Langer condannava una politica fatta di muri di odio ed isolamento

Nel 1979, in un articolo pubblicato su “Alto Adige”, Alex Langer mette in guardia sui possibili sviluppi della segregazione razziale, e attacca duramente la proposta del prof. Acquaviva, che definisce “una tendenza libanese e cipriota” finalizzata alla netta separazione delle due culture tedesca ed italiana:
“Chi propone di spartire il territorio. Qualcun altro proponeva nelle file più etnocentriche ed anche un po’ naziste della SVP di prevedere cantoni etnici, quartieri-ghetto per tedeschi e per italiani. La logica e la stessa. Sottrarsi al fastidio ed alle complicazioni che la compresenza degli “altri” comporta, procedendo alla netta divisione.” <63
Langer vede già chiaramente le conseguenze di una politica di separazione e, con forza, condanna questa politica fatta di muri di odio ed isolamento:
“Ma si rende conto dove porta tutto questo? Come minimo alle opposte campagne demografiche: “fare tanti figli tedeschi”, fare tanti figli italiani”. Ed alla lotta centimetro per centimetro per difendere o conquistare terra, case, persone […] Magari con scambi di popolazione, come lei suggerisce, per togliere l’incomodo delle minoranze.” <64
La pericolosità di una logica del contrasto porta all’esasperazione del conflitto e delle divisioni ma, cosa ancor più preoccupante, può degenerare in violenza organizzata:
“Dalla separazione alla contrapposizione, al contenzioso continuo, alla spirale di ritorsione e magari di rappresaglia, il passo è breve: un intrinseco antagonismo etnico e immanente non solo alla pratica politica predominante, ma allo stesso assetto delle nostre strutture autonomistiche.” <65
Dal 1986 al 1988 in Alto Adige si verificano ben quarantasei attentati dinamitardi, il terrore delle violenze e la paura trasformano la regione in un’enclave nazionalista:
“Il terrorismo è ormai un brutto convitato di pietra delle vicende sudtirolesi. E potrebbe ripresentarsi in ogni momento, purtroppo. Gli attentati della “nuova serie” che si può far risalire al 1986 e che con particolare virulenza si sono manifestati nei giorni caldi della campagna elettorale per le elezioni politiche del 1987 ed in quella per il rinnovo del Consiglio regionale (ottobre-novembre 1988), dopo aver fatto la loro comparsa a intervalli irregolari anche nei mesi trascorsi.” <66
L’ombra del terrorismo di matrice etnica contribuisce a spostare l’elettorato italiano verso posizioni radicali, favorendo il Movimento Sociale Italiano.
“Fatto sta che la teatrale scoperta dei presunti attentatori austro-tirolesi immediatamente prima delle elezioni regionali del 1988 ha ulteriormente rafforzato l’effetto politico delle bombe e la fin troppo facile evidenza del loro impatto: nella comunità italiana si è ingenerata paura, rabbia e risentimento anti-tirolese, rafforzati dall’impressione che poi le piste destabilizzanti siano sempre quelle dell'”irredentismo tirolese”. <67
Langer attacca chiaramente la politica della SVP, che sfrutta la paura ed il conflitto entico per ricavarne sostegno elettorale:
“Una forte spinta verso il voto missino ne è nata nella comunità italiana, nel 1987 […] e si è ripetuta nelle elezioni regionali 1988. Forse brutta politica, quella che burattinai ignoti fanno attraverso le bombe”! <68
Tra il 1990 ed il 1999 il PE intraprende iniziative a favore delle minoranze linguistiche di tutt’Europa, valutando le necessità non solo di tedeschi e ladini in Alto Adige, ma anche di scozzesi, gallesi, baschi, gaelici, francoprovenzali, etc.
Il 15 settembre 1991, al Brennero, ha luogo un raduno pan-tirolese, che – sulla scia dei venti indipendentisti che soffiano dall’Europa dell’est – sostiene a gran voce i diritti delle minoranze etniche locali <69. L’esclusione arbitraria dalla manifestazione dei sudtirolesi di madrelingua italiana fa comprendere il clima dell’evento. La risposta di Alex Langer contro questa logica dei blocchi è: “Una prospettiva di non allineamento in questa guerra cinica” <70, egli con decisione afferma: “Noi dobbiamo dire che nessuno da qui deve doversene andare.” <71 In un articolo pubblicato su “Micromega” <72, nel gennaio del 1987, egli condanna l’indifferenza di chi pensa che la situazione si possa pacificare da sé:
“Le probabilità che le cose si aggiustino da sole e che le tensioni si dissolvano sono scarse. La pura continuazione della linea sin qui seguita da tutte le parti in causa promette di far crescere ulteriormente la divaricazione tra i gruppi linguistici conviventi …” <73
Seguono una serie di domande che vogliono spingere non solo alla riflessione, ma alla reazione del lettore:
“È pensabile che si avvii un processo di correzione democratica e quindi di rilancio e rivitalizzazione dell’autonomia altoatesina? Ed è pensabile che tale processo di riforma si innesti, riqualificandolo, sull’iter di completamento dell’attuazione del “pacchetto”, al termine della quale dovrebbe finalmente chiudersi la fase internazionale e vertenziale della vicenda sudtirolese?[…] Non varrebbe allora forse la pena che il governo italiano si assumesse […] le sue responsabilità e procedesse ad emanare unilateralmente le norme mancanti per l’attuazione autonomistica, iniziando contemporaneamente l’opera di ripulitura democratica degli ingranaggi sin qui costruiti? […] Visto insomma che il meccanismo concordatario ha portato al logoramento ed alla paralisi, non sarebbe forse giunta l’ora di costringere ciascuno ad assumersi le proprie responsabilità con atti e scelte unilaterali e coerenti?” <74
La risposta del pacifista a questi interrogativi è chiara: “Ora bisogna che si creino, finalmente, e prima che sia troppo tardi, le condizioni politiche.” <75
L’ostruzione alla logica del conflitto etnico arriva dalla gente comune (siano i giovani di Bressanone o un pasticcere ed un panettiere di Nalles) che si mobilita per creare un clima di distensione. Se il terrorismo non può essere fermato dal singolo cittadino: “Si deve almeno operare per non lasciarsene ricattare”, perché “la voce di centinaia di giovani merita ben altro ascolto che quella di qualche criminale e sconosciuto bombarolo.” <76
Nel frattempo, non solo la conoscenza, ma “il seme dell’amicizia” tra vicini di casa porta i primi frutti: le dimissioni di Sylvius Magnago dalle cariche della SVP, la politica pro bilinguismo e gli sforzi locali per trovare una convivenza civile, conducono ad una lenta distensione <77.
Lo stesso Langer, in un articolo del 1993, riscontra un effettivo cambiamento nello stile di vita della regione. Artefici di questo nuovo modo di vivere sono sicuramente i Verdi, che assecondando la tradizionale cultura contadina locale, nel rispetto e nella tutela del paesaggio locale, avvicinano le due comunità. La gestione politica della regione rimane, tuttavia, sotto il controllo della maggioranza rappresentata dal Volkspartei. Le incomprensioni all’interno dei Verdi privano il movimento del vigore necessario a scalzare la Svp; Langer sembra ormai stanco dei giochi di potere italiani e decide di allontanarsi dalle problematiche locali che tanto lo hanno impegnato:
“ Dopo queste elezioni regionali intendo ritirarmi un po’ dalla politica interna, altoatesina in genere e della lista in particolare. E’ davvero cominciato il dopo Langer… non è per me una scelta del tutto facile… Tuttavia mi facilita non solo la consapevolezza delle nuove energie e spinte che già si vedono, ma anche il pensiero che togliendomi di torno si leva anche un bersaglio, e così qualche occhio dovrà affinarsi meglio per cercare travi e pagliuzze altrove.” <78
[NOTE]
63 Id., Non giochiamo con il fuoco, cit., p. 162.
64 Ibidem, pp. 161-163.
65 Ibidem, p. 162.
66 Id., Il Sudtirolo dopo le paure, In “Micromega”, Nr.2/1989, p. 1.
67 Ibidem.
68 Ibidem.
69 Id., Perché vado al Brennero e cosa andrò a dire, cit., p. 283.
70 Id., Non giochiamo col fuoco, cit., p. 163.
71 Ibidem.
72 La rivista “Micromega. La sinistra della libertà”, è un periodico bimestrale fondato nel 1986, che fa parte del gruppo editoriale L’espresso e si occupa di politica e cultura. (www.alexanderlanger.org; http://temi.repubblica.it/micromega-online/chi-siamo).
73 Id., Terapia d’urto per il Sudtirolo, cit., p. 195.
74 Ibidem, pp. 196-198.
75 Ibidem.
76 Id., La lettera è blindata. Lo spirito e leggero, cit., p. 215.
77 Ibidem, pp. 215-216.
78 Id., Non giochiamo con il fuoco, cit., p.169.
Cristina Pongiluppi, Il giornalismo militante di Alexander Langer, Tesi di laurea, Università degli Studi di Genova, Anno Accademico 2012/2013

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Pensionato di Bordighera (IM)
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