I totalitarismi sorgono dove pare impossibile alleviare la miseria politica, sociale o economica in una forma degna dell’uomo

Carl J. Friedrich struttura il sistema totalitario in un modello di cinque facce, in quello che si potrebbe chiamare una società pentagonale o meglio, la distruzione pentagonale della società. Per la prima volta nella storia, un regime politico accumula cinque tipi di monopolio e ammaestra a favore della sua ideologia, lo Stato, la polizia, l’esercito, i mass media e l’economia. Questo fu possibile, secondo Friedrich, grazie all’operazione di indottrinamento compiuta dai regimi totalitari, capaci attraverso l’educazione di creare le giuste predisposizioni per la sottomissione dei cittadini alle volontà dello Stato. In questa maniera, l’accumulazione di tali monopoli a favore di una sola forza, conduce a una quasi scomparsa della società civile e una soppressione dell’Uomo, come individuo pensante che agisce con la propria testa. <12
Il totalitarismo agisce con successo sulle società senza classi in cui predomina la massa. Sia nel sistema bolscevico che nazista la società è costituita da una massa senza personalità, priva della scintilla dell’individualità e sfiduciata del sistema pluralistico dei partiti che non sono più stati capaci di rappresentare le classi nella nazione. Il popolo non si interessa più di politica della quale si fa carico invece il movimento totalitario. La massa è sedotta dal sistema totalitario che agisce attraverso l’azione continua della propaganda, vero motore del movimento e capace di insinuarsi e raggiungere ogni spazio della società non ancora totalitario. La propaganda di regime disegna i due leader totalitari come degli eroi che, con le loro gesta, avrebbero salvato il paese dalla rovina.
I totalitarismi sorgono dove pare impossibile alleviare la miseria politica, sociale o economica in una forma degna dell’uomo. Poiché il totalitarismo rappresenta l’invasione ultima dell’intimità di una persona, perché non c’è un limite tra la vita controllata dallo Stato e la sfera d’intimità di ogni persona.
Le differenze tra stalinismo e nazismo, sono minimizzate; pur partendo da presupposti ideologici differenti, le cause del loro affermarsi si considerano identiche: forte centralismo statale appoggiato dalle masse, crisi della religione e della democrazia, sconfitte militari; tutti questi fattori sommati tra loro lasciarono campo libero a la formazione dei sistemi totalitari. Diverse sono le cose in comune tra i due sistemi totalitari, a partire dalla monopolizzazione di tutte le attività dei cittadini presenti nello Stato, pubbliche o private, appoggio delle classi sociali inferiori, in modo da unire tutte le classi; la sostituzione di una Chiesa di Stato a favore di un credo comune basato sulla difesa della patria e una rigida obbedienza a determinati dogmi dettati dal regime; ma soprattutto uno Stato oppressivo e accentratore che fa leva su personalità forti e che toglie autonomia a ogni istanza sociale e individuale. <13
Un elemento che invece accomuna questi due sistemi totalitari è la capacità persuasiva di cui godevano entrambi i leader. Hitler, per esempio, fu in grado a più riprese di ordinare e determinare il livello di barbarie che avrebbe voluto compiere, attraverso discorsi pubblici intrisi di odio che diedero il via ad azioni di discriminazione contro gli ebrei e gli altri “nemici dello stato”. Da questo punto di vista, Hitler riuscì sempre ad avere un forte sostegno per le sue folli idee; e questo era un consenso che veniva dalla base del partito ma anche dagli stessi cittadini, i quali appoggiavano ciò che Hitler voleva. Da qui nasce l’idea di “lavorare a favore del Führer” per poter mettere in opera il suo mandato. Hitler riuscì a trasmettere una serie di motivazioni sociali, a volte contradittorie e in conflitto tra loro, che favorirono la promozione degli obiettivi nazisti strettamente connessi con le personali ossessioni ideologiche del dittatore. <14 L’autorità carismatica di cui godeva Hitler può essere utile per spiegare i legami che egli aveva con le diverse forze sociali e politiche che gli permisero di liberarsi di ogni vincolo istituzionale e portare avanti la sua battaglia per l’egemonia in Europa. <15 Gli uomini che lavoravano per Hitler seguirono ciecamente ciò che egli comandava di fare, perché credevano che ciò fosse giusto per la Germania. Anche sotto Stalin si agiva per il bene del partito con Stalin posto come guida, ma la devozione al partito bolscevica e alla causa comunista era già stata costruita in precedenza da Lenin. Stalin seppe a suo modo rafforzare il sistema del terrore sovietico e allontanare coloro che egli riteneva “nemici del popolo”.
Ad ogni modo, il processo di realizzazione di un sistema totalitario, in entrambi i casi, non fu immediato: la Russia sovietica imboccò la strada del totalitarismo solo verso il 1930 e la Germania solo dopo il 1935. Fino a quel momento, entrambi i paesi, nonostante presentassero già un gran numero di elementi totalitari, potevano essere considerate delle dittature di partito unico. <16
[NOTE]
12 Évelyne Pisier, Olivier Duhamel, François Châtelet, Historia del pensamiento politico, Madrid, Editorial Tecnos, 2006, pp. 228, 229.
13 Ivi, p. 194.
14 Ian Kershaw, Mosche Lewin, Stalinismo e nazismo, dittature a confronto, Roma, Editori Riuniti, 2002, p.140.
15 Ivi, p. 141.
16 P. Costa, H. Arendt, Cit. 2011, cap.10, doc. 3734.
Mattia Gozzi, Tra il bene e il male nel sistema concentrazionario totalitario: riflessioni sulla zona grigia, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno accademico 2016/2017

Curiosamente l’aggettivo “totalitario” fu coniato da Giovanni Amendola, <23 giornalista e parlamentare antifascista, il quale, ovviamente, si riferiva al regime mussoliniano: alcune misure adottate dai fascisti, come le leggi fascistissime del 1926, <24 si configuravano infatti come provvedimenti lesivi rispetto alla libertà personale.
Viste le precedentemente citate organizzazioni con le quali il fascismo dovette scendere a dei compromessi, Hannah Arendt, colei che, con il suo “Le origini del totalitarismo”, ha stabilito un vero e proprio spartiacque fra la preparazione e l’affermazione del concetto di totalitarismo, <25 decise invece di non includere il fascismo fra i regimi totalitari.
Questa disputa inerente ad una mera questione terminologica è in realtà fine a sé stessa, in quanto il totalitarismo non è mai una «forma compiuta e definita». <26
[NOTE]
23 SIMONA FORTI, Il totalitarismo, Laterza, Roma-Bari 20053 (1a ed. 2001), p. 3.
24 Dizionario dei fascismi, pp. 381-382.
25 FORTI, Il totalitarismo, p. 33.
26 GENTILE, Fascismo, p. 169.
Filippo Cerantola, Franco Freda e la destra radicale italiana. Vicende, personalità e movimenti dagli anni ’50 ad oggi, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari Venezia, Anno Accademico 2011/2012

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Pensionato di Bordighera (IM)
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