E proprio dello scandalo si serve Vitaliano Brancati come sottile arma dell’ironia

Esiste una stretta connessione, secondo la maggior parte della critica, tra il tema politico e quello del gallismo nelle opere brancatiane, sia quelle giovanili che quelle più recenti. Nonostante il gallismo emerga maggiormente nei tre romanzi Don Giovanni in Sicilia, Il bell’Antonio e Paolo il caldo, romanzi che, appunto, costituiscono la “trilogia del gallismo”, e nella commedia La governante, è nei romanzi giovanili L’amico del vincitore e Singolare avventura di viaggio che esso inizia a prendere forma, come rileva Giuliano Manacorda, il quale ammette che il fascismo coincide con il gallismo. Quest’ultimo, per Manacorda, consiste «nella metafora della società fascista tronfia e vanagloriosa, millantatrice di avventure impossibili, conquistatrice a parole del mondo» <65 che ha affascinato lo scenario italiano.
La notorietà di Vitaliano Brancati è soprattutto legata al tema del gallismo che, per la maggior parte della critica, lo rende addirittura, come afferma Giulio Ferroni, «una “caratteristica” della letteratura, un “minore” attento più a tracciare figurine paradossali di siciliani variamente allupati, ossessionati dal desiderio della donna, e soprattutto dal piacere di discorrere sulla donna». <66
Secondo Vitaliano Brancati, “il gallismo consiste principalmente nel dare a intendere di essere in possesso di una straordinaria forza virile. Molti uomini italiani sono bruciati da questa smania, e in modo particolare gli uomini politici. Mussolini sarebbe ‘durato’ pochi mesi, se fosse stato un impotente o un casto. Hitler non fu preso sul serio per parecchio tempo in Italia, a causa principalmente di una voce che correva sulle sue prerogative maschili”. <67
Quindi il gallismo può essere interpretato come tutto quello a cui qualsiasi uomo aspira, anche se spesso, come è stato per il fascismo, ne consegue la delusione nel momento in cui non si ottiene ciò che si desidera. Questo va a confermare «l’atteggiamento di potenziale consenso verso il regime dei casti amatori del Don Giovanni in Sicilia e il potenziale e scandaloso dissenso dell’inettitudine sessuale di Antonio Magnano ne Il Bell’Antonio». <68
Secondo Emilio Cecchi, il gallismo può essere considerato una «festosa trasposizione di motivi di costume locale in stile balletto o d’opera giocosa, in una prosa di letteratura giornalistica, scanzonata e beffarda, saturata di sensualità vigorosa resa più ghiotta con i condimenti di un indiavolato e tuttavia innocente scandalismo». <69
E proprio dello scandalo si serve Vitaliano Brancati come sottile arma dell’ironia per beffeggiare quella società un po’ bigotta e conservatrice, tipica soprattutto dei paesi del sud Italia, che egli critica fortemente, come tutto ciò che inneggia il fascismo: giovinezza, violenza, obbedienza, nazionalismo e conformismo.
Marco Romanelli ha messo in risalto l’equivoco, da parte della critica, secondo cui il percorso di Vitaliano Brancati incentrato sul gallismo avesse delle fratture. In un primo momento lo scrittore annulla «la sensualità nel grottesco del gallismo (Don Giovanni in Sicilia, I Piaceri, Don Giovanni Involontario)», per proseguire, successivamente, all’esaltazione della donna «in cui predomina la categoria del “candore” (Agata Borrello nelle Nozze difficili, Barbara Puglisi ne Il Bell’Antonio)», terminando con il riconoscersi nell’opposizione «tra Eros e Logos, che tende ad individuare nel sesso la disfatta della ragione (La governante, Paolo il caldo)». <70 Romanelli, di contro, riconosce il gallismo in maniera determinante nel romanzo Don Giovanni in Sicilia e nella commedia Don Giovanni involontario e in maniera velata nella prima parte de Gli anni perduti e in alcune prose de I piaceri. Invece con Il bell’Antonio e Paolo il caldo Vitaliano Brancati si distacca dal tema del gallismo. Sono anni in cui si «definisce il suo antifascismo e si precisano i contorni dell’equivoco in cui è caduto». <71 E l’inganno a cui fa riferimento, quello del regime fascista, è strettamente connesso al gallismo.
Mentre nel romanzo del 1949, Il bell’Antonio, il gallismo può apparire, secondo Peritore, come «una metafora polemica e politica», <72 Paolo il caldo, il “romanzo di crisi”, è considerato dalla critica come il romanzo in cui il tema del gallismo si estende fino a identificarsi con altre forme: stupidità, rovina e senso della morte. Secondo Emilio Cecchi il gallismo si trasforma «in una malattia di natura diabolica. Paolo Castorini è un ossesso, un vero e proprio dannato». <73 Dello stesso parere è Enrico Falqui quando dice che in Paolo il caldo “tutta quell’orgia di gallismo, […] peggiorata dalla circostanza d’esser più fantastica che realizzata, più lambiccata che goduta, gli si era mutata in cupa ossessione. E dalla farsa della superpotenza era trascorso nella farsa dell’impotenza; dall’apoteosi all’ignominia; dal rigurgito di vita al rattrappimento della nevrosi; dall’elogio al disprezzo della carne”. <74
Forse, quindi, l’intento di Brancati era quello di venire fuori dalla ‘prigione’ del gallismo, in cerca di una salvezza a cui aspirava da tempo, come traspare anche nei precedenti romanzi: in Don Giovanni in Sicilia il gallismo è vissuto con spensieratezza dal protagonista e descritto con ironia dall’autore, ma nel finale quest’ultima lascia spazio alla sconfitta della sensualità; ne Il bell’Antonio lo scrittore assume toni tragici poiché il gallismo descritto è solo immaginato, non reale. È un ‘gallo’, quindi, quello che Brancati rappresenta sotto tre diversi aspetti: vitale in Don Giovanni in Sicilia, fittizio ne Il bell’Antonio ed espiato in Paolo il caldo, surrogato, probabilmente, dello stesso Brancati, che attraverso i suoi personaggi giunge alla purificazione dalle colpe del passato.
[NOTE]
65 P.M. SIPALA, Vitaliano Brancati, Firenze, Le Monnier, 1978, p. 120.
66 G. FERRONI, Lo scrittore più meridionale d’Italia, cit., p. XL.
67 V. BRANCATI, Diario Romano, in Opere, cit., p. 380.
68 MARCO MANOTTA, Il malumore del liberale. Vitaliano Brancati e il suo tempo, a cura di Neil Novello, Roma, Carocci editore, 2004, p. 76.
69 EMILIO CECCHI, Brancati e l’opera buffa, in «Corriere della Sera», 27 ottobre 1954.
70 MARCO ROMANELLI, L’equivoco di Brancati, in «Studi Novecenteschi», vol. 17, n° 39, giugno 1990, p. 168, https://www.jstor.org/stable/43449101 (data di ultima consultazione 25/08/2019)
71 Ibidem.
72 GIUSEPPE AMOROSO, Brancati, Firenze, Le Monnier, 1978, p. 106.
73 E. CECCHI, Paolo il caldo, a cura di Geno Pampaloni, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1975, p. XV.
74 Ivi, p. XVI.
Viviana Cannata, Vitaliano Brancati: itinerario critico tra Sciascia e Moravia, Tesi di laurea, Università Ca’ Foscari di Venezia, Anno accademico 2018/2019

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Pensionato di Bordighera (IM)
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