLANDO ORLANDI POSTI, Roma ’44. Le lettere dal carcere di via Tasso di un martire delle Fosse Ardeatine, con nota editoriale di Loretta Veri, Donzelli, Roma 2004.
    38 Per approfondimenti sulla figura del colonnello Cordero di Montezemolo si veda MARIO AVAGLIANO, Il partigiano Montezemolo. Storia del capo della resistenza militare nell’Italia occupata, Dalai Editore, Milano 2012.
    39 Entrambi i militari furono trucidati alle fosse Ardeatine; alla loro memoria fu assegnata la medaglia d’oro al valore militare. Notizie sul generale Dardano Fenulli si trovano in OTELLO MONTANARI, ANTONINO ZAMBONELLI, Gen. Dardano Fenulli (R.E. 1889 Fosse Ardeatine 1944). Biografia e testimonianze, Amministrazione comunale, Reggio Emilia 1978.
    40 MASTINO DEL RIO, Ho invocato un morto, cit., p. 51.
    41 Parteciparono all’azione oltre a Mario Fiorentini, che ne era il regista, Rosario Bentivegna, studente in medicina, Carla Capponi, studentessa, Raul Falcioni, Fernando Vitagliano, Pasquale Balsamo, Francesco Curreli, Guglielmo Blasi, Carlo Salinari, Silvio Serra e Franco Calamandrei.
    42 Per approfondimenti sull’argomento cfr. ATTILIO ASCARELLI, Le Fosse Ardeatine, Palombi, Roma 1944 e le successive edizioni aggiornate e ampliate (Canesi, Roma 1965; Silva e Ciarrapico, Roma 1974; ANFIM, Roma 1984, 1989, 1992, 1997, 2001); MARTINO CONTU, MARIANO CINGOLANI, CECILIA TASCA, I Martiri Ardeatini. Carte inedite 1944-1945. In onore di Attilio Ascarelli a 50 anni dalla scomparsa, AM&D, Cagliari 2012 (quest’ultimo volume contiene le schede biografiche dei 335 martiri delle Fosse Ardeatine, con i relativi riferimenti bibliografici); MARTINO CONTU, MARIANO CINGOLANI, CECILIA TASCA, I verbali inediti di identificazione dei Martiri Ardeatini 1944-1947, AM&D, Cagliari 2012; ALESSANDRO PORTELLI, L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Donzelli Editore, Roma 1999; ROBERT KATZ, Morte a Roma. Il massacro delle Fosse Ardeatine, Il Saggiatore, Milano 2004.
    43 Si tratta di quattro militari, Pasqualino Cocco di Sedilo, sergente pilota dell’Aeronautica, Candido Manca di Dolianova e Gerardo Sergi di Portoscuso, brigadieri dell’Arma dei Carabinieri, medaglie d’oro al Valore Militare, e Agostino Napoleone di Cagliari, Sottotenente di Vascello della Marina Militare, medaglia d’argento al Valore Militare. Gli altri cinque sono civili: Salvatore Canalis di Tula, insegnante di greco e latino, militante azionista; Gavino De Lunas di Padria, ufficiale postelegrafonico e cantante, simpatizzante azionista; Giuseppe Medas di Narbolia, avvocato, militante azionista; Sisinnio Mocci di Villacidro, fabbro, militante comunista; Antonio Ignazio Piras di Lotzorai, contadino. Sul tema, si vedano i seguenti contributi: MARTINO CONTU, I Martiri Sardi delle Fosse Ardeatine. I militari, AM&D, Cagliari 1999; MARTINO CONTU, MANUELA GARAU (a cura di), Pasqualino Cocco – Agostino Napoleone. Lettere e documenti inediti di due militari Martiri delle Fosse Ardeatine, Centro Studi SEA, Villacidro 2004; MARTINO CONTU, Sisinnio Mocci, un villacidrese martire delle Fosse Ardeatine, ANPPIA, Cagliari 1996; ID., Gavino De Lunas (“Rusignolu ‘e Padria”). Vita di un cantante, ufficiale postelegrafonico, martire delle Fosse Ardeatine, I ed., Centro Studi SEA, Villacidro 2005; ID., Gavino De Lunas (“Rusignolu ‘e Padria”). Vita di un cantante, ufficiale postelegrafonico, martire delle Fosse Ardeatine, II ed., (con Cd-Rom Gavinu de Lunas. Su Rusignolu ‘e Padria), Centro Studi SEA, Villacidro 2007; ID., Canalis, l’insegnante di Tula martire alle Fosse Ardeatine, in «L’Unione Sarda», 24 marzo 2011.
    Emanuela Locci (Università di Cagliari), Giorgio Mastino Del Rio: dalla resistenza romana all’attività politica nelle file della Democrazia Cristiana in Ammentu, n. 4, gennaio-giugno 2014, ISSN 2240-7596

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