Cremona scelse ritagli di vita appartata per non confondersi nella bagarre mercantile

Fonte: G. R. Bussola, art. cit. infra
Italo Cremona, Capelli e criniere
Italo Cremona, Ascolto il tuo cuore, città. Omaggio a Savinio, 1954

Versatile protagonista della cultura del novecento, Italo Cremona, esplorandone ogni aspetto come pittore, costumista, sceneggiatore, saggista e romanziere, visse la grande stagione torinese che, a partire dagli anni venti, vide gravitare in città personaggi di levatura intellettuale quali, tra gli altri, Lionello Venturi, Franco Antonicelli, Massimo Mila, i coetanei Carlo Dionisotti e Cesare Pavese.
Sono gli anni in cui inizia ad affievolirsi l’entusiasmo per Giacomo Grosso, ammirato per il virtuosismo ma ritenuto superato, mentre l’attenzione si sta spostando verso la “Libera scuola di pittura” di Felice Casorati in via Galliani e “I sei di Torino” che rompono i rigidi schemi pittorici, appoggiati da Edoardo Persico e Riccardo Gualino.
Pur incuriosito dalle novità delle avanguardie italiane ed europee, Cremona vi si avvicina cautamente accogliendone alcune sollecitazioni senza mai inserirsi nei movimenti volendo avere libertà di esprimersi senza condizionamenti.
Allievo di Vittorio Cavalleri e di Mario Gachet, ancora legati a temi ottocenteschi, apprende i segreti del mestiere senza però cedere alla piacevolezza del paesaggismo essendo maggiormente attratto dalle vedute urbane.
Affascinato dall’architettura torinese, è nota la sua amicizia con Giuseppe Pagani, ama dipingere vie, cortili, piazze, caseggiati; spesso dalla finestra dello studio osserva e ritrae le facciate delle case di fronte creando uno stretto rapporto tra l’ambiente esterno e quello interno.
Nell’intimità dell’atelier di via Dante, tra il 1925 e 1935, si dedica a molti autoritratti davanti allo specchio, fedele alla poetica del quotidiano e degli oggetti d’affezione, attorniato da libri, quadri, utensili, riviste, fotografie, lettere, come in un “Voyage autour ma chambre” scritto da Xavier de Maistre.
Si tratta di una pittura autobiografica attraverso le tante cose che parlano dei momenti della propria esistenza che unisce riflettendo la sua immagine e ciò che costituisce il proprio mondo.
L’affascina la Torino, che Nietzsche definiva quieta e silente condividendone l’infinita occulta poesia, lo stumming per cui tutto è enigma e misteriosa apparizione.
Non gli è estranea, in questo periodo, la metafisica di Giorgio de Chirico , lo sradicamento temporale, gli accenni a frammenti archeologici, sempre con un occhio rivolto al “Ritorno all’ordine” rivendicando la pittura figurativa e le radici culturali italiane e popolari, come attestano i suoi scritti su “Il Selvaggio” di Mino Maccari in sintonia col movimento letterario Strapaese.
Nel secondo dopoguerra è attratto dal Realismo magico e dal Surrealismo, attraverso una vena fantastico-narrativa affine ad Andrè Masson, di cui accoglie il gusto dell’ironia e del paradosso,senza lasciarsi contagiare dall’uso dell’automatismo psichico e da ideologie politiche.
Troviamo affinità con le accensioni visionarie di William Blake, anticipatore del Surrealismo e dell’Espressionismo, ma gli rimane anche un sottofondo della grande arte del passato quando volge lo sguardo ai colori rosso, verde, giallo al di fuori della realtà di Rosso Fiorentino.
I colori polverosi, a volte oscuri, del primo periodo, che risentono dell’atmosfera torinese silente e discreta, cedono il passo ad un colorismo accentuato, la figurazione si fa più nitida alleandosi ad una linea decisa e ben definita.
Che il segno abbia ora per lui importanza è confermato dal saggio del 1964 “Il tempo dell’Art Nouveau” in cui rivendica il movimento basato proprio sulla linea, allora ingiustamente sottovalutato perché passato di moda […]
Giuliana Romano Bussola, Italo Cremona, artista-esploratore della cultura del Novecento, il Torinese, 30 agosto 2021

«Italo Cremona» è il sintetico titolo della mostra che il Museo civico di Moncalvo dedica a un artista che i critici definiscono «eclettico» e «poliedrico» non esistendo altri aggettivi applicabili a un artista che è stato pittore, scrittore, saggista, vignettista, pubblicista, scenografo per cinema e teatro, costumista, critico d’arte, amante dell’architettura e in stretto contatto con i maggiori colleghi del suo tempo, primi fra tutti Mino Maccari e Felice Casorati.
La retrospettiva su Italo Cremona è stata inaugurata dai curatori del Museo Maria Rita Mottola e Giancarlo Boglietti. Nelle due sale destinate alle mostre temporanee sono esposte trenta opere ben selezionate, provenienti da collezioni private e prestate dall’antiquario moncalvese Marco Bonanomi. Curato nei minimi dettagli l’addobbo scenografico di Giancarlo Boglietti che è pure il curatore del catalogo, ben accolto dai primi visitatori per la raffinatezza e la completezza non facili da contenere in 153 pagine edite da «Aleramo onlus», che è il logo della struttura museale di via Caccia 5. Mai come in quest’occasione, vista la singolarità dell’artista e la qualità del catalogo, sembrerebbe utile anteporre la lettura del catalogo alla visita sulla carriera di un grande artista, in parte dimenticato, esploratore del ’900 a tutto tondo.
Di Italo Cremona, nato a Cozzo Lomellina nel 1905 e morto a Torino nel 1979, il presidente del Museo, Maria Rita Mottola dice: «Ci aiuta con le sue opere e le sue parole a comprendere la complessità della realtà storica che si percepisce solo quando la si sta vivendo. E solo la conoscenza delle complessità della storia, senza pregiudizi e infingimenti, lo porterà a essere magister vitae».
Allievo di maestri ancora legati a temi ottocenteschi, Cremona percorre una strada autonoma basata su vedute urbane e particolari ritratti con cui si pone sempre a lato del tumultuoso Ventennio, delle mode del tempo e in particolare di quelle artistiche.
«Visse la grande stagione torinese che a partire dagli anni Venti vide gravitare in città personaggi di levatura intellettuale, quali, tra gli altri, Lionello Venturi, Franco Antonicelli, Massimo Mila, Carlo Dionisotti e Cesare Pavese – spiega il critico Giuliana Romano Bussola – Pur incuriosito dalle novità delle avanguardie italiane ed europee, Italo Cremona vi si avvicina cautamente, accogliendone alcune sollecitazioni, senza mai inserirsi nei movimenti volendo avere libertà di esprimersi senza condizionamenti».
Insomma, un battitore libero, amico ma non allievo di Casorati, Cremona, che vantava pure una laurea in giurisprudenza e due anni di frequentazione ad Architettura a Venezia, era amicissimo e collaboratore di Mino Maccari, scrisse e disegnò con arguzia sul «Selvaggio», quindicinale satirico di arte e in minima parte di politica, fondato nel 1924 da Angelo Bencini, che aveva nominato responsabile della grafica Maccari, il quale si appoggiò sempre a Cremona. Finita quest’esperienza nel ‘43, nel dopoguerra Cremona aderisce all’almanacco politico «L’Antipatico» di Vallecchi editore, mentre altri due intellettuali come Guido Ceronetti e Giovanni Arpino si occupano frequentemente di lui. Il primo scivendo con la sua ben nota profonda e colta ironia, di Cremona dice «scrivendo di te non vorrei fare sbagli… la pagina la lasci tutta bianca e in fondo metti la tua firma assumendone tutta la responsabilità».
Arpino, invece ne loda «la scelta inevitabile della solitudine» e definisce Cremona un grande che coscientemente scelse ritagli di vita appartata per non confondersi nella bagarre mercantile» […]
Giuseppe Prosio, Moncalvo riscopre Italo Cremona, l’eclettico, La Stampa, 8 settembre 2021

Italo Cremona, Autoritratto

Italo Cremona, trasferitosi con la famiglia a Torino nel 1911, vi compì gli studi classici e universitari, conseguendo nel 1927 la laurea in giurisprudenza, ma avviandosi contemporaneamente alla pratica della pittura con i pittori Mario Gachet e Vittorio Cavalleri, artisti localmente assai apprezzati, ma di estrazione e gusto ottocenteschi.
La vivacissima curiosità intellettuale e la maturazione culturale dell’artista lo spingevano naturalmente verso quegli ambienti più aggiornati sulle novità europee che, a Torino, si stavano coagulando intorno a Felice Casorati e alla sua scuola “libera.
Con Casorati e con gli intellettuali che frequentavano quell’ambiente, nonché con i coetanei discepoli del pittore novarese ebbe sin dalla fine degli anni Venti, rapporti vivacissimi di frequentazione e di amicizia, nonostante l’indipendenza del suo carattere e delle sue tendenze pittoriche, mai in seguito smentita.
Italo Cremona ha saputo mantenere intatta la propria indipendenza di visione e di gusto che, sin da allora, si manifestava in quelle forme che poi vennero svolgendosi nell’arco dell’intero suo lavoro e che sin dalle prime prove si venivano atteggiando in quella minuziosità di resa di un mondo di oggetti inconsueti ed emblematici.
Questa indipendenza lo tenne ben distinto dai due principali gruppi “d’avanguardia” operanti allora a Torino: i “secondi futuristi” e i “sei pittori di Torino” mantenendo una posizione singolare e personalissima.
Dal 1928 partecipò a varie mostre dei sodalizi torinesi e a mostre di gruppo a Torino a Milano, Roma, Firenze, e va ricordata una grande personale a Genova (al “Cenacolo”, 1933, presentata da Michele Guerrisi).
E’ documentata una sua assidua frequentazione e soggiorni in Liguria dei quali ha lasciato traccia in varie opere.
Alla XXII Biennale veneziana (1940) era stato invitato a presentare una parete con opere sue.
Alla fine del conflitto rientrò a Torino, ove riprese attivamente sia l’attività di pittore sia quella di pubblicista.
D’altra parte questi primi anni del secondo dopoguerra vedono una piena ripresa dell’attività pittorica con la partecipazione alle quadriennali romane (con le precedenti al conflitto, la I, 1931, e per invito la II, III, VI VI, VIII), alle biennali veneziane XVIII (1932), e per invito: la XIX, XX, XXII, XXIV, XXV, XXVII, XXVIII, alla I Internazionale dell’Art Club (Torino 1949), ai premi di Francavilla a Mare e della Spezia nel 1951, al premio Bagutta di Sportorno nel 1959, al premio Posillipo a Napoli nel 1966, ad Arte moderna in Italia 1915-1935 a palazzo Strozzi, Firenze 1967,
Incaricato della cattedra di decorazione all’Accademia Albertina di Torino dal 1946 al 1955, e dal 1955 al 1975 fu nominato direttore dell’Istituto statale d’arte di Torino, sede in cui poté esplicare le sue personalissime concezioni didattiche, lasciando una forte impronta su collaboratori ed allievi.
Importante, in questi anni, specialmente dopo il 1963, l’attività di incisore.
Indubbiamente come pittore rappresenta un caso anomalo, ma di alto interesse, nel quadro della vita artistica italiana del secolo. Partito, per temperamento e per convinzioni ideologiche, da posizioni di diffidenza verso i movimenti artistici della Torino degli anni Trenta ma conscio della sterilità del tradizionale epigonismo dell’Ottocento che in nome di G.Grosso a quelle “novità” si opponeva, seppe, con pochi altri essere vicino ai “nuovi” come loro frequentatore ed amico, pur senza condividerne le posizioni ideologiche e stilistiche.
Redazione, Italo Cremona pittore che ha operato in Liguria, http://www.pittoriliguri.info

Italo Cremona e la moglie Danila nello studio, settembre 1951 – Fonte: Archivio di Stato di Torino cit. infra

Archivio Italo Cremona
Introduzione storico-archivistica
Premessa
L’archivio “Italo Cremona”, conservato presso l’Archivio di Stato di Torino Sezioni Riunite, si contraddistingue per la peculiarità della sua documentazione, costituita da tipologie documentarie che permettono di mettere in luce, chiarire e valorizzare la complessa personalità di Italo Cremona, pittore, scenografo e scrittore, protagonista della vita artistica e intellettuale torinese dagli anni Trenta agli anni Settanta del Novecento.
BIOGRAFIA
Italo Cremona nacque a Cozzo Lomellina (Pv) nel 1905 e si trasferì con la famiglia a Torino nel 1911, dove si laureò in giurisprudenza nel 1927, coltivando, fin da giovanissimo, l’interesse per la pittura, che studiò presso la scuola serale di Nudo e Costume storico dell’Accademia Albertina di Torino.
Strinse un solido legame con Felice Casorati, partecipando alle mostre dei suoi allievi fin dal 1931. L’esordio espositivo di Italo Cremona risale al 1928 presso la Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, cui seguirono importanti mostre in tutta Italia, dalla Biennale di Venezia alla Quadriennale Romana.
La creatività di Cremona non si limitò tuttavia all’esercizio della pittura, in cui raggiunse vertici di qualità e originalità, ma si esplicò in molti altri frangenti espressivi, come nel caso della critica letteraria, artistica e cinematografica.
Fu poi illustratore di libri, scenografo, sceneggiatore, costumista e assistente alla regia, romanziere. Fu critico d’arte interessato a movimenti trascurati come il Liberty (Il tempo dell’Art Nouveau, 1964).
Nel dopoguerra fu incaricato della cattedra di Decorazione all’Accademia Albertina di Torino dal 1946 al 1955, anno in cui fondò l’Istituto statale d’Arte di Torino, che diresse fino al 1975, senza abbandonare la sua attività pittorica proseguita fino agli ultimi anni di vita.
Bibliografia essenziale
Italo Cremona, catalogo della mostra (Torino, Palazzo Chiablese, 18 febbraio – 12 marzo 1980), a cura di D. Cremona Dellacasa e M. Rosci, Tipografia «La Moderna», Novara 1980.
Italo Cremona. Scenografie e interni, a cura di F. Riccio, Le Immagini, Edizioni d’Arte, Torino 1985.
Italo Cremona. Disegni e illustrazioni, a cura di L. Riccio, Le Immagini, Edizioni d’Arte, Torino 1993.
S. Bartolini, Italo Cremona. L’opera incisa, introduzione di G. Ceronetti, Prandi, Reggio
Emilia, 1994.
Catalogo generale dell’opera pittorica di Italo Cremona, introduzione P. Mantovani, schede e apparati a cura di A. Bottino, Allemandi, Torino 2010 (con bibliografia precedente).
PRESENTAZIONE DELL’ARCHIVIO
A partire da marzo fino a novembre del 2013 l’archivio è stato oggetto di intervento attraverso un riordino inserito nel progetto “Conservazione della Memoria”, finanziato dall’Associazione «Amici dell’Archivio di Stato di Torino».
La donazione all’Archivio di Stato avvenne nel 2011 da parte della signora Amalia Bottino, membro della Onlus «Archivio Storico Italo Cremona», nata nel 2001 per volontà dell’artista Roberto Lupo, cui la vedova di Italo Cremona, Danila Dellacasa Cremona, affidò la preziosa eredità costituita dalla totalità dell’opera pittorica e letteraria del marito con l’obiettivo principale di promuovere e diffondere la conoscenza dell’artista.
Al momento del versamento il materiale archivistico era conservato all’interno di scatoloni contenenti album fotografici, raccoglitori per le opere grafiche e cartelline con documenti di vario genere. A tale documentazione era allegato un elenco di versamento, parziale e privo di segnature. Oltre a questo materiale era presente una piccola biblioteca costituita da volumi raccolti dall’«Archivio Storico Italo Cremona».
L’archivio, frutto dell’attività artistica e letteraria di Italo Cremona, è giunto fino a noi attraverso la riorganizzazione del materiale avvenuta in due momenti differenti: in seguito alla morte dell’artista ad opera della moglie che ne aveva raccolto l’eredità, promuovendone l’immagine attraverso mostre e pubblicazioni, e dopo di lei attraverso l’attività della Onlus «Archivio Storico Italo Cremona».
Per mettere in evidenza la presenza di questi tre soggetti produttori la documentazione è stata così suddivisa in queste macro ripartizioni cronologiche: – Vita e attività di Italo Cremona (1905 – 1979); – Attività di promozione dell’artista da parte della moglie Danila Dellacasa Cremona (1980 – 1999); – Attività dell’Archivio Storico Italo Cremona (2001 – 2011) […]
Redazione, Italo Cremona, Archivio di Stato di Torino

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Pensionato di Bordighera (IM)
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