Circa l’Opera Nazionale Dopolavoro a Lione negli anni trenta

Fonte: Candice Baudriller, Op. cit. infra

Dopo queste considerazioni di ordine generale sull’OND in Italia, ci concentreremo adesso sull’attività dopolavoristica dell’area geografica sulla quale verte la nostra tesi, cioè la regione lionese. Grazie allo studio dell’archivio delle istituzioni fasciste di Lione, sappiamo che l’Opera Nazionale Dopolavoro possedeva due sedi, l’una a Lione, l’altra a Saint-Étienne, e dipendeva direttamente dai Fasci (così come l’OGIE). Tuttavia, l’organizzazione lionese era ben più sviluppata e importante di quella della Loira che aveva solo 50 aderenti, mentre Lione ne contava dodici volte di più, con 600 aderenti tra tutte le attività e sezioni, ma solo 250 tesserati all’OND <36. I dati numerici sui membri della sezione di Lione sono particolarmente interessanti, perché apprendiamo che gli immigrati provenienti dalla Penisola potevano praticare le attività proposte dall’OND senza prenderne la tessera (contrariamente alla GILE in
cui l’iscrizione dei ragazzi era obbligatoria). Questo fatto potrebbe rivelare la difficoltà delle istituzioni fasciste a ottenere da parte degli immigrati italiani un impegno vero e proprio a favore del fascismo e delle sue associazioni. In effetti, tale divario tra il numero di persone che solo praticavano un’attività dell’OND e quelle che erano invece iscritte all’associazione indica che le istituzioni fasciste ricercavano soprattutto una grande affluenza che potesse aumentare i dati numerici trasmessi a Roma, e per questo, erano costrette a non imporre un tesseramento obbligatorio. Di conseguenza, capiamo che il fatto di iscriversi ufficialmente a un’associazione fascista era il miglior modo per un immigrato italiano di esprimere la propria adesione all’ideologia fascista e alla politica svolta da Mussolini in patria, poiché l’esempio dell’OND ci mostra che le persone poco interessate alla questione politica potevano praticare attività proposte da un’istituzione fascista senza dover suggellare un impegno a favore del regime con un tesseramento.
Inoltre, questo stesso rapporto per il primo semestre 1936 ci dà informazioni molto importanti sul funzionamento e sull’organizzazione della sezione lionese dell’OND. In effetti, apprendiamo che:
“L’attività del Dopolavoro di Lione viene esercitata attraverso 5 sezioni: Calcistica (Unione Sportiva Italiana); Ciclistica (Unione Atletica Italiana); Musicale (Musiche Riunite P[ietro] Mascagni); Canot[t]aggio e “Comitato per i festeggiamenti e le Opere di Beneficenza”. <37
Questo brano è interessante perché permette di renderci conto della varietà delle attività proposte poiché, come abbiamo visto all’inizio del capitolo, l’OND agiva in vari ambiti, con lo sport, l’arte, la cultura ma anche l’assistenza, e questa pluralità è riscontrabile a Lione. Tuttavia, possiamo notare che, come in Italia, il campo sportivo domina, con tre sezioni sulle cinque in totale, ma sfortunatamente, trattandosi di un lavoro di ricerca con documenti di archivio, non possediamo informazioni su tutte le sezioni del Dopolavoro lionese e ne presenteremo solo due.
Innanzitutto, dobbiamo ricordare che la sede dell’OND di Lione si trovava al 136 Avenue de Saxe <38, nell’attuale terzo arrondissement della città, e il locale situato a questo indirizzo accoglieva anche una delle sezioni dell’associazione, l’Armonia Italiana, che cambiò denominazione negli anni 1930 e divenne le “Musiche Riunite Pietro Mascagni”. Trattandosi della sezione musicale del Dopolavoro, le lezioni di musica erano la principale attività del sodalizio e queste venivano proposte a tutte le fasce di età, benché ci fosse una chiara volontà di essere più attivi con i giovani, e in particolare quelli iscritti alle organizzazioni giovanili fasciste, come abbiamo visto nel capitolo precedente. Per quanto riguarda gli altri membri della sezione Pietro Mascagni, cioè gli adulti e i ragazzi non iscritti all’OGIE, le lezioni di musica venivano impartite il venerdì e quel giorno si riuniva anche una sezione corale <39, ma non abbiamo informazioni precise sul numero di fasce orarie proposte loro e non possiamo dunque sapere se la sezione musicale fascista prevedesse o no un numero importante di lezioni per poter accogliere tutti gli aderenti. In altri termini, non siamo in grado di dire se la sezione “Musiche Riunite Pietro Mascagni” fosse molto frequentata dagli immigrati italiani e se di conseguenza l’istruzione musicale fosse un importante mezzo di diffusione dell’ideologia fascista. Tuttavia, sappiamo che la sezione musicale del Dopolavoro era molto attiva sul piano culturale e partecipava a numerose cerimonie ed eventi, organizzati dalle istituzioni fasciste ma non solo. Per esempio, possediamo un esemplare completo e in buono stato di conservazione del programma di un concerto dato dalle “Musiche Riunite Pietro Mascagni” il 9 febbraio 1936.
D’altronde, in questo documento viene dedicato ampio spazio alla promozione dei numerosissimi sostenitori del concerto, che erano delle imprese italiane di Lione (a tal punto che il fascicolo conta solo due pagine di programmazione mentre le altre tredici sono colme di annunci pubblicitari, come si può vedere nell’Allegato XV). L’opuscolo dell’evento è accompagnato da un resoconto dettagliato che ci offre un raro dato numerico sui membri della sezione musicale, poiché l’autore afferma che «Il complesso bandistico, diretto dal valente maestro Brusorio, […] conta oltre 60 bravi suonatori, tutti nostri connazionali», il che è notevole ma come sempre, non disponiamo di altre fonti e forse questo numero fu amplificato a fini propagandistici. Inoltre, fra i vari documenti conservati nell’archivio del Fascio e destinati a essere pubblicati nel giornale La Nuova Italia, troviamo il resoconto di un concerto dato il 27 agosto 1938 <40 a Lione, in place Bellecour, dalla Banda della sezione musicale dell’OND e questa manifestazione era il frutto di una collaborazione con la Federazione Musicale di Lione. In altri termini, questo concerto mostra che le istituzioni fasciste intrattenevano buoni rapporti con le associazioni e le autorità della regione lionese (elemento che abbiamo potuto confermare con le lezioni d’italiano “Doposcuola” che si svolgevano in scuole francesi, oppure nel capitolo sulla propaganda, con l’organizzazione di cerimonie di commemorazione franco-italiane).
Questi due esempi testimoniano dunque il ruolo attivo della sezione musicale dopolavoristica nella vita culturale lionese, poiché l’associazione poteva organizzare grandi concerti, come quello del febbraio 1936, oppure esibirsi durante eventi musicali dei loro colleghi lionesi.
Dato che la sede delle “Musiche Riunite Pietro Mascagni” era anche quella dell’OND, possiamo dunque affermare che questo locale era un importante punto di incontro degli immigrati italiani e il centro nevralgico del tentativo d’inquadramento del regime fascista a Lione. Questa affermazione viene d’altronde confermata dal fatto che il locale dell’Avenue de Saxe accoglieva anche, ogni giovedì sera, una riunione dei gruppi sportivi del Dopolavoro (più precisamente delle sezioni di calcio, ciclismo e atletica). Questo appuntamento settimanale testimoniava la volontà di mantenere un legame costante con gli immigrati italiani per incitarli a frequentare il Dopolavoro con assiduità, condizione sine qua non per formare una comunità fascista unita e fervida difenditrice del regime. Questa ricerca di unità e di consenso valeva anche per i più giovani e poteva condurre a una collaborazione tra le diverse associazioni fasciste, poiché si ricorda che la sezione musicale dell’OND dedicava alle organizzazioni giovanili quattro giorni alla settimana, allo scopo di fornire ai ragazzi un’istruzione musicale ma soprattutto fascista. D’altronde, c’era una chiara volontà di insistere sulla formazione intellettuale e fisica delle ragazze, e in particolare delle Giovani Italiane poiché, come abbiamo visto, beneficiavano anche di lezioni di lingua e di ginnastica nei locali dell’OND, contrariamente ai ragazzi. Possiamo supporre che questa differenza tra i due generi era dovuta alla difficoltà, per il regime, di ottenere l’iscrizione di persone di sesso femminile alle organizzazioni fasciste all’estero <41.
In altri termini, le occasioni di essere a contatto con figlie di immigrati italiani erano rare e la sede del Dopolavoro lionese era dunque il luogo in cui venivano formate e istruite, affinché corrispondessero all’ideale fascista della donna e più generalmente alla concezione dell’individuo promossa dal regime, che abbiamo evocato all’inizio del capitolo.
L’altra grande sezione dopolavoristica di Lione, che riguardava un ambito diverso da quello artistico (evocato con le “Musiche Riunite Pietro Mascagni”), era l’Unione Sportiva Italiana (USI), che offriva agli immigrati italiani la possibilità di praticare sport e, più precisamente, il calcio. Le informazioni sulla sezione calcistica del Dopolavoro di Lione sono piuttosto rare ma certi documenti permettono di saperne di più sull’Unione Sportiva Italiana.
Innanzitutto, il Segretario di Zona del Fascio lionese promuoveva questa associazione sportiva nell’“Ordine del Giorno n°2 – Febbraio 1934”, informando la “colonia italiana” di Lione che «Tutte le domeniche sul proprio campo a St-Fons (tram n.12) la nostra squadra disputa delle importanti partite di calcio. La vostra presenza sarà molto gradita. L’entrata è gratuita» <42. Così, nel 1934, l’Unione Sportiva Italiana non era basata a Lione centro, bensì in una città periferica, ma un altro documento direttamente emesso dall’associazione e ben più tardivo, indica che cinque anni dopo, la sezione calcistica fascista possedeva una segreteria nei locali del Fascio, al 12 place Croix-Paquet, mentre il luogo in cui veniva praticato il calcio era il “Terrain des Sports”, situato rue Grange-Rouge, nel settimo arrondissement.
In effetti, questo documento, che è un banale resoconto di una partita di calcio, giocata nel novembre 1939 e vinta due a zero dalla squadra lionese contro quella di Neuville-sur-Saône, possiede tuttavia un’intestazione ricca di informazioni sul percorso dell’USI. In effetti, apprendiamo che la sezione calcistica del Dopolavoro di Lione fu campionessa del distretto del Rodano per l’anno 1934-1935 <43, il che indica che questa associazione fascista occupava un posto di primo piano nel paesaggio sportivo lionese degli anni 1930.
Questa affermazione viene d’altronde confermata da un ultimo documento, redatto dal Fascio di Lione nel luglio 1937 <44 e destinato a essere pubblicato nella Nuova Italia. In effetti, l’autorità fascista vi esaltava i risultati ottenuti dall’Unione Sportiva Italiana, che conquistò di nuovo il titolo di Campione del Rodano per l’anno 1936-1937, ma veniva sottolineato il fatto che durante le partite, l’atmosfera non fosse placata, bensì fortemente agitata e sfavorevole, come spiegato nel brano seguente: “Quando si pensa che al predetto torneo di Campionato erano inscritte ben 83 squadre e che tutte le partite giuocate dalla nostra sezione si sono svolte in ambienti ostili per livore politico, se ne deduce logicamente che i nostri valorosi calciatori possiedono uno spirito ed una fede degni di ogni elogio”.
In altri termini, le questioni politiche cominciavano a invadere l’ambito associativo e sportivo in quegli anni e gli immigrati italiani iscritti a un’associazione legata al regime potevano essere bersaglio degli antifascisti. Tuttavia, l’ostilità apertamente manifestata nei confronti dell’Unione Sportiva Italiana non ebbe nessun impatto sui risultati ottenuti dalla squadra di calcio fascista, poiché l’anno di conseguimento del secondo titolo di Campione del Rodano, furono dodici le partite vittoriose, a fronte di una sconfitta e di un pareggio.
Questa stagione calcistica 1936-1937 fu particolarmente fruttuosa per la squadra dopolavoristica, poiché oltre al titolo di Campione del Rodano, l’Unione Sportiva Italiana fu anche vincitrice della Coppa di Lione e del Campionato “Interdistrict”. Apprendiamo infine che l’USI possedeva una seconda squadra che vinse tutte le partite del Campionato del Rodano “Réserve” e fu proclamata campionessa in questa categoria per l’anno 1936-1937. Così, i vari titoli e successi ottenuti dall’Unione Sportiva Italiana dimostrano il fatto che la sezione calcistica del Dopolavoro di Lione fosse ben sviluppata e attiva, ma soprattutto ambiziosa, dato che non esitava a partecipare a campionati lionesi e dipartimentali, per rivaleggiare con squadre francesi.
In altri termini, il regime fascista voleva creare occasioni per mostrare la propria potenza agli altri paesi, invitando le associazioni fasciste straniere a confrontarsi sportivamente con i cittadini della zona in cui erano presenti e ovviamente, ogni successo veniva ampiamente promosso dalle istituzioni fasciste presso gli immigrati italiani e gli organi governativi di Roma.
Questa predominanza dello sport nelle associazioni e organizzazioni fasciste (siano esse giovanili o meno) si spiegava con la concezione dell’uomo fascista, il quale doveva essere fisicamente forte. Ma più generalmente, lo sport veniva largamente promosso dal Duce, in quanto simbolo di forza e di potere rispetto agli altri popoli e soprattutto, le competizioni sportive internazionali a cui l’Italia partecipava erano un mezzo per far risaltare il sentimento di italianità degli immigrati residenti all’estero e creare un consenso tra tutti attorno alla madrepatria <45.
Infine, la volontà di segregare gli italiani dal resto della popolazione straniera si traduceva direttamente nella denominazione dell’Unione Sportiva Italiana, in cui il concetto d’italianità così esaltato dal regime era esplicitamente presente. Questa rivendicazione dell’appartenenza a una nazione diversa da quella francese poteva allora essere percepita come una provocazione dalle squadre lionesi e del Rodano che affrontavano la sezione fascista e quindi spiegare le tensioni durante le partite.
L’Opera Nazionale Dopolavoro lionese era dunque molto attiva e proponeva numerose attività agli immigrati italiani, benché l’offerta fosse ovviamente ben più ridotta che in Italia. Tuttavia, un rapporto del Fascio di Lione, rivolto alla segreteria romana dei Fasci stranieri, evidenzia un problema quanto al funzionamento dell’associazione nel 1937 <46. Infatti, il Reggente lionese informava Roma che l’assenza di un «punto di ritrovo serale e domenicale ricreativo dopolavoristico» era un ostacolo all’azione dell’OND nell’“antica capitale delle Gallie”. In altri termini, i frequentatori delle istituzioni e associazioni fasciste di Lione non disponevano di un locale per intrattenersi al di fuori del lavoro e stringere amicizia con altri immigrati italiani. Tuttavia, il Reggente non aspettò molto per reagire a questa problematica poiché apprendiamo in questo stesso rapporto che fu deciso appena qualche giorno dopo di mettere a disposizione degli italiani iscritti al PNF o al Dopolavoro i locali della sede del Fascio, al 12 Place Croix-Paquet. Il rappresentante fascista lionese si rallegrava d’altronde di questa iniziativa, affermando che «Il risultato è veramente soddisfacente, poiché già abbiamo “rotto il ghiaccio” ottenendo una affluenza giornaliera di una sessantina di connazionali, specialmente giovani». Possiamo spiegare questo aumento della frequentazione dei locali fascisti con il fatto che, prima, i luoghi destinati ad accogliere gli immigrati italiani erano aperti solo due sere alla settimana e inoltre, si trattava delle sedi di due associazioni fasciste specifiche, che ammettevano solo i loro membri: la Banda della sezione musicale dell’OND e il sodalizio degli ex-combattenti di Lione. Inoltre, apprendiamo che due elementi contribuirono al successo dell’apertura dei locali del Fascio agli immigrati: da un lato, l’acquisto della radio, su iniziativa del Dopolavoro, e dall’altro lato, la messa a disposizione di carte e altri giochi. D’altronde, il Reggente lionese non nascondeva la propria ambizione e si mostrava sicuro di sé riguardo allo sviluppo futuro dell’OND, poiché appena aperta la sede del Fascio agli italiani, affermava già che «i locali attuali non saranno più sufficienti, onde si rende necessario affittare possibilmente due o tre quartieri possibilmente allo stesso piano ed in una località non lontana dal centro».
Così, la presentazione di questa seconda associazione fascista, l’OND, ha permesso di evidenziare il fatto che l’aspetto ricreativo venisse usato come pretesto dal regime per attirare gli immigrati nell’orbita fascista e inquadrarli. In effetti, questo sodalizio proponeva agli italiani di praticare attività diverse durante il tempo libero, il che traduceva la volontà di mantenere un dominio e un controllo su di loro nei momenti in cui erano suscettibili di sviluppare legami con francesi. In altri termini, il fatto di creare sezioni in ambiti diversi (sport, arte, impegno caritativo, ecc.) aveva come scopo di soddisfare i gusti e le passioni degli immigrati italiani, affinché non fossero tentati di aderire ad associazioni lionesi, nelle quali ovviamente nessuna propaganda a favore del fascismo poteva essere svolta. Tuttavia, abbiamo visto che il regime aveva qualche difficoltà a ottenere da parte degli italiani un vero e proprio impegno politico all’estero, che fosse sancito da un tesseramento all’OND, ed era costretto a tollerare la presenza di persone non aderenti alle sezioni dopolavoristiche. Infine, abbiamo potuto constatare similitudini tra l’OGIE e l’Opera Nazionale Dopolavoro (trasposizione all’estero di organizzazioni già esistenti in Italia; predominanza delle attività sportive; o ancora volontà di gareggiare con gruppi sportivi lionesi) che ci portano ad affermare che erano due organizzazioni gemelle che miravano a un pubblico diverso, i giovani e gli adulti, ma i cui obiettivi erano fondamentalmente identici: far risaltare il sentimento di italianità di questi italiani residenti all’estero e fare sì che diventassero bravi individui fascisti.

Allegato XV (parte prima) ad op. cit. infra di Candice Baudriller
Allegato XV (parte seconda) ad op. cit. infra di Candice Baudriller

[NOTE]
36 ADR, 232 J5 “Lavoro e immigrazione”, rapporto del Console Generale d’Italia a Lione, per il primo semestre 1936.
37 Ibid.
38 ADR, 232 J8, “Organizzazione e attività (1923-1937)”, informazione menzionata nell’“Ordine del Giorno n° 2 – Febbraio 1934”.
39 Ibid.
40 ADR, 232 J13 “Stampa e propaganda”, nella seconda sezione intitolata “Nuova Italia 1934-1940”.
41 Infatti, abbiamo visto nel capitolo precedente che la differenza tra il numero di ragazzi e di ragazze iscritti alle organizzazioni giovanili era molto importante. Inoltre, abbiamo già riscontrato questa problematica evocando i dati numerici degli iscritti al Fascio di Lione (si ricorda che c’erano solo 17 donne sui 459 iscritti in totale per l’anno 1935-1936).
42 ADR, 232 J8, “Organizzazione e attività (1923-1937)”. È interessante notare di nuovo l’insistenza sulla gratuità delle attività e delle manifestazioni proposte dalle istituzioni fasciste di Lione, la quale era una strategia ricorrente per attirare gli immigrati italiani nell’orbita del regime.
43 ADR, 232 J13 “Stampa e propaganda”.
44 Ibid, nella seconda sezione intitolata “Nuova Italia 1934-1940”, resoconto in data 31 luglio 1937.
45 J.-P. FAVERO, «La place du sport dans la propagande fasciste à travers la presse et le cinéma, son impact chez les immigrés italiens de France», Sciences sociales et sport, N° 6, no 1, 2 juillet 2013, pp. 63-102
46 ADR, 232 J11 “Cittadini italiani”, nella terza sezione intitolata “Polizia generale e immigrazione”, rapporto in data 6 dicembre 1937.
Candice Baudriller, «Vita italiana a Lione». Propaganda fascista, associazionismo e immigrazione italiana nella regione lionese (1922-1943), Mémoire de Master Recherche, Lyon: Université Jean Moulin (Lyon 3), 2021

Informazioni su adrianomaini

Pensionato di Bordighera (IM)
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