Circa il finanziamento della Resistenza

Il problema del sostegno finanziario della Resistenza italiana da parte degli Alleati ha suscitato fin dalla fine del conflitto mondiale interesse come tema di discussione e di polemica politica più che come argomento di ricerca. Ricostruire la natura degli accordi di fine 1944 e i relativi impegni finanziari costituisce un momento di rilievo per valutare gli intenti degli angloamericani nei confronti delle diverse forze riunite nel movimento di liberazione, il tipo di riconoscimento nei suoi confronti, gli eventuali condizionamenti e richieste e quindi anche il grado di autonomia del movimento di liberazione italiano. Così come, ovviamente, per valutare un elemento, le risorse finanziarie, di rilievo in qualsiasi conflitto.
Da tempo sono noti gli aspetti politici degli accordi sottoscritti, mentre per quanto riguarda gli accordi finanziari non sono fino a ora stati pubblicati documenti in grado di precisare e confermare la principale fonte disponibile per la conoscenza di questa vicende, e cioè la testimonianza del principale responsabile delle operazioni di finanziamento da parte degli Alleati, Alfredo Pizzoni, presidente del Clnai e “tesoriere” o “ministro delle Finanze” del movimento di liberazione, il partigiano che probabilmente disponeva della maggiore conoscenza e dei più consolidati legami con il mondo bancario e finanziario. A parte la riproposizione di una relazione dello stesso Pizzoni, i documenti che pubblichiamo provengono dagli archivi pubblici britannici (i National Archives – Public Record Office di Kew alla periferia di Londra <1) e forniscono un autorevole avallo a quanto reso noto dallo stesso “ministro delle Finanze” della Resistenza, rivestendo a nostro parere un notevole interesse sotto il profilo delle motivazioni degli anglo-americani; perché arricchiscono di molti particolari la conoscenza di questa vicenda; infine perché permettono di confermare quanto sappiamo unicamente sulla base delle memorie di un protagonista.
[…] carte dello stesso Pizzoni. Soltanto nel 1993 sono state pubblicate le sue memorie, nelle quali egli parla di un miliardo e mezzo di lire complessivamente ottenute dal Clnai dal settembre 1943 al maggio 1945 <2.
La seconda prospettiva di interesse di queste carte nasce dalle significative novità e precisazioni che esse ci presentano a proposito delle vicende di finanziamento della Resistenza. Risulta per esempio chiaro che nella generalità dei casi i privati, industriali e banche, che parteciparono al finanziamento della Resistenza, prestarono il proprio aiuto per il trasferimento e l’anticipazione di fondi, ma alla condizione di essere poi rimborsati dagli Alleati; a loro volta, gli anglo-americani non avevano dubbi sulla necessità di finanziare l’esercito partigiano, ma intendevano recuperare, in larga parte, dal governo italiano le somme impiegate a tal fine. Il disegno complessivo era, quindi, che la Resistenza fosse finanziata dal governo del Sud, e, cioè, dagli italiani stessi.
I documenti che presentiamo – a parte il primo, dal quale è utile iniziare la lettura in quanto riassume tutta la questione, gli altri sono pubblicati in ordine cronologico – rappresentano una fonte britannica di notevole attendibilità. Si tratta infatti di documenti riservati o coperti da segreto, in ogni caso destinati soltanto a una circolazione interna. Tra quelli di maggior interesse vi è la sintesi di tutta la questione, un testo relativamente scarno, preciso, volto a riassumere la vicenda per poter procedere alla richiesta di rimborso presso il governo italiano delle somme anticipate alla Resistenza. Anche questo documento era destinato a circolare soltanto all’interno dell’amministrazione, e quindi non aveva scopi legati a eventuali lettori esterni, cosa che si nota anche perché le valutazioni sulla Resistenza italiana sono secondarie rispetto alla questione centrale.
Va anche detto che il finanziamento della Resistenza ha dato adito a polemiche fin dall’inizio da parte fascista o, potremmo dire, “anti-antifascista”, con l’intento di svalutare l’attività dei partigiani, riducendoli a soldati – “al soldo”, appunto – di quella che la stampa di regime avrebbe definito la “plutocrazia straniera”. È ovvio osservare che ogni esercito e ogni combattente hanno bisogno di risorse, e che il problema può essere ancora più drammatico per formazioni irregolari. Quello che si deve invece sicuramente indagare è l’entità dei finanziamenti e le condizioni (e gli eventuali condizionamenti) alle quali essi vengono effettuati.
Alcuni anni fa, poi, il tema è stato nuovamente ripreso in chiave polemica e semplificatoria che si commenta da sé, valutando gli accordi finanziari del 7 dicembre 1944 quali prova dello “stato d’inferiorità dell’Italia”, in pratica uno scambio fra “160 milioni di lire al mese” contro la totale subordinazione alle direttive alleate <3.
Il finanziamento della Resistenza fino al dicembre 1944
Il finanziamento della Resistenza (si veda Documento n. 8,24 luglio 1945) da parte degli Alleati può essere suddiviso in due fasi, prima e dopo l’accordo del 7 dicembre 1944. All’inizio della Resistenza, la raccolta di fondi incontrò non poche difficoltà ed ebbe carattere episodico, legato all’iniziativa di singoli; emerse poi il ruolo centrale di Alfredo Pizzoni: “Grosso modo,” egli ricorda, “le somme che il Clnai riuscì a procurasi, durante tutto il periodo della Resistenza, e cioè dal settembre 1943 alla fine di maggio 1945, ammontarono a cifre cospicue, con un totale generale di circa un miliardo e cinquecento milioni di lire” <4.
Per il primo periodo, Pizzoni (uno degli pseudonimi da lui più usati è Pietro Longhi) parla di circa otto milioni “offerti da poche grosse società e istituti finanziari” per iniziativa di Roberto Veratti, Enrico Falk e Luigi Casagrande; poi di alcuni milioni ottenuti da Parri e Valiani dagli Alleati nel corso del viaggio in Svizzera del novembre 1943, che però non rappresentarono l’avvio di un regolare finanziamento. Vi furono soprattutto 200 milioni (la maggior parte dei quali restarono al Cln piemontese, in quanto soltanto 50 furono destinati alle altre regioni del Nord <5) provenienti dallo scioglimento della IV armata italiana; invii di banconote italiane dalla Svizzera; prestiti ottenuti dal Credito italiano (il primo è di 35 milioni) e dalla Banca commerciale italiana <6, nonché altre iniziative realizzate nel 1944 <7.
Fino all’aprile 1944, secondo Carlo Musso, da parte degli anglo-americani “furono erogati circa 17 milioni di lire” che Alberto Damiani trasferiva dalla Svizzera in Italia “come contropartita alle informazioni militari da lui fornite” <8. Nel marzo 1944, i contatti presi dal Clnai con gli Alleati in Svizzera si concretizzarono in un sostegno pari a “lire 10 milioni al mese, da fornirsi in parti uguali dai britannici e dagli americani” <9.
Un ruolo centrale venne quindi svolto, racconta Pizzoni nelle sue memorie, da Giorgio Valerio della Edison, da Luigi Casagrande del Credito italiano e da Enrico Marone, presidente della Cinzano. I documenti britannici confermano il racconto. Dal telegramma inviato da Berna il 24 luglio 1944, si ricava che Valerio, introdotto da Casagrande negli ambienti alleati in Svizzera, era intenzionato ad “andare in Italia per organizzare almeno un pagamento di cento milioni di lire e probabilmente di più se necessario a favore del CLNAI contro un rimborso in lire […] non appena possibile”. Valerio chiedeva quindi di avere in Svizzera “una lettera di garanzia del rimborso delle somme erogate” e l’utilizzo di una “banca alleata” in modo da realizzare una transazione finanziaria nella quale non fossero coinvolti “neither Govemments nor politics”. In alternativa vi era la possibilità di far avere al Clnai lire già in Italia contro un pagamento in franchi svizzeri in Svizzera. Infine, Valerio chiariva che in Svizzera si chiedeva per questo tipo di transazione una percentuale di due franchi svizzeri per 100 lire e, valutando ciò un tasso alto, chiedeva qual era il tasso più alto che potesse accettare.
Poco dopo si era arrivati alla conclusione dell’accordo con Valerio. La Lloyds & National Provincial Bank Limited di Ginevra fornì a Valerio la garanzia necessaria per avere a disposizione le lire in Italia. Valerio quindi potè ottenere da industrie e banche nell’Italia occupata le somme da destinare al Clnai, sulla base delle garanzie dei Lloyds che tali somme sarebbero state rimborsate alla fine della guerra (telegramma da Berna del 3 agosto 1944 e Documento n. 2). Una volta avuta tale garanzia, “Valerio informò il suo capo, a Milano, ingegner Piero Ferrerio, presidente della Edison, di avere in mano tale documento, e Ferrerio versò subito a noi tale somma, contro ricevuta a firma mia e di Parri. In questo modo”, commenta Pizzoni, “la vecchia società milanese e il suo dirigente aggiunsero una nuova benemerenza alle altre, e grandi, che già avevano verso il movimento partigiano” <10.
Poco dopo (telegramma del 13 agosto 1944) gli inglesi comunicarono da Berna la disponibilità delle autorità americane a garantire 50 milioni di lire al mese al Clnai e un altro telegramma dello stesso giorno precisa le modalità di rilascio delle ricevute. Quanto alle modalità di pagamento, gli americani, al contrario degli inglesi, “ricorsero a metodi tecnicamente più semplici, ma che a me garbavano meno, perché comportavano operazioni di cambio, con inerente lucro, e io, che pure non ci mettevo le mani, non vedevo volentieri che comunque ci fosse guadagno, per chicchessia, e possibilità di critiche. Comunque, a seguito di operazioni compiute in Svizzera da banche locali […] mi furono a varie riprese, indirettamente, versati fondi per un totale di parecchi milioni” <11.
Nel telegramma da Berna del 30 ottobre 1944 si sostiene quindi l’opportunità di un identico contributo da parte di inglesi e americani
[…] In un documento di sintesi di Sir Herbert Brittain del 22 settembre 1945 sulla vicenda, si ricava che la somma effettivamente disposta nell’operazione che aveva coinvolto la Lloyds & National Provincial Bank era stata di 66 milioni, ai quali se ne dovevano aggiungere 112 in contanti fatti avere dall’OSS (Office of Strategie Services) in Svizzera e poi infiltrati in Italia (Documento n. 8 <12), e che era intenzione degli inglesi ottenere il rimborso da parte del governo italiano
[…] Gli accordi del 7 dicembre 1944
Il quadro muta tra novembre e gli inizi di dicembre. Così ricorda Pizzoni l’esito degli incontri con i rappresentanti del governo italiano, grazie in particolare all’appoggio ottenuto da parte di Marcello Soleri, ministro del Tesoro, e Alessandro Casati, ministro della Guerra: “In pochi giorni, ottenuta l’adesione del presidente del Consiglio dei ministri, Ivanhoe Bonomi, ebbi l’assicurazione di un finanziamento della guerra partigiana da parte del governo italiano, sulla base di 160 milioni di lire al mese, cifra da me richiesta, e fino alla fine della lotta” <13. Ma, scrive sempre Pizzoni (nel Documento n. 9 qui riprodotto), “Fui però fermato dagli Alleati che vollero loro finanziare il Movimento di Liberazione, salvo poi rivalersi sul Governo italiano e questo perché ogni attività che avesse finalità militari volevano fosse di loro esclusiva competenza”. Pizzoni fu così in grado di trattare con gli Alleati sulla base di una precisa disponibilità del governo italiano.
Le trattative culminarono quindi negli incontri tra la delegazione del Clnai formata da Maurizio, Mare e Felici – ovvero Ferruccio Parri, Gianfranco Pajetta e Alfredo Pizzoni (pur non incluso nella delegazione partì per il Sud anche Edgardo Sogno, “Franchi”) – e i responsabili militari alleati. Com’è noto, si trattò di trattative della massima importanza, a conclusione delle quali venne riconosciuto il ruolo centrale del Clnai nella lotta di liberazione e definiti gli accordi relativi agli aiuti materiali e finanziari. Gli incontri si svolsero in un momento particolarmente difficile e delicato, quando, dopo il proclama Alexander, era chiaro che gli Alleati avevano abbandonato l’idea di puntare a uno sfondamento delle linee e al crollo tedesco entro la fine dell’anno <14.
Le trattative si svolsero dunque tra i comandanti alleati da una parte (a partire dal generale Maitland Wilson, comandante supremo delle forze alleate del Mediterraneo), e Pizzoni, Parri e Pajetta dall’altra. Questi ultimi “chiedevano soprattutto che il Clnai venisse riconosciuto come l’organo coordinatore e promotore della lotta di liberazione nell’Italia ancora occupata e poi chiedevano un adeguato finanziamento che consentisse di resistere, con speranza di successo, alle minacce del nemico e alla cattiva stagione” <15.
Gli Alleati assicurarono il proprio intervento presso il governo italiano in favore del riconoscimento ufficiale del Clnai, mentre per quanto riguarda la questione del finanziamento della Resistenza, “Longhi notò come la somma di 100 milioni al mese, di cui aveva sentito parlare, fosse insufficiente: secondo lui occorrevano almeno 160 milioni per far fronte a tutte le esigenze della lotta partigiana. Il numero totale dei partigiani sotto controllo del Clnai, precisò lo stesso Longhi, ammontava a circa 90.000, mentre nelle città ve n’era un numero approssimativamente doppio, per la maggior parte però disarmato e difficile da organizzare. Quanto alle direttive d’ azione per il futuro, S ACMED [il comandante supremo alleato del teatro d’operazione del Mediterraneo] disse ch’era sua intenzione assistere al massimo i partigiani, onde permettere loro di mantenersi attivi anche durante l’inverno; tuttavia, esistendo un limite al tonnellaggio di rifornimenti che si potevano fare – limite imposto dal cattivo tempo e dall’esiguo numero di aerei disponibili -, consigliava di organizzarsi soprattutto per il momento in cui i tedeschi avrebbero lasciato la penisola” <16.
Franco Catalano sottolinea poi come, nel corso di una di queste riunioni, quella del 23 novembre, il comandante Holdsworth avesse espresso il proprio disaccordo rispetto al proclama Alexander, sottolineando invece la necessità che la guerra partigiana non subisse interruzioni. Uno dei documenti qui pubblicati, il resoconto di tale riunione, permette di precisare la circostanza (Documento n. 3).
Se fu priva di esito la discussione sul disarmo dei partigiani dopo la liberazione, nel complesso i delegati del Clnai diedero un giudizio positivo sugli incontri, ai quali seguì quindi “un’azione parallela presso il nostro governo per esortarlo a riconoscere ufficialmente il Comitato senza attendere la decisione anglo-americana” e a riconoscere il “Corpo volontari della libertà come organizzazione unitaria del movimento della resistenza armata nell’Alta Italia” <17.
Il 7 dicembre si giunse alla firma, non senza dubbi e una grande delusione: “ad un certo momomento”, avrebbe scritto Parri, “ci domandammo se convenisse firmare. Ma firmammo. Troppo grande, troppo importante, quello che avevamo ottenuto per non lasciar in seconda linea le altre considerazioni” <18. Il Cvl era stato “infatti riconosciuto, sul piano militare, come l’esecutore delle disposizioni e delle istruzioni del comandante in capo alleato, e di conseguenza acquistava una certa veste ufficiale” <19. La lettura del testo dell’accordo lascia comunque pochi dubbi in merito ai rapporti che così venivano stabiliti nei confronti dei comandi alleati. Al punto 5 erano stabilite le questioni finanziarie
[…] Come è noto, la propaganda fascista presentò l’accordo sostenendo che i 160 milioni erano il “prezzo” al quale gli antifascisti si erano “venduti allo straniero”. Intanto nasceva il secondo governo Bonomi, al quale la delegazione del Clnai propose un nuovo accordo, forse mirando a ottenere l’appoggio del governo per modificare le dure clausole imposte dagli Alleati.
Il principale documento riprodotto nelle pagine che seguono (Documento n. 1), del 14 marzo 1945, è relativo agli accordi finanziari di fine 1944 e nasce dalla necessità del servizio segreto britannico di “fare il punto” sulla situazione. Nella lettera (14 marzo 1945) di accompagnamento a questo documento top secret si legge infatti che “a causa del numero di persone recentemente coinvolte nell’oggetto indicato [C.L.N.A.I Finance], si è ritenuto consigliabile preparare una sintesi della storia del finanziamento della resistenza sotto gli auspici del Clnai fin dal suo inizio”.
Quanto riferito in questa sintesi è confermato dalla restante documentazione. Va sottolineato che l’ipotesi sulla quale si mossero anglo-americani e delegati del Clnai era che le somme fossero: a) pagate dagli Alleati alle filiali nell’Italia liberata del Credito italiano e della Banca commerciale italiana; quindi b) pagate regolarmente al Clnai dalle banche italiane (filiali nella Rsi); infine c) le somme sarebbero state rimborsate agli Alleati dal governo italiano (accordi di fine dicembre 1944: Documento n. 1). La catena dei pagamenti prevista era dunque (si tratta dell’ordine logico ma non cronologico): governo italiano – Alleati – banche italiane – Clnai (Pizzoni) – Comandi regionali – formazioni partigiane (si veda il Documento n. 4 sulle “procedure finanziarie”). Il trasferimento del denaro dalle banche di Roma a quelle di Milano avveniva non attraverso una comunicazione formale tra le banche (le lettere furono infatti lasciate in Svizzera), ma grazie alla fiducia che a Milano si nutriva per Pizzoni, “garante della legittimità e della regolarità dell’operazione stessa” <22, che quindi nuovamente, proprio in virtù dei suoi rapporti con il mondo economico milanese, seppe dirimere un problema altrimenti di non facile soluzione.
Il 14 dicembre il SOE in Italia informa il Quartier generale di Londra sugli accordi stipulati tra il SACMED e il Clnai. Aggiunge inoltre che un anticipo di 50 milioni, di cui parla Pizzoni, era stato fatto per scopi particolari attraverso le due banche milanesi
[…] E specifica come sia il SACMED sia il Clnai concordassero sulla necessità di arrivare a un accordo a tre:
7.
It is wish of SACMED repeat SACMED and delegates and ne w Italian govemment that a tripartite agreement be signed as soon as possible. This will cover all military, politicai, and financial clauses of bilateral pact. We understand from Longhi repeat Longhi that new Rome govemment have [sic] every intention assuming full and immediate responsibility for payments authorized by SACMED.
8.
Mare is remaining behind with fullpowers to nego- tiate and sign this tripartite agreement on behalf of CENAI.
Il documento affronta poi alcune questioni particolari, in primo luogo la difficoltà di far arrivare i fondi in alcune zone del paese:
9.
It will be seen from above that S.O.E. are not repeat not involved in agreements reached between SACMED and delegates. There remains thè difficulty of distributing a share of 1,000,000 repeat 1,000,000 lire to Appennines and extreme North East. It is probable that Clnai will request S.O.E. to drop funds from its own sources to these inaccessible areas. We are discussing this with Longhi and trying to find an alternative arrangement.
Infine il documento riportava i timori di Longhi/Pizzoni in merito al controllo sul sistema bancario da parte di fascisti e nazisti:
[…] La questione dell’accordo a tre era stata posta al Foreign Office (telegramma del 9 dicembre 1944) dai rappresentanti britannici a Caserta subito dopo l’accordo del 7 dicembre [1944]
[…] Pizzoni ripercorre nei dettagli la situazione piemontese, che diviene critica sotto il profilo finanziario nel gennaio 1945 e che viene risolta con un suo intervento diretto presso industriali di Torino che accettarono di anticipare i fondi <23. Una situazione che pare aver suscitato lo sconcerto anche tra gli Alleati (documento del 19 aprile 1945)
[…] Le difficoltà nei pagamenti portarono a ipotizzare di introdurre in Italia parte delle somme ricorrendo ad altri due sistemi, e cioè tramite corrieri dalla Svizzera e con lanci fatti direttamente dagli Alleati. In tal caso le somme dovevano essere dedotte dai 160 milioni previsti (telegramma del 5 febbraio 1945)
[…] Un documento top secret del 22 febbraio 1945 – estratto di lettera inviata dal Brigadier I.P. Brickman (paymaster in capo per il Mediterraneo) – chiarisce come si fosse pensato di ovviare alle difficoltà che gli Alleati pensavano Pizzoni avesse incontrato nella distribuzione delle ingenti somme (difficoltà che vengono smentite, in linea generale, con lettera del 27 febbraio 1945 indirizzata ad Alien Dullese John McCaffery, Documento n. 5). Ma soprattutto chiarisce come il governo italiano si fosse assunto l’onere del rimborso dei fondi anticipati dagli Alleati, pagando le rate mensili con puntualità, addirittura prima che gli stessi angloamericani facessero i relativi versamenti alle banche romane
[…] La situazione del Piemonte, per quanto riguarda i finanziamenti previsti per il periodo dal dicembre 1944 al marzo 1945, era stata affrontata stabilendo che il pagamento dei 240 milioni fosse fatto: a) con cambiali antidatate a prima della liberazione di Roma per 100 milioni; b) con un rimborso per complessivi 30 milioni ai gruppi industriali che in Piemonte avevano anticipato tale somma al Comitato di liberazione nazionale piemontese; c) in 110 milioni di banconote che, una volta raccolte nel Sud Italia, sarebbero state paracadutate nella regione (documento 27 febbraio 1945) <24 […]
Naturalmente il sistema del lancio (come del resto quello dell’infiltrazione) era ritenuto pericoloso e da evitare il più possibile. D’altra parte a inizio marzo 1945 si riteneva che il sistema messo in piedi da Pizzoni sostanzialmente funzionasse, con la maggiore eccezione rappresentata dal Piemonte. Così un telegramma inviato da Berna il 9 marzo 1945 precisava: “More than 90% of February 100 million has been paid out to regional commands Lombardy Veneto Liguria and Emilia with thè exception of small amount for Emilia which will be paid forthwith”.
Gli inglesi si preoccuparono anche di capire in che misura le somme arrivassero ai comandi e alle formazioni partigiane. Una relazione del Quartier Generale della Special Force N. 1., avente per oggetto la distribuzione dei fondi destinati al Clnai, del 23 marzo 1945, evidenzia anche una serie di situazioni locali
[…] Nel telegramma inviato a Washington il 17 gennaio 1945, il Foreign Office sottolinea di essere pronto a compiere i pagamenti previsti dall’accordo di dicembre in lire, ma non, come proponeva Washington, in franchi svizzeri. Il telegramma ribadisce inoltre che il finanziamento di 160 milioni era equamente diviso tra britannici e statunitensi.
Nella risposta del 2 febbraio si sostiene la volontà di portare avanti l’operazione attraverso i normali canali dell’OSS e di ritenere utile la costituzione in Svizzera di una riserva di emergenza in lire italiane, ritenendo invece poco praticabile il ritiro di forti somme in franchi svizzeri
[…] La necessità di dover paracadutare le ingenti somme ne richiedeva la raccolta in varie zone. 100 milioni vengono così rastrellati fra Tripoli (85 milioni) e II Cairo (15 milioni), secondo il telegramma cifrato del 17 marzo 1945. Per avere un’idea dei problemi legati al trasporto di una tale cifra, si consideri che si trattava di 75 scatole del peso di 6.900 libbre (pari a oltre 3 tonnellate, 3.129 kg per l’esattezza) <25. Poco dopo tale data, gli Alleati avevano raccolto la somma di 370 milioni (telegramma del 29 marzo 1945).
In aprile il Clnai chiede un aumento del contributo da 160 a 300 milioni (Documenti n. 6 e 7), a causa dell’inflazione e dell’aumento degli effettivi. La richiesta è appoggiata dal SOM Liaison Staff presso il Quartier generale alleato (6 aprile 1945)
[…] La vicenda dei finanziamenti si chiude quindi il 12 maggio, quando, completata la liberazione, si stabilisce l’interruzione dei pagamenti, così come lo stesso accordo di dicembre prevedeva <26. Si può quindi concludere con due documenti. H “secret memorandum” del War Office (firmato da A.H. Wagstaff) del 10 agosto 1945 ribadisce (si veda il Documento n. 8 del 24 luglio 1945) la convinzione che il governo italiano debba pagare tutte le somme fornite alla Resistenza, inclusi i 66 milioni anteriori all’accordo di dicembre
[NOTE]
1 The National Archives, Public Record Office (Kew, Londra), HS 6 – 786; HS 6 – 787; HS 6 – 788. Salvo diversa indicazione, tutti i documenti citati nelle pagine che seguono sono conservati in queste tre buste.
2 II finanziamento della Resistenza in una nota di A. Pizzoni, “Il Movimento di liberazione in Italia”, maggio 1953, n. 24 (testo della relazione presentata al Rotary Club). Alfredo Pizzoni, Alla guida del Clnai. Memorie per i figli, Torino, Einaudi, 1993 (p. 198 per la cifra complessiva), nuova edizione Bologna, Il Mulino, 1995, con Introduzione di Renzo De Felice. Un capitolo è dedicato a La gestione finanziaria del CLNAI. Gli scritti di Pizzoni rappresentano punti di riferimento costante su questo tema, per cui evitiamo continui rimandi. Mentre concludiamo questa introduzione viene pubblicato il volume di Tommaso Piffer, Il banchiere della Resistenza. Alfredo Pizzoni, il protagonista cancellato della guerra di liberazione, Milano, Mondadori, 2005, prima documentata e approfondita biografia del protagonista di queste vicende, che affronta anche i temi qui trattati.
3 Si veda Ernesto Galli della Loggia, “Anche l’Italia ha vinto la guerra”, in Giovanni Belardelli, Luciano Cafagna, Ernesto Galli della Loggia, Giovanni Sabbatucci (a cura di), Miti e storie dell’Italia unita, Bologna, Il Mulino, 1999, p. 153.
4 A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., p. 198.
5 Ma, riferisce Pizzoni, “in queste operazioni subimmo una grossa perdita di tre milioni e ottocentomila lire, catturati dal nemico” (Alla guida del Clnai, cit., p. 201).
6 Così nel Documento n. 9 qui di seguito pubblicato. In Alla guida del Clnai, cit., p. 205, si parla di “un primo prestito di 25 milioni, da erogarsi nella seguente forma: il Credito italiano avrebbe concesso crediti in conto corrente, per quell’ammontare, alla Società Edison e alle Acciaierie Falk; queste avrebbero firmato delle regolari ricevute per danaro che non avrebbero mai ritirato e che sarebbe stato invece versato a me, secondo le mie richieste […] Circa il rischio, io non avevo da occuparmene, ma seppi poi che venne convenuto, con un accordo tra gentiluomini, che sarebbe stato suddiviso, in caso di insolvenza del CLNAI a liberazione avvenuta, tra i vari contraenti”.
7 A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., p. 199 sg. Le fonti erano rappresentate da privati e uomini d’affari (6 milioni); dalle serie di francobolli di Campione (alcune migliaia di lire); dalla stampa su banconote nuove di un timbro con la scritta Clnai e l’indicazione del valore di 5.000 e 10.000 lire (cento volte l’originale). A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., pp. 208-209.
8 Carlo Musso, Diplomazia partigiano. Gli alleati, i rifugiati italiani e la Delegazione del Clnai in Svizzera (1943- 1945), Milano, Franco Angeli, 1983, p. 193.
9 A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., p. 44.
10 A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., p. 211.
11 A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., p. 211-212.
12 Si veda anche A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., pp. 204 e 212.
13 A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., pp. 215-216.
14 Rimandiamo a Franco Catalano, Storia del Comitato di liberazione nazionale alta Italia, Milano, Bompiani, 1956. Documenti su queste vicende in Gaetano Grassi (a cura di), “Verso il governo del popolo”. Atti e documenti del Clnai 1943/46, Milano, Feltrinelli, 1977.
15 F. Catalano, Storia del Comitato di liberazione nazionale alta Italia, cit., p. 325.
16 E Catalano, Storia del Comitato di liberazione nazionale alta Italia, cit., p. 326. Si veda la vivace testimonianza di Pizzoni e la convenzione finanziaria riprodotta in A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, pp. 219 sg.
17 E Catalano, Storia del Comitato di liberazione nazionale alta Italia, cit., p. 326-327.
18 Maurizio [Ferruccio Pani], Il Movimento di Liberazione e gli Alleati, “Il movimento di liberazione in Italia”, 1949, n. 1. Il testo dell’accordo compare in A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., pp. 220-221.
19 F. Catalano, Storia del Comitato di liberazione nazionale alta Italia, cit., p. 333.
22 A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., p. 217.
23 A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., pp. 230-235, nonché Documento n. 9.
24 Vale la pena citare la parte centrale del documento perché chiarisce il ruolo di molti industriali nel finanziare la Resistenza, ricevendo poi i relativi rimborsi a Roma: “(a) 100,000,000 Lire in Bills of Exchange, ante-dated to before the fall of Rome, (b) 30,000,000 Lire to be credited in Rome to thè industriai groups in Piedmont, who have already advanced this sum to thè Piedmont CLN. (c) 110,000,000 Lire in batik notes to be made available in Southern Italy for infiltration by air. Brigadier Grafftey-Smith has approved this pian and is rnaking thè necessary arrangements for making the bank notes under (c) above available. Fiorio has made arrangements with thè banks in Rome for the preparation of the necessary Bills of Exchange” (lettera del SOM Liaison Staff, AFHQ, al G-3 Special Operations, AFHQ, 27 febbraio 1945).
25 Sulle difficoltà e i pericoli legati al trasporto di grossi pacchi di denaro, si veda anche A. Pizzoni, Alla guida del Clnai, cit., p. 214.
26 II telegramma del 12 maggio “From Resident Minister Central Mediterranean Caserta to Foreign Office” riporta: “Liberation of Italy now being substantially complete Supreme Allied Commander has directed that no further con- tribution should be made to CLNAI under terms of his agreement with that body”. Se si erano esauriti gli effetti dell’accordo del 1944, non per questo veniva meno ogni forma di finanziamento. In un telegramma da Berna del 4 giugno 1945 si legge a proposito delle Fiamme verdi (manca una parola e si riporta un punto di domanda dovuto probabilmente alla trasmissione): “1. SOM inform me you agree payment of million lire for June to Green Flames but say this should come from Rome Government. 2. Rome will not […] this exception. We paid Green Flames one million per month out of our own funds. 3. They were our oldest partisans?; our safest dropping ground (where Peters and Cadorna were sent) and only partisans with whom we had completely private courier line. 4. It was they who received Galea and after keeping him sent him in here. 5. Are reported non politicai all through as has been their newspaper. 6. We have no obligation pay this million but if we can it would be good final gestore”.
Paolo Ferrari, Finanziare la Resistenza. Documenti su Alfredo Pizzoni e gli Alleati, ‘Italia contemporanea”, dicembre 2004, n. 237

Quello stesso 7 dicembre, in un salone del Grand Hotel, il generale inglese Maitland Wilson, Comandante delle forze alleate nel Mediterraneo, firmò un protocollo formale con i quattro delegati che il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) aveva inviato da Milano via Lugano-Lione: erano Ferruccio Parri, Giancarlo Pajetta, Edgardo Sogno, e Alfredo Pizzoni (quest’ultimo «ministro delle Finanze» della organizzazione partigiana).
Si era discusso, nei giorni precedenti – tra notevoli diffidenze alleate – sui lanci di armi al nord e sul finanziamento della guerriglia. Maitland Wilson offriva cento milioni al mese, Pizzoni ne voleva 160, e li ottenne: 60 al Piemonte, 20 alla Liguria, 25 alla Lombardia, 20 all’Emilia, 35 al Veneto.
Indro Montanelli Mario Cervi, Storia d’Italia. L’Italia della guerra civile. Dall’8 settembre 1943 al 9 maggio 1946, Rizzoli, 1983

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