L’Albania rimanga sotto la Jugoslavia di Tito

Enver Hoxha durante la Resistenza

L’occupazione [italiana] dell’Albania avvenne il 7 aprile 1939 e le operazioni militari (OMT-Oltre Mare Tirana) furono guidate dal generale Guzzoni. Trentamila uomini, con il sostegno della marina e dell’aeronautica, sbarcarono sulle coste albanesi e costrinsero Zog I a fuggire verso la Grecia. Fu la fine dell’indipendenza albanese e del Re Zog.
L’occupazione dell’Albania e la fuga di Zog I non fecero particolare eco sul piano internazionale. Gli Italiani, di fronte ad una resistenza debole, riuscirono a prendere il controllo sul territorio albanese in un paio di giorni e qualche giorno più tardi, il 16 aprile 1939, il Gran Consiglio del Fascismo decise di offrire la corona d’Albania al Re d’Italia. L’Italia scelse di governare l’Albania attraverso un governo albanese i cui poteri dipendevano da Roma, rappresentata in loco dal luogotenente del Re d’Italia, Francesco Iaccomoni e, nello stesso tempo, uomo di fiducia di Ciano.
L’occupazione italiana non venne vista positivamente dagli Albanesi. Un gran numero di studenti, provenienti da famiglie benestanti, laureati all’estero, nonché la classe operaria delle miniere e delle piccole imprese, furono decisamente contro l’occupazione; questo anche grazie alla diffusione dell’ideologia marxista-leninista. I sostenitori di Zog I invece, nella maggioranza proprietari terrieri, continuarono a nutrire il tradizionale nazionalismo e a sperare nel suo ritorno.
Il 28 ottobre 1940 iniziarono le operazioni contro la Grecia (Esigenza “G”), ma la campagna greca si rivelò un fallimento. Le truppe albanesi combattettero a fianco di quelle italiane. I Greci entrarono nel sud dell’Albania e solo grazie all’intervento dei Tedeschi venne fermata la loro avanzata. Le ripercussioni sulla popolazione albanese si rivelarono estremamente dannose: i Greci iniziarono la pulizia etnica di villaggi interi della Çamëria accusando i suoi abitanti di essere collaborazionisti con il fascismo. Il genocidio fu seguito all’allontanamento degli Albanesi dalle loro terre e dai loro possedimenti.
Le profonde carenze da un lato della struttura militare italiana e la mancanza di un assoluto appoggio da parte della popolazione albanese dall’altro costrinsero Ciano a prendere in considerazione la questione della coesione degli Albanesi. Per convincerli della bontà <45 dell’occupazione, egli avviò una campagna di propaganda volta a realizzare la (ri)unione del Kosovo e della Çamëria all’Albania: la formazione della Grande Albania ovvero dell’Albania Etnica, comprensiva di buona parte dei territori abitati da Albanesi lasciati fuori dai confini dell’Albania dalla Conferenza degli Ambasciatori nel 1913. La popolazione albanese, pur essendo sensibile alla questione, diffidò della potenza militare italiana e della sua capacità di difenderli contro le aggressioni di altri paesi. L’idea di Ciano venne appoggiata anche da Hitler e questo comportò una relativa garanzia per gli Albanesi. Gli Italiani, con l’aiuto dei Tedeschi, ripresero le operazioni nel 1941 e vinsero la guerra contro la Grecia. La sconfitta delle truppe italiane nel 1940 aveva provocato forte delusione tra la popolazione albanese.
L’8 novembre 1941 venne costituito il Partito comunista d’Albania con un comitato centrale provvisorio di sette membri sotto la presidenza di Hoxha. Nel suo programma il Partito fu decisamente contro l’occupazione e fece propaganda di sensibilizzazione di massa per la liberazione del Paese. Nel settembre del 1942 nacque il Lufta Nacional Çlirimtare (movimento di liberazione nazionale).
Il movimento comunista internazionale e altri movimenti nazionalisti spinsero verso l’organizzazione delle prime guerriglie partigiane. Il Fronte di Liberazione guerreggiò contro gli Italiani e contro i Tedeschi che occupavano l’Albania subito dopo l’armistizio del 8 settembre 1943. Il 29 novembre 1944 (il giorno della liberazione del Paese) i Tedeschi si ritirarono dall’Albania.
Ascesa di Hoxha <46
La vittoria sul fascismo e sul nazionalsocialismo dà il via alla trasformazione del quadro europeo e internazionale. Vi fu una nuova logica nella strutturazione di questo quadro: i blocchi contrapposti, est e ovest, Oriente e Occidente; l’economia pianificata e centralizzata; i sistemi politici monisti e pluralisti; il bipolarismo tra Stati Uniti e Unione Sovietica che divennero potenze leaders di riferimento. Si trattava della “guerra fredda”.
Il Fronte Democratico, l’unico partito alle elezioni del 1945, si autoproclamò Governo provvisorio. Presidente e ministro della difesa divenne un uomo fino ad allora sconosciuto, Enver Hoxha <47. Coprì cariche assolutamente rilevanti, come capo del Partito comunista, capo del Fronte di Liberazione e capo del governo a Tirana. Assieme a Koçi Xoxe, ministro degli interni, eliminò ogni altra forza politica o armata che non era dalla sua parte; eliminò le formazioni non comuniste ovvero i non simpatizzanti comunisti (avversari politici scomodi) come Balli Kombëtar, Legaliteti e quella dei “giovani” Lula-Premte, i collaborazionisti con il fascismo, nonché il clero. Diciotto deputati del primo parlamento albanese vennero condannati a morte. Questo fu solo l’inizio della “lotta di classe”.
“L’Albania rimanga sotto la Jugoslavia di Tito”. Così si espresse Churchill a Yalta e Stalin fu favorevole. Tito diventò il tutore di Hoxha e nello stesso tempo intermediario con il Cremlino. Tito si prese il Kosovo (il trattato di 9 luglio tra Belgrado e Tirana) e Hoxha non potè contraddirlo dal momento che il governo di Hoxha aveva bisogno dell’appoggio di Tito sia in termini politici e strategici che economici. Infatti all’Albania fu concesso un prestito consistente. Il disegno di Tito mirava alla creazione di una Confederazione Balcanica e la sua intenzione era nel frattempo quella di fare dell’Albania la settima repubblica della federazione.
Nel 1948 avvenne la rottura tra Belgrado e Mosca. L’Albania si allineò sulle posizioni di Mosca e condannò il titoismo <48. Hoxha da quel momento in poi si sarebbe dedicato definitivamente a Stalin e lo avrebbe chiamato “padre dei popoli”. Hoxha eliminò collaboratori importanti del suo governo, in particolare Koçi Xoxe, con l’accusa di connivenza con il titoismo. Su suggerimento di Stalin, infine, il Partito comunista diventò Partito del Lavoro dell’Albania.
Hoxha ottenne da Mosca i primi aiuti per la costruzione del Paese, soprattutto interventi di carattere tecnico ed economico. Egli seguì il modello standard di Stalin, basato sull’economia centralizzata e pianificata con forte enfasi sull’autosufficienza nell’industria pesante. Il piano economico biennale dal 1949 al 1950 gettò le basi per i piani futuri quinquennali. Hoxha aveva già nazionalizzato le banche ed aveva abolito il settore privato. Proseguì con la riforma agraria che venne seguita dalla collettivizzazione.
Si realizzarono con successo i primi piani quinquennali: si costruirono ferrovie, centrali idroelettrici, si fece la bonifica delle paludi e si avviò l’elettrificazione del Paese.
Sul piano culturale si avviò la lotta contro l’analfabetismo, ma le campagne che miravano all’emancipazione delle donne raramente trovarono consenso tra la popolazione.
Sul piano religioso il governo di Tirana aveva espresso apertamente la sua contrarietà alla linea sovietica e a quella di altri Paesi comunisti riguardo la “tolleranza” verso la religione. Quindi nel novembre del 1949 venne emanata una legge che impose alle comunità religiose di sviluppare tra i loro membri il sentimento di lealtà nei confronti del “potere del popolo” e della Repubblica Popolare d’Albania (Skendi 1956:296). Vennero chiuse le confraternite gesuite e francescane e vennero eliminati fisicamente i preti cattolici (ibid., 298). Il regime, con il motto “in una mano il fucile e nell’altra il piccone” <49, avviò una campagna propagandistica efficace – da un lato bisogna distruggere per ricostruire, dall’altro per poter ricostruire occorre disfarsi del nemico interno – un binomio perfetto tra l’ideologia e l’economia. Per assicurarsi il potere assoluto e la fedeltà da parte del popolo la dirigenza comunista avviò la lotta di classe trasferendo il potere nelle mani del popolo ovvero aderendo in termini simbolici alla dittatura del proletariato. In mancanza del nemico esterno si lottò contro quello interno: il nemico di classe. Inoltre, il regime impedì ai suoi cittadini di lasciare il Paese tramite una legge che considerava il tentativo di fuga reato contro lo Stato e contro il “potere del popolo”. La pena prevista comprendeva lunghi anni di prigione a colui/colei che commetteva reato, compresa la sua famiglia.
Sul piano internazionale l’Albania non riuscì ad instaurare rapporti con le potenze dell’epoca. La Jugoslavia aveva aderito al Piano Marshall e questo provocò l’ira di Stalin. I rapporti dell’Albania con la vicina Jugoslavia e Grecia rimasero tesi a causa delle minoranze etniche albanesi (in Kosovo, in Montenegro e in Macedonia; la questione Çamëria) rimaste fuori dai confini del 1913.
Con la morte di Stalin (1953), all’interno del partito albanese non si manifestarono idee revisioniste. Infatti, Hoxha <51 rimase fedele a Stalin fino alla morte (1985). Nonostante avesse consentito nel frattempo all’Unione Sovietica di installare una propria base navale a Valona, Hoxha continuò a rimanere un comunista stalinista e un nazionalista al tempo stesso. Non fu venerante solo verso Stalin. Adorava Scanderbeg e, nei sui scritti e discorsi rivolti al pubblico, si riferiva spesso al suo periodo glorioso <52. Era quindi un nazionalcomunista, che desiderava ricostruire il Paese e i suoi abitanti in modo conforme a questa logica. Njeriu i ri socialist! Il nuovo uomo socialista <53!
Nella conferenza dei Partiti comunisti a Mosca nel 1960 Hoxha criticò Chruščёv, si espresse apertamente contro la destalinizzazione, criticò il revisionismo e difese l’opera immortale di Stalin. Il Partito comunista dell’Unione Sovietica condannò le posizioni staliniste di Hoxha e Shehu e invitò il governo ad annullare tutti gli accordi presi in precedenza con Tirana. Si susseguirono altre eliminazioni all’interno del Partito albanese con l’accusa di adesione al revisionismo di Chruščёv. Altri Paesi socialisti del Blocco accusarono l’Albania di “isterismo antisocialista”.
L’Albania rimase sola, fuori dall’Occidente e fuori dal Blocco dell’Est. Fu lo scisma albanese <54. Questo periodo coincise con la campagna ateista, la quale vietò le pratiche di culto e fece dei luoghi di preghiera sedi culturali socialiste (1967).
La Cina comunista di Mao aveva già condannato il revisionismo sovietico motivo per cui Hoxha puntò ad un’alleanza con la Cina la quale, oltre a prestare soldi, tecnologie e grano al Paese, esportò anche la sua rivoluzione culturale alla fine degli anni Sessanta. Hoxha dichiarò guerra a tutto ciò che era occidentale, al modo di vestire, alla letteratura, alla pittura, alla musica occidentale. L’anno 1973 fu caratterizzato da una campagna di repressione ed epurazione degli elementi “occidentalizzati” nella popolazione albanese che produsse altre vittime, particolarmente nel mondo della cultura e dell’arte. Qualche anno più tardi, nel 1976, la religione venne dichiarata fuori legge e si proibì qualsiasi pratica religiosa. Nel 1976 l’Albania si proclamò l’unico Paese ateo nel mondo <55.
I rapporti tra la Cina e l’Albania, nonostante fossero caratterizzati da un’armonia decennale, presentarono ogni tanto dissensi impliciti da parte dei dirigenti albanesi, in particolare, nel 1972, quando Richard Nixon visitò la Cina. I dirigenti albanesi non videro di buon occhio la visita del presidente americano. Inoltre i medesimi erano sospettosi anche di fronte ad un possibile riavvicinamento tra Pechino e Belgrado (1970). La rottura con la Cina arrivò definitivamente dopo la morte di Ciu En Lai e Mao Ze Dong, nel 1978, quando l’Albania accusò la potenza asiatica di essersi avvicinata agli imperialisti americani e di aver tradito il marxismo.
Il Paese precipitò nella miseria, l’economia era in condizioni disperate. Il regime di isolamento venne accentuato e si ripercosse sulla popolazione tutta, la quale avvertì ancora più forte la pressione dall’alto.

Enver Hoxha con Maria Biba, orfana di padre, assassinato, già segretario del partito comunista albanese nel distretto di Mirdita

[NOTE]
45 Questa prospettiva di espansione territoriale e unificazione delle popolazioni albanesi poteva fungere da pretesto verso il consenso all’occupazione oltre all’afflusso di denaro nel decennio; l’occupazione fascista dal 1939 al 1943 aveva portato al Paese molte strade, ferrovie, aeroporti, ponti, ma anche ospedali, scuole, i centri di Dopolavoro, l’emancipazione delle donne, teatri, stadi, piani regolatori delle città.
46 Hoxha riesce a consolidare il suo Partito comunista con l’aiuto di Miladin Popović e Dušan Mugosa, i due emissari del generale Tito (Zlater 1984).
47 Nacque a sud dell’Albania, ad Argirocastro. Ottenne una borsa di studio dalla monarchia di Zog I e passò degli anni in Francia senza portare a termine gli studi intrapresi. Tornò in Albania e insegnò per un breve periodo in un ginnasio a Korça e poi fece il venditore di tabacchi in un negozio a Tirana. I suoi contatti con il movimento comunista furono casuali.
48 Vedi anche The Titoites di E. Hoxha, 1982.
49 Vedi anche Pickaxe and Rifle di V. Ash, 1974.
50 Nel 1946 nasce la Repubblica Popolare d’Albania, R.P.A e il Paese aderisce al Patto di Varsavia con una sua particolarità: la radicalità dell’ideologia comunista. Hoxha è un’utopista e con rigidità ostentata impone alla sua dirigenza la realizzazione dell’utopia comunista.
51“ […] un dittatore, l’uomo più longevo nella storia dell’Europa, il peggiore despota dell’Est; […] regna con pugno di ferro, chiude i confini e isola l’Albania dal resto del mondo; […] scatena la lotta di classe in nome del partito unico e della dittatura del proletariato; cancella la proprietà privata, la libertà di parola e la religione facendo vivere tutti sotto il terrore di Sigurimi e l’ossessione di un improbabile invasione. […] Kadare sostiene che la dittatura è stata retta anche da una parte della popolazione; il comunismo non è altro che un’allucinazione inventata dall’uomo stesso per affrontare la vita; l’allucinazione inizia con i primi anni della ricostruzione di un nuovo mondo egalitario” (Brescia e Sejko 2008).
52 Vedi anche Laying the Foundations of the New Albania di Enver Hoxha, 1984.
53 Vedi anche Intervista sull’Albania. Dalle carceri di Enver Hoxha al liberalismo selvaggio di Fatos Lubonja 2004.
54 “L’Albania diventa il paese laboratorio che gruppi fanatici di marxisti leninisti da tutto il mondo, in cerca di purezze comuniste, vedono come modello. Non è facile entrare in Albania, […] bisogna essere militanti ideologici di provata fede. […] La scissione del Partito comunista italiano nel Sessantasei fu sponsorizzata da Tirana. Per Hoxha dopo la rottura con Mosca il Partito comunista italiano è un partito revisionista. […] Walter Audisio, deputato del PC, nonché presunto giustiziere di Mussolini ritiene che non vi fosse posto più degno dell’Albania per conservare il prezioso mitra francese con cui avrebbe sparato al dittatore italiano. […] Nel 1969, durante l’autunno caldo, il compagno E. Hoxha telefona a Pietro Nelli, segretario del PS offrendoli ventimila mila Albanesi bene armati per realizzare la rivoluzione armata in Italia. […] La sinistra italiana era indifferente verso l’Albania essendo così in linea con Mosca. […] La propaganda comunista albanese accusa l’Ovest di imperialismo e l’Est di revisionismo” (Brescia e Sejko 2008).
55 “Hoxha è il religioso rosso, e al posto della teologia fa leva sul marxismo e sul nazionalismo. Il prodotto di questo progetto dottrinario dovrebbe essere l’uomo nuovo all’insegna dell’uniformità di pensiero del nuovo culto e nuovo dio. “Vivere, lavorare e pensare come un rivoluzionario” diventa una miscela di comunismo e albanismo viscerale. Gli Albanesi diventano protagonisti di uno sceneggiato surreale e si danno in massa alla pratica di esercitazioni militari per difendersi contro il nemico: tutti arroccati nella loro fortezza in attesa del nemico” (Brescia e Sejko 2008).

Mao Tse Tung (oggi per lo più trascritto come Mao Zedong) e Enver Hoxha
Gioventù albanese inquadrata militarmente ai tempi del regime di Hoxha

Sabaudin Varvarica, Il mondo sociale dei genitori migranti dell’Albania e dei loro figli: trasformazioni a confronto tra Verona e Birmingham, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Verona, 2013

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Pensionato di Bordighera (IM)
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