Stimolo arrivò sano e salvo a Genova

La quinta missione speciale condotta da una delle squadre a bordo del sottomarino Axum e denominata Maria Giovanna, fu compiuta in Liguria. Il 5 dicembre 1943, Enzo Stimolo, nome in codice “Corvo”, che aveva già preso parte alla citata prima squadra a Roma, sbarcò, insieme con il radiotelegrafista Aldo Montesi, “Maria Giovanna”. Bourgoin ordinò a “Corvo” di andare a prendere suo fratello Luigi, “Civetta”, che era a Roma e di procedere immediatamente verso Genova per stabilire ivi il suo Quartier Generale e costituire una rete di agenti nella regione Liguria. Stimolo arrivò sano e salvo a Genova e stabilì immediatamente il collegamento con il Quartier Generale. Nello stesso tempo, intorno alla metà di febbraio, Bourgoin, che aveva pianificato due missioni denominate Richmond IV e V, decise di far atterrare sulla costa ligure, vicino a Sanremo, gli agenti che componevano le squadre incaricate delle predette missioni. A Stimolo “Corvo” fu ordinato di posizionarsi sulla spiaggia con la sua attrezzatura radio, in maniera tale da poter assicurare un costante collegamento diretto con le due spedizioni, prima del programmato atterraggio. Nel frattempo, Bourgoin e le due squadre sorvolavano la Corsica, con tutti gli uomini e l’equipaggio, in attesa di ricevere segnali da “Corvo”. Sfortunatamente, anche la missione di Stimolo e compagni non ebbe successo. L’epilogo fu così delineato dallo stesso capitano Bourgoin: “Sfortunatamente, al loro arrivo presso la stazione ferroviaria [di Sanremo, nda], la guardia doganale volle ispezionare la valigia nella quale era custodita l’attrezzatura radio. Stimolo tolse la valigia dalle mani del suo radio operatore e gli disse di scappare; repentinamente, si voltò indietro e sparò al doganiere un colpo di pistola; saltò sopra la barriera e sparì in mezzo alla folla. La radio andò perduta e Stimolo contattò immediatamente il Dottor Beltramini per avvertirlo di cancellare l’operazione in quanto non era più in tempo” <67.
L’episodio fu riportato in una versione parzialmente differente dal radio operatore Aldo Montesi, il quale, a differenza di quanto testimoniato da Bourgoin, non menzionò l’uccisione del doganiere, riferendo, al contrario, che “Corvo” era scappato, mentre l’altro lo aveva inseguito sparando. Infine, Montesi raccontò di essere restato immobile e, quindi, arrestato anche se poi, avendo risposto in modo non sospetto, fu solo perquisito e finalmente rilasciato: “Non trovarono niente di incriminante e io offrii a ciascuno un pacchetto di sigarette che accettarono […]. Entrai in un ristorante per distruggere il piano di trasmissione e il cifrario che avevo in tasca […] Presi il treno per Genova” <68.
Successivamente, il capitano Bourgoin paracadutò a Stimolo un’altra apparecchiatura radio sulle Alpi e quest’ultimo la trasportò a Genova. L’agente iniziò così a svolgere un lavoro molto interessante grazie al quale furono ottenute informazioni militari di grande valore. Stimolo si predispose a lanciare uno speciale segnale ogni sera nella quale i convogli della flotta tedesca salpavano dalla baia di Genova per rifornire il fronte meridionale. Grazie a queste informazioni, un gran numero di navi tedesche furono fatte saltare in aria dalle forze militari alleate sia aeree sia marine. Sfortunatamente a causa di una denuncia, la radio e un gran numero di agenti furono catturati dai tedeschi i quali continuarono a tenerla in funzione per indurre gli Alleati a pensare di essere ancora in contatto con i loro agenti. Sennonché, grazie all’opera della X-2 Branch, il servizio di controspionaggio dell’OSS, il pericolo di una fuga di notizie con i prevedibili gravi danni all’avanzata alleata in Italia fu scongiurato. L’incidente fu così raccontato dal capitano Bourgoin che, tuttavia, non chiarì il ruolo dei fratelli Stimolo: “Immediatamente notai che la radio, denominata “Maria Giovanna” era nelle mani delle SS tedesche e che il nemico tentava così di strapparci informazioni nonché di incoraggiarci ad avviare operazioni di sbarco sulla costa della Liguria. A quel tempo la nostra X–2 Branch si stava occupando del traffico dei cablogrammi inviati e ricevuti da quella stazione radio allo scopo di ingannare i Tedeschi con un triplo gioco. Stimolo e suo fratello sparirono” <69.
Secondo un rapporto stilato da Jesus James Angleton, responsabile della X-2 Branch, ‘la radio “Maria Giovanna” e “Falco” furono catturati dal tenente Sismel a Genova e posti sotto la sua custodia nella camera n. 421 della Casa dello Studente (…) sotto la direzione del Quartier Generale di Verona’. I due agenti, arrestati a causa delle ‘indiscrezioni e associazioni di Corvo [Stimolo Enzo]’, riuscirono ad avvertire la base di essere super vigilati dai tedeschi senza farsi sospettare dai tedeschi. Portati a Bolzano e usati come ostaggi, riuscirono, approfittando di un’incursione aerea alleata a fuggire e infine raggiungere la Milano liberata <70.
Anche la missione Maria Giovanna prova, quindi, che vi fu un’aspra competizione tra le differenti sezioni dell’OSS e, nel caso di specie, tra il SI e l’OSS/V Army Detachment, nascente anche da un divergente punto di vista rispetto al rapporto che ciascuna Divisione dei servizi segreti americani intrattenne con l’italiano SIM, che si riflesse sulla stessa coerenza dei rispettivi resoconti. Infatti, Peter Tompkins, agente del SI, volle, non a caso, evidenziare la responsabilità dei fratelli Stimolo nel fallimento della missione, poiché, in ossequio alle direttive di Badoglio e del SIM, essi ne avevano boicottato il risultato <71, mentre Bourgoin, al contrario, ne enfatizzò il ruolo.
Intanto, si tennero numerosi incontri in cui si discusse su come migliorare l’efficienza delle squadre dell’OSS che lavoravano nell’Italia occupata dai Tedeschi. All’uopo furono previsti sia aiuti finanziari sia operazioni di aviolancio. Il generale Donovan, che era allora arrivato in Italia, approvò i piani concernenti le future azioni militari alleate e, in vista dello sbarco alleato ad Anzio in corso di preparazione, decise che sarebbe stata auspicabile una stretta cooperazione tra i suoi agenti in Italia, la Resistenza nell’Italia occupata dal nemico e l’azione militare della V Armata americana. Mr. Moris ebbe l’incarico di organizzare l’aiuto finanziario alle formazioni partigiane e, a tal fine, dieci milioni di lire furono accreditati sul conto corrente della Innocenti & Co. a Napoli; la relativa ricevuta fu presa in consegna da Maurizio Moris, che, al suo ritorno a Roma, avrebbe riscosso la medesima somma presso la sede centrale della Innocenti & Co <72. Questa somma fu, quindi, messa a disposizione di Menicanti, che fu nominato capo di tutte le formazioni di agenti nel nord dell’Italia.
[NOTE]
67 ‘Unfortunately, when arriving at the railway station, the customs officer who was at the gate wanted to inspect the suit case in which the radio set was contained. Stimolo took the suitcase out of the hands of the radio operator and told him to escape. He suddenly turned back to the customs officer and killed him with a pistol shot. He jumped over the fence and disappeared in the middle of crowd. The radio set was lost and Stimolo contacted immediately Dr. Beltramini in Milano in order to have the operation cancelled which we did in time’. A. Bourgoin, Ivi, p. 91.
68 Il rapporto Montesi (NARA RG 226, E. 124, B. 30), è citato da P. Tompkins che, a tal proposito, riportava anche la testimonianza di tale Tristano Luise “Dattilo” che avrebbe preso parte alla missione con “Corvo”, “Civetta” e Montesi, di cui invece Bourgoin non faceva menzione. P. Tompkins, L’altra Resistenza cit., pp. 400 e 401.
69 ‘I saw immediately that the radio set which was called Maria Giovanna, was in the power of the German SS and the enemy tried to obtain information from us and also encouraged us to make landing operations on the Ligurian Coast. The traffic of the set, cables received and sent us is presently handled by our X-2 Branch in order to triple cross the Germans. Stimolo and his brother have disappeared.’ A. Bourgoin, From 20th September 1943 to 26th January 1945 cit., pp. 91 e 92.
70 Il rapporto di J.J. Angleton è citato da P. Tompkins in L’altra Resistenza cit., pp. 128, 129 e 401.
71 P. Tompkins, Ivi, pp. 128 e 129.
72 L’episodio è confermato da P. Tompkins, Ivi, p. 54. Questo sistema di trasferimento di fondi dagli Alleati alla Resistenza resterà pressappoco lo stesso nel corso dei due anni successivi. In particolare, dopo l’accordo del dicembre 1944 tra il CLNAI e il SACMED, Alfredo Pizzoni, Presidente del CLNAI, ovvero il “banchiere“ della Resistenza, propose che le somme fossero versate alle filiali romane del Credito Italiano e Banca Commerciale Italiana, per poi chiedere ai dirigenti delle filiali dei predetti istituti nell’Italia del Nord di consegnargli i predetti importi “sulla fiducia”. A. Pizzoni, Alla guida del CLNAI cit., pp. 221 e ss.
Michaela Sapio, Servizi e segreti in Italia (1943-1945). Lo spionaggio americano dalla caduta di Mussolini alla liberazione, Tesi di Dottorato, Università degli Studi del Molise, 2012

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Pensionato di Bordighera (IM)
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