Le elezioni politiche del 19 maggio non risvegliarono l’interesse degli studenti italiani in agitazione

D’altra parte proprio questo corteo del 17 maggio 1968 può permettermi una breve digressione in merito alle posizioni che i movimenti studenteschi studiati espressero circa la tornata elettorale che elesse i rappresentanti per la quinta legislatura della Repubblica.
In quel momento la Statale di Milano era ancora parzialmente occupata, mentre nella tendopoli di Largo Gemelli si andava preparando la quarta occupazione della Cattolica.
Le mie fonti di polizia, tanto dettagliate nel descrivere toni e contenuti delle principali assemblee studentesche, non riportano particolari indicazioni di voto emergenti dai gruppi universitari milanesi, anche se senza dubbio questo corteo del 17 maggio può rappresentare almeno simbolicamente una sincera presa di distanza del movimento studentesco locale dalla politica ufficiale dei partiti ‘adulti’. Circostanza che sembra confermata invece da una mozione studentesca votata alla Statale sabato 18, e riportata in stralcio sul Corriere. “Il movimento ha espresso, sia pure in forma confusa, il rifiuto del metodo parlamentare come metodo valido per modificare i rapporti di classe dello Stato italiano. […] Il movimento studentesco ribadisce la sua volontà di lottare a tutti i livelli contro lo Stato borghese anche al di là della truffa elettorale, per cui agli sfruttati è permesso ogni cinque anni di decidere chi
saranno i loro sfruttatori”. <628
In ogni caso l’indicazione prevalente all’interno dei movimenti studenteschi italiani fu quella della scelta astensionista, nella formula della scheda bianca o in quella della totale diserzione dell’urna.
L’unica esplicita indicazione di voto è legata ad uno dei leader studenteschi romani, Oreste Scalzone, che per’altro aveva subito un periodo di ricovero forzato dopo l’episodio dell’irruzione missina del 16 marzo alla Sapienza di Roma.
Scalzone aveva espresso le sue indicazioni di voto in un pamphlet <629 scritto in aprile, quando ancora era ricoverato in clinica. Alcune delle sue motivazioni possono offrire un’idea di quali fossero le diverse posizioni dei leader del movimento in materia elettorale. “Quando seppi, in clinica, che i maoisti <630 avevano cominciato a prendere posizione per la scheda bianca alle elezioni, pensai che il movimento fosse una realtà ancora troppo settoriale per dare un’indicazione del genere, e che la scelta astensionista ci avrebbe tagliato fuori da qualsiasi possibilità di “sfondamento” in direzione della classe operaia, che ancora si riconosceva in modo maggioritario nel sindacato di classe e nel partito comunista. […] Il voto rosso mi sembrava insomma una porta stretta attraverso cui accreditare il movimento studentesco come movimento di contestazione radicale agli occhi della classe operaia (che, a mio parere, non avrebbe capito un atteggiamento di astensione o di scheda bianca, lo avrebbe scambiato per una manifestazione di corporativismo piccolo-borghese). Devo dire che all’epoca, pur essendo uscito dalla Fgci da due anni, […] non avevo ancora incontrato le teorie “operaiste”, e soprattutto non avevo ancora vissuto le esperienze della contrapposizione tra autonomia operaia e regolamentazione e gestione sindacale e di partito delle lotte. Approfittando del fatto […] di essere costretto a un periodo di inattività […] misi mano a un opuscolo sulla scheda rossa, per il voto al Pci e al Psiup alle elezioni del 19 maggio. […] Un ampio settore del movimento capì poco la mia presa di posizione che sembrava parlamentarista e istituzionale, da compagno di strada del Pci. Si saldavano, in questo atteggiamento diffuso tra i quadri intermedi del movimento, la diffidenza nei confronti del partito comunista di quelli che non l’avevano
conosciuto, il risentimento degli ex comunisti e il discorso ideologico contro il “revisionismo” diffuso nei settori “emmellisti”. […] Con in testa queste idee andai a un incontro fra alcuni compagni del movimento e il segretario del Pci Luigi Longo. Eravamo sei o sette, fra cui Alberto Olivetti, Luigi Moretti, Fabrizio D’Agostini e io […]. Mancavano altri compagni che avevano un ruolo di primo piano nel movimento”. <631
In realtà l’astensione non era un’indicazione dei soli “maoisti”. Fra i gruppi minoritari la maggior parte propendeva per la scheda bianca, e il Pci lo sapeva perfettamente.
“Non è di scarso rilievo il tramestio che sul piano elettorale si registra in campo comunista. A Bologna sono comparse sui muri della città numerose scritte che invitano a “votare per Mao”. Questo slogan corrisponde agli orientamenti “filocinesi” del partito comunista d’Italia (marxista-leninista) […]. Altri gruppi di dissidenti estremisti del PCI e del PSIUP come il “Centro marxista” e “Potere operaio” svolgono a loro volta un’attiva propaganda per far votare scheda bianca ai propri simpatizzanti. […] Analoghe manifestazioni da parte di elementi estremisti si registrano anche in altre città. Alla sede di via delle Botteghe Oscure non si nascondono le preoccupazioni per le ripercussioni che tali manifestazioni possono avere sul risultato elettorale del PCI anche se si cerca di minimizzare l’importanza”. <632
Tra gli studenti romani, oltre ai trotzkisti Franco Russo <633 e Paolo Flores D’Arcais <634, moltissimi altri sono per l’astensione. “[Un’] assemblea si è volta, nel pomeriggio di oggi, nell’aula prima dell’Istituto di Fisica, con la partecipazione di circa 150 studenti. Al termine dell’assemblea […] è stata affissa una pagina del periodico anarchico “Umanità Nuova”, che riporta l’invito ai lavoratori a non votare”. <635
Se il movimento di Roma ha opinioni diversificate quello di Palazzo Campana a Torino si era espresso chiaramente già due mesi prima del voto. I leader studenteschi torinesi avevano dato indicazioni per la scheda bianca nel corso del Convegno nazionale del movimento studentesco di Milano, tenuto il 10 e l’11 marzo alla Statale occupata. “Il gruppo di Torino […] ha svolto un attacco alla classe politica italiana in toto, non risparmiando dure critiche perfino al Partito comunista e al PSIUP. I torinesi hanno affermato in sostanza che il PCI ha utilizzato la ribellione studentesca strumentalmente per suoi fini generali, e che il PSIUP, pur lasciando una certa libertà ai suoi simpatizzanti, non ha ben capito il valore dell’attuale “svolta” studentesca. I torinesi quindi – conseguenti a tali categoriche considerazioni – hanno invitato gli studenti italiani ad astenersi dal voto nelle prossime elezioni politiche generali del Paese. “Votate scheda bianca”, è stato il loro slogan, che non ha mancato di suscitare sensazione nell’assemblea, e che non mancherà evidentemente di lasciare interdetti i dirigenti dei due partiti […]”. <636
Le elezioni politiche del 19 maggio non risvegliarono l’interesse degli studenti italiani in agitazione, o comunque, a mio modesto avviso, non costituirono uno dei principali nodi attorno a cui alimentare dibattiti ed assemblee pubbliche, soprattutto nel periodo delle prime settimane di maggio. A prescindere da queste prese di posizione dei leader, infatti, cui si contrapponeva fra l’altro una certa ambiguità da parte dei vertici dello stesso Pci <637, gli studenti in quel momento storico guardavano prevalentemente a Parigi e alla sua insurrezione, semmai, che rubava moltissimo spazio alle tradizionali tribune politiche pur presenti sulla stampa quotidiana nazionale.
[NOTE]
628 Da Sbarrata l’università, «Corriere della Sera», 19/5/1968, p. 8.
629 Cfr. O. Scalzone, Studenti, partiti ed elezioni politiche, Feltrinelli, Milano 1968.
630 Riferendosi ai ‘maoisti’ Scalzone intende la parte della base studentesca romana che si richiamava alle posizioni di Luca Meldolesi e Nicoletta Stame, che furono poi tra i fondatori di un gruppo effettivamente ‘maoista’, l’Uci (ml) (Unione dei comunisti italiani (marxisti-leninisti)).
631 Da O. Scalzone, Biennio rosso cit., pp. 62-64.
632 Da I filo-cinesi estremisti del PCI e del PSIUP sono invece per la scheda bianca – Discorsi sono stati pronunciati da La Malfa, Nenni, Andreotti e Paolo Bonomi, «Il Messaggero», 14/5/1968, p. 9.
633 “Scalzone in quell’occasione ebbe una caduta politico-culturale andando all’incontro con Longo: glielo rimprovererò fino all’ultimo dei miei giorni perché aprì un varco al Pci; anche a me venne proposto di andare, ma insieme a Bernocchi e Flores rifiutai, e mentre l’estremista Scalzone invitò a votare scheda rossa, noi ci pronunciammo per la scheda bianca”; dalla testimonianza di Franco Russo in G. Orsina e G. Quagliariello (a cura di), La crisi del sistema cit., p. 485.
634 Flores D’Arcais era a Parigi a metà maggio, tornò in patria proprio per annullare la scheda. “Con l’incontro tra Longo e Scalzone fu tentata un’operazione che vide coinvolta solo una parte del movimento studentesco, dato che la maggior parte di esso era per la scheda bianca. Voleva essere una scelta attiva: ricordo che per le elezioni tornammo da Parigi con un treno speciale […]. La maggior parte di noi tornò per votare e annullare il voto, perché volevamo appunto dare con il voto nullo il senso di un movimento che diceva no anche a quella opposizione.”; dalla testimonianza di Paolo Flores D’Arcais in G. Orsina e G. Quagliariello (a cura di), La crisi del sistema cit., p. 219.
635 Dalla comunicazione riservata del questore del 8/5/1968, in ACS, Ministero Interno, Gabinetto, 1967-1970, b. 354, fasc. 15.584/69, Roma Università, sottofasc. 2.
636 Da G. Barillà, Il convegno degli universitari aperto a Milano – A confronto i metodi e gli scopi della protesta, «Il Messaggero», 11/3/1968, p. 13.
637 Anche il partito comunista aveva diversi punti di vista sul movimento studentesco, a ben guardare. In estrema sintesi è possibile dire che una parte vedeva con favore le tesi che aprivano agli studenti, ed era quella rappresentata da Longo, segretario del Pci (cfr. L. Longo, Il movimento studentesco nella lotta anticapitalista, «Rinascita», 3/5/1968), mentre un’altra si schierava nettamente contro l’“estremismo” del movimento, e poneva semmai al partito l’idea di dover lottare “su due fronti”, la Dc e gli studenti (cfr. G. Amendola, Necessità della lotta su due fronti, «Rinascita», 6/6/1968).
Fabio Papalia, Il Sessantotto italiano nella dinamica delle occupazioni e dei cortei. Un confronto tra i movimenti studenteschi di Torino, Milano e Roma, Tesi di dottorato, Università degli Studi Roma Tre, Anno accademico 2010/2011

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