Circa la politica dell’Italia fascista sul turismo

Mostra del Turismo di Anversa, 1930: spazio Campania – Fonte: Monica Palmeri, Op. cit. infra
Mostra del Turismo di Anversa, 1930: spazio ENIT – Fonte: Monica Palmeri, Op. cit. infra

Il tempo libero è stato una conquista sindacale e politica importante ma al tempo stesso anche strumento di controllo e di irreggimentazione delle masse. <795
Mussolini, ad esempio, comprese chiaramente l’importanza che il turismo aveva nella bilancia economica del paese e nel valore di agglutinante sociale legato al viaggio. Per questo motivo diede inizio a una campagna di statalizzazione del settore sia attraverso l’ENIT (Ente Nazionale Italiano Turismo) e altri enti statali e parastatali, sia attraverso la promozione di una serie di iniziative come i treni popolari, le gite domenicali, le colonie marine. <796
Organizzare il tempo libero degli italiani significava esercitare una forma di controllo pervasivo nell’ottica della formazione di una cultura del consenso basata su pratiche culturali nuove. <797 Il folklore e il turismo venivano utilizzati dal regime in una prospettiva educativa e conoscitiva oltre che economica, ribadendo ancora una volta la vocazione didattica del governo. <798
Tra il 1919 e il 1920 venne creato l’Ufficio centrale del Turismo denominato ENIT (Ente nazionale per l’incremento delle Industrie Turistiche), al quale vennero attribuite competenze consultive e di promozione turistica attraverso campagne informative, incentivi alla ricostruzione delle strutture situate lungo la linea del fronte bellico e agevolazioni economiche per i viaggiatori provenienti da oltreconfine. <799
Una volta preso il potere, il regime scelse di agire in continuità con quanto già stabilito nel settore turistico: l’ENIT, sul quale vigilava il Ministero dell’Industria e del Commercio, mantenne per la prima metà degli anni Venti la propria funzione di organo tecnico-operativo e di coordinamento, curando soprattutto la comunicazione turistica. L’avvento del fascismo non sconvolse gli assetti istituzionali dell’organizzazione turistica periferica ma, per quanto riguarda i contenuti delle iniziative, si iniziarono a sottolineare con maggiore insistenza l’impegno con cui il regime stava lavorando per rilanciare l’immagine dell’Italia all’estero. <800
Gli esempi possono essere numerosi, basti pensare all’Esposizione Internazionale del Turismo di Grenoble oppure alla mostra di Anversa del 1930.
La mostra del turismo occupava nel padiglione italiano dell’esposizione di Anversa un vasto salone di 1200 metri quadrati nel quale erano rappresentate le principali regioni turistiche italiane. <801
Osservando le immagini fotografiche d’archivio, sembrerebbe evidente la volontà di promuovere il turismo in Italia tramite l’enfatizzazione di una visione regionalistica dei territori, ognuno dei quali presentato da una piccola sezione in cui veniva esposto il meglio della produzione artistico-artigianale. Si offriva, tramite opere d’arte visiva e fotografie, un assaggio delle bellezze paesaggistiche. Per evidenziare l’eleganza del gusto artigiano locale, la mostra diventava occasione per esporre mobili di raffinata fattura, secondo la prassi precedentemente esaminata delle “stanze interamente ammobiliate”. In questo caso i mobili non avevano nulla a che spartire con il gusto orientalistico del laboratorio di Giuseppe Parvis o con la pratica essenzialità degli arredi coloniali ma erano stati scelti, probabilmente, per indicare una ricercatezza e una cura per l’estetica che rendeva la penisola la meta ideale per gli amanti delle arti.
Di interesse risultava la sezione dedicata a Napoli e alla Campania, all’interno della quale la bellezza del capoluogo era dimostrata da più di 100 diapositive illuminate elettricamente. Si tratta di un accorgimento che probabilmente trova la sua ragion d’essere nell’utilizzo di fotografie impresse su lastre di vetro, dal formato maggiore rispetto a quello di una cartolina ma minore rispetto a quelli consueti per una tela pittorica. In mancanza di documentazione ulteriore non è possibile stabile se queste fotografie fossero risalenti a un momento precedente o se fossero state realizzate per l’occasione utilizzando questa tecnica ormai non più all’avanguardia. Infatti è stata accertata dalla critica la coesistenza di tecniche di produzione fotografiche moderne e di altre risalenti al secolo XIX per la prima metà del Novecento. La varietà di linguaggi adoperati all’interno della sezione italiana alla Mostra di Anversa del 1930, inoltre, consentiva l’accostamento di materiale fotografico a quello pittorico: facevano infatti la loro comparsa anche una serie di quadri di pittori come Casciaro, Passaro, Postiglione, Ciardi, Fabbricatore, Galante, Viti, De Corsi.
Per proporre l’immagine dell’Italia all’esterno non era sufficiente un solo mezzo espressivo, esattamente come avveniva per la promozione dell’immagine delle colonie in Italia.
Fu durante il fascismo che venne creata una vera e propria rete di enti turistici comprendenti un livello centrale e uno periferico (provinciale e comunale) <802 anche se i contenuti della propaganda indirizzata ai mercati esteri dall’ENIT non evidenziavano discontinuità con le epoche precedenti, contemplando al massimo riferimenti alle nuove opere e realizzazioni compiute dal regime ma senza specifici richiami alle dottrine fasciste. <803
Il principale obiettivo che il regime intendeva ottemperare riguardava la promozione del paese all’estero per provocare un aumento dei flussi turistici internazionali. Tentare di guadagnare un posto al tavolo delle nazioni più sviluppate significava promuovere l’immagine della Nuova Italia plasmata dal Duce, comunicando valori quali l’efficienza, l’ordine, la disciplina, soprattutto a partire dagli anni Trenta. Dall’altra parte, motivazioni di tipo economico sostanziavano scelte specifiche: il turismo internazionale, infatti, garantiva un significativo afflusso economico, contribuendo a sostenere molte località italiane. Per le stesse ragioni si cercò di limitare il turismo italiano all’estero diramando presso le prefetture comunicazioni a firma del Ministero dell’Interno che raccomandavano di scoraggiare l’organizzazione di viaggi oltreconfine organizzati da enti statali e parastatali come, ad esempio, l’Opera nazionale del Dopolavoro. <804 Questa, fondata nel 1925, si fece portavoce di molte iniziative turistiche nazionali, a vantaggio soprattutto della classe operaria, con l’intento di smussarne la resistenza e di appagare le esigenze di consumo vanificate dalla politica statale. <805 Comunicando al pubblico interno gli stessi valori di efficienza, ordine e progresso, il regime tentava al di coinvolgere gli italiani in un’esperienza collettiva ideologicamente orientata, controllando così ogni aspetto della loro vita privata e pubblica. La cosiddetta «vacanza» entra negli anni Trenta a far parte dell’orizzonte di una parte della popolazione italiana, attraverso gite organizzate presso città d’arte, località di montagna o balneari, in occasione di fiere, mostre, ricorrenze e competizioni sportive. Grazie a sconti e agevolazioni era possibile scoprire le bellezze della penisola ma anche i grandi complessi industriali e le opere pubbliche del regime. <806 La promozione del turismo, dunque, sembrerebbe essere adoperato dal regime come strumento per produrre consenso e, al tempo stesso per conseguire finalità prettamente economiche. <807
L’interesse turistico del regime, tuttavia, non si limitava solo ai confini nazionali ma anche alle colonie e in particolar modo alla Libia.

man4man3[NOTE]
795 Z. Ciuffoletti, Tempo libero tra socialità e organizzazione del consenso (idee per un bilancio), citato in A. Berrino, Op.Cit.. 2012, p. 186.
796 R. De Lorenzo, “Modelli europei e mondiali per il turismo italiano: la ‘rivista di viaggi’ della Thomas Cook (1926-1938)”, in Storia del Turismo¸ annale 2002, a cura di A. Berrino, Vol. III, Franco Angeli, Milano, 2002, pp. 55-93.
797 V. De Grazia, Consenso e cultura di massa nell’Italia fascista, Roma-Bari, Laterza Editori, 1981.
798 S. Cavazza, Piccole Patrie. Feste popolari tra regione e nazione durante il fascismo, Bologna, Il Mulino, 2003.
799 A. Mariotti, L’industria del forestiero in Italia, Bologna, Zanichelli, 1923.
800 E. Tizzoni, Op.Cit. 2017, p. 152.
801 Le piccole industrie nazionali erano rappresentate da questa mostra nella quale trovavano posto le terrecotte decorate, i ferri battuti, gli ottoni lavorati e tutti i prodotti tipici delle produzioni locali. Una volta entrati nel salone principale si trovava subito a sinistra la mostra della Provincia di Trento costituita da un grande trittico delle Dolomiti, quadri e oggetti delle industrie artistiche regionali: vi erano esposti oggetti in ferro battuto o in rame e ottone cesellato, ceramiche, piccoli vasi, cestini e mobili. Di fronte a questa sezione si trovava anche la mostra del Touring Club Italiano e quella della Provincia di Como con numerose fotografie, diorami luminosi e un magnifico plastico della regione. Alla sinistra del salone si trovava la mostra della provincia di Varese con numerosi ingrandimenti fotografici, quadri a olio e oggetti d’artigianato come ceramiche e mobili; la mostra di Genova e della Liguria occupava lo stand accanto con un gran numero di fotografie e mostrava i vari aspetti del turismo mentre illustrava i centri migliori della Riviera come Santa Margherita, Rapallo, Portofino. Le ceramiche di Albisola, i pizzi di Santa Margherita, le filigrane di Genova rappresentavano le industrie artistiche regionali. Per la Toscana, oltre a buon numero di quadri, numerose fotografie presentavano la ragione insieme a un plastico, i prodotti caratteristici delle piccole Industrie regionali erano copiosi, non mancavano i vasi di legno intarsiato di Pistoia né le terrecotte e i lavori in ferro di Arezzo. Bergamo, Novara, Bolzano, Forlì, Biella, Vercelli erano rappresentate così come alcune località del Sud Italia, tra cui la provincia di Salerno attraverso ingrandimenti fotografici e ceramiche. Ente Nazionale per le Industrie Turistiche, Relazione sulla Mostra di Anversa, documento n. 9203/441/Ne indirizzato a S.E.De Bono Ministro delle Colonie del 10 settembre 1930, in ACS, MAI, 2073.
802 E. Tizzoni, Politica e turismo in epoca fascista tra centro e periferia, «Ricerche di storia politica», fasc. 2, agosto 2017, p. 147.
803 Ivi, p. 153. Ciò apparirebbe in sintonia con quanto affermato da Bosworth che sosteneva la tesi secondo cui la gestione del turismo a livello nazionale rimase prevalentemente legata a modelli elaborati negli anni precedenti e risentì dei meccanismi di mercato più che dei condizionamenti ideologici del regime. R.J.B. Bosworth, Tourist Planning in Fascist Italy and the Limits of a Totalitarian Culture, in «Contemporary European History», n. 6 (1997), pp. 1-25.
804 E. Tizzoni, op cit 2017, p. 156.
805 V. De Grazia, op cit. 1981.
806 A. Berrino, op. cit 2011, p. 194.
807 E. Tizzoni, op cit 2017, p. 165.
man5Monica Palmeri, Esposizioni, fiere e cultura visiva coloniale italiana fra le due guerre, Tesi di dottorato di ricerca, Università degli studi della Tuscia, Viterbo, 2019

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Pensionato di Bordighera (IM)
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