“Stella Rossa” dovrà rassegnarsi a veder pian piano cooptati nel PCI quasi tutti i suoi membri

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Questa più percepibile “vicinanza” di Moscatelli al Pci non impedì comunque che, ancora nell’agosto del 1944, “Stella rossa” – organo del Partito comunista integrale, assai critico verso il Pci, «comunisti imborghesiti e invigliacchiti che paralizzano l’azione rivoluzionaria» <25 – pubblicasse un articolo dal titolo “Moscatelli” nel quale Cino era elogiato con queste parole: «È diventato l’incubo dei mercenari fascisti, ma rimane un bravo compagno, come prima, anche se è un eroe. Ma che importa? Sembra dire il nostro Moscatelli […] Infatti […] eroe lo hanno fatto le circostanze […] Ma un idealista, un uomo nuovo destinato a creare i nuovi valori della rivoluzione, lo è sempre stato. E questo è l’importante. Non è vero, compagno Moscatelli?» <26.
In questo passo il mito di Moscatelli dimostra una certa universalità e al Partito comunista poteva effettivamente far comodo una figura che sapesse attrarre attorno a sé – e quindi, implicitamente, intorno al partito – anche la simpatia dei “sinistri” di “Stella rossa”. Se il mito di Moscatelli poteva effettivamente agire come una sorta di argine a forme di deviazionismo, che lasciasse “sfogare” al proprio interno elementi estranei alla militanza comunista per poi recuperarli entro percorsi ortodossi, in questo caso la sua figura sembra invece svolgere la funzione di una sorta di “testa di ponte” nello schieramento dei “sinistri”, che poteva creare consenso attorno al Pci proprio mediante la simpatia suscitata dalla sua figura.
[NOTE]
25 La democrazia operaia, in “Stella rossa”, [a. I, n. 13], novembre 1943. L’organo della federazione comunista torinese “Il grido di Spartaco” rispose lanciando un durissimo attacco contro il curatore di “Stella Rossa” Temistocle Vaccarella, «già diffidato per i rapporti da lui avuti con funzionari dell’infame polizia fascista (Ovra) oggi si smaschera quale agente al servizio della Gestapo. Egli pubblica un giornale (“Stella rossa”) dove si insulta il Partito della classe operaia per la sua coraggiosa lotta contro il nazismo […] Additiamo al disprezzo e alla vendetta degli operai quest’agente prezzolato del nemico più implacabile della classe operaia» (Diffide, in “Il grido di Spartaco”, a. I, n. 10, 25 novembre 1943). Ad ogni modo, rapporti più distesi si ebbero di lì a qualche mese: in L’imperativo dell’ora: lotta con tutti i mezzi contro il capitalismo nazifascista (“Stella rossa”, a. I, n. 16, gennaio 1944), i comunisti integrali annunciarono la cessazione delle polemiche col Pci per concentrarsi sugli obiettivi immediati e comuni della lotta.
26 Moscatelli, in “Stella rossa”, a. I, n. 20, agosto 1944.
Stefano Sala, Un mito disciplinato: Moscatelli “eroe comunista”, in “l’impegno”, a. XXX, n. 2, dicembre 2010, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia

Le “Brigate Autonome Militari Stella Rossa” e la lotta partigiana
Come abbiamo avuto occasione di scrivere in precedenza, i militanti di “Stella Rossa” si adoperarono attivamente già dal settembre 1943 per rendere effettiva la lotta contro l’invasore nazifascista, reperendo armi e promuovendo mobilitazioni e azioni di protesta. Questa attivazione sul territorio, spontanea e aliena dagli ordini della dirigenza comunista, avvantaggiò il movimento dissidente a discapito del PCI, ma non gli permise mai un reale radicamento nelle brigate partigiane di montagna, che invece i comunisti ufficiali ebbero modo di organizzare e coordinare.
In realtà, secondo lo storico Raimondo Luraghi, tra le brigate garibaldine piemontesi «lo spirito di indipendenza era fortissimo [e] anche i più elevati in grado erano in genere comunisti di base, […] talvolta non erano nemmeno iscritti al partito» <123. Potrebbe risultare singolare, allora, che un movimento come “Stella Rossa”, fortemente critico nei confronti della linea ufficiale del partito ed incline ad una demagogia molto apprezzata dalla base comunista, non riuscisse ad instaurare un legame con le formazioni partigiane <124.
Se, però, si pensa alla composizione sociale dei militanti integralisti, per lo più operai di mezza età ed ex militanti di partito, ci si rende conto di come effettivamente mancasse tra le loro fila un nucleo giovanile che, per motivi ideologici o per semplice necessità dettata dalla leva obbligatoria, avesse intenzione di prendere la via della clandestinità e della lotta partigiana. A ciò va aggiunto che lo stesso PC Integrale, per come era andato sviluppandosi nella città di Torino, necessitava in massima parte di una concentrazione di forze nell’ambito delle lotte di fabbrica e della lotta armata cittadina dei GAP.
In realtà, “Stella Rossa” riuscì a creare dei propri Distaccamenti autonomi <125 in Val di Susa, nel Vercellese e in Val di Lanzo.
Proprio il Distaccamento delle valli di Lanzo, guidato da Giovanni Rigola, morto durante un rastrellamento nel maggio del 1944, «trovò tra i garibaldini la più fraterna accoglienza, ed entrò, in seguito, nelle file della II Divisione Garibaldi» <126; in Val di Susa invece «le formazioni del movimento sono poste sotto il comando di Della Valle e Magnetti» <127.
Secondo una testimonianza di Pasquale Rainone <128, inoltre, sembra che le armi accumulate nel già citato deposito gestito da Anna Fattori venissero regolarmente consegnate dagli integralisti alle brigate partigiane della Val di Lanzo e della Valle Po, queste ultime comandate dal fratello del martire Renato Viola, detto “Mirko” <129.
E’ certa anche la formazione, da parte di “Stella Rossa”, di alcune proprie squadre GAP, la cui gestione venne affidata a Carlo Bacciarini: «Tra i militanti più indomiti e coraggiosi va ricordato Piero Cordone <130, catturato dai fascisti nella primavera del 1944. Molti sono gli aderenti che rimangono sul terreno e molti anche quelli che finiscono deportati in Germania. Tra essi citiamo Lorenzo Della Valle e Mario Sapone, caduti in combattimento in Val di Susa; nei pressi di Rivalta cadono inoltre Tullio Robotti, Rainieri, Lorenzo e Riccardo Mondiglio; in Val di Lanzo viene ucciso Rigola e a Torino Banderali, Giovanni Bruno e Mimmo Jori. Nei campi tedeschi perdono la vita Colombini e Sesia» <131.
2.5 L’omicidio di Temistocle Vaccarella
Nella primavera del 1944 “Stella Rossa” era una realtà ben strutturata sul territorio torinese, e sembra che intrattenesse anche «alcuni tenui contatti con la Liguria, la Toscana e la Lombardia» <132.
Temistocle Vaccarella, che all’epoca ricopriva la carica di segretario del PC Integrale, aveva infatti promosso una serie di incontri con diverse anime della dissidenza comunista non solo a Torino, ma in gran parte del nord Italia. Parallelamente, “Stella Rossa” intrattenne rapporti con diversi nuclei della Resistenza partigiana, come dimostrerebbero i contatti avuti «con uno dei più prestigiosi capi partigiani, Cino Moscatelli» <133.
Non infrequenti furono le riunioni con la dirigenza del Partito Comunista Internazionalista di Torino, che gli integralisti incontrarono almeno in due occasioni ufficiali. Durante il primo incontro, l’8 maggio 1944, <134 i due gruppi tentarono addirittura di creare un fronte comune tra gli «elementi di base aventi istinti e coscienza rivoluzionaria» <135, ma ben presto si dovettero scontrare con le rispettive divergenze; se, infatti, gli internazionalisti non potevano accettare la linea stalinista di cui si faceva portavoce Pasquale Rainone, allo stesso tempo “Stella Rossa” criticava la “posizione attesista” che i primi avevano assunto nei confronti della lotta partigiana.
In seguito, «i rappresentanti del PC Internazionalista chiesero che Luigi Cavallo venisse sostituito, nelle riunioni successive, da un altro militante “meno di destra”» <136, a causa del suo acceso filosovietismo, e ciò avvenne nella seconda riunione, probabilmente svoltasi lo stesso mese, con l’esclusione di Cavallo dalle trattative.
L’idea di creare un “fronte unico rivoluzionario” prese forma in questa occasione, durante la quale sembra che Vaccarella avesse chiesto ai portavoce del PC Internazionalista «di essere presentato a Milano ai vari gruppi ed elementi di sinistra – citando espressamente Fortichiari, Repossi, Basso e “Bandiera Rossa”» <137.
Proprio grazie al contatto con Lelio Basso, leader del movimento milanese “Bandiera Rossa”, Vaccarella venne a conoscenza di una riunione tra diversi gruppi dissidenti nel giugno 1944. Vaccarella, però, recatosi a Milano la prima volta il 12 giugno, probabilmente insieme al compagno Mazzini <138, non riuscì ad incontrare nessuno, e così accadde anche durante un viaggio nel capoluogo lombardo di alcuni giorni dopo.
Il 19 giugno fu ufficialmente convocata una riunione presso la sede milanese del giornale dissidente “Il Lavoratore” dei fratelli Venegoni, i quali però avrebbero in seguito sostenuto di avere organizzato l’incontro per conto del PCI <139 in modo da creare un «abboccamento con elementi [dissidenti] di altre regioni» <140.
Dopo la riunione, a cui parteciparono probabilmente anche alcuni responsabili del PCI, Vaccarella e Mazzini si recarono, nel tardo pomeriggio, presso il Parco Sempione, dove avrebbero dovuto incontrare delle persone la cui identità è tuttora sconosciuta. Qui Vaccarella fu ucciso, crivellato da sei colpi di pistola. “Mazzini” fece ritorno a Torino in stato di shock, ma senza avere subito danni tangibili. La notizia dell’accaduto venne riportata dal “Corriere della Sera” del 21 e 22 giugno, nel quale si alludeva alla “morte di un commerciante di Torino pieno di volantini e propaganda”, secondo quanto sostenuto da Pasquale Rainone <141.
L’omicidio di Temistocle Vaccarella, per molti anni nascosto dalla storiografia ufficiale della Resistenza, è da ricondurre, con ogni probabilità, ad una decisione del PCI, intenzionato a stroncare sul nascere l’ipotesi di un’azione comune tra diversi gruppi della sinistra dissidente. La morte del più importante dirigente del PC Integrale segnò infatti un deciso cambio di rotta nella linea politica del movimento, la cui gestione venne allora affidata, nella sua totalità, a Pasquale Rainone.
Questa nuova guida sancì definitivamente il passaggio di “Stella Rossa” su posizioni staliniste, al quale seguì un progressivo riavvicinamento al PCI e un definitivo abbandono dei rapporti con il PC Internazionalista, «anche perché Arnò, Francesconi e Costa – i più vicini collaboratori dello stesso Vaccarella – erano stati arrestati da tempo» <142.
[NOTE]
123 LURAGHI R., Il movimento operaio torinese durante la Resistenza, cit., p.242
124 «Le più personali opinioni circolavano tra i combattenti, e tutte confluivano in una comune aspirazione alla giustizia sociale, alla libertà e all’uguaglianza che vedeva nel comunismo il contraltare ideale dell’ingiustizia, della brutalità e della violenza fascista, e nell’Unione Sovietica il simbolo della lotta e della vittoria del popolo contro il fascismo». Ibidem
125 La sigla “Brigate Autonome Militari Stella Rossa”, presente nel titolo del paragrafo, è stata da me
utilizzata in seguito al rinvenimento di un timbro con la medesima dicitura presente su diverse carte del
fondo “Pasquale Rainone”.
126 Testimonianza di Gianni Dolino, commissario politico della II Divisione Garibaldi, a Raimondo Luraghi in LURAGHI R., Il movimento operaio torinese durante la Resistenza, cit., p.242
127 PEREGALLI A., L’altra Resistenza. Il Pci e le opposizioni di Sinistra, cit., p.248
128 Intervista di Fulvio Borghetti a Pasquale Rainone
129 Per ulteriori approfondimenti rimandiamo alla nota 5.
130 Piero Cordone, nome di battaglia “Gagnu”, agiva nei GAP di zona San Donato. Fu catturato poco dopo l’uccisione dei GAP Dante Di Nanni, Giuseppe Bravin e Francesco Valentino.
131 PEREGALLI A., L’altra Resistenza. Il Pci e le opposizioni di Sinistra, cit., p.249
132 Ibidem, p.248
133 FRISOLI G., SALLUSTI A., La lunga Resistenza operaia contro il fascismo. 1922-’45, cit., p.125
134 Per gli internazionalisti presiedono il segretario federale “Francesco”, “Tosco”, “Cesare” e “Paglia”, mentre per gli integralisti erano presenti Temistocle Vaccarella, Luigi Cavallo e Pasquale Rainone. I dettagli della riunione sono presenti nel verbale Riunione allargata delle Commissioni del PC Internazionalista e di “Stella Rossa” e nel “verbale n.2”, non datato, entrambi rinvenibili presso il fondo “Pasquale Rainone”.
135 Ibidem
136 PEREGALLI A., L’altra Resistenza. Il Pci e le opposizioni di Sinistra, cit., p.367
137 Ibidem, p.278
138 Intervista di Fulvio Borghetti a Pasquale Rainone
139 Soverchiato dalla propaganda comunista, infatti, il gruppo de “Il Lavoratore” si trovò costretto ad accettare l’assimilazione nel PCI il 25 giugno. Nella lettera con cui Carlo Venegoni sancisce lo scioglimento del gruppo, riferendosi all’incontro del 19 giugno si sostiene: «Conoscemmo, così, per la prima volta, alcuni dirigenti di “Stella Rossa”, di Torino. Ma fin dai primi colloqui nacquero in noi dubbi sulla sincerità di qualche elemento. Questi dubbi ci spinsero ad approfondire le indagini, e alfine convincemmo che, uniti ad elementi in buona fede, agivano alla testa di questo movimento agenti provocatori, pagati e sostenuto dalla polizia». Non è chiaro quante di queste indiscrezioni fossero state fornite dalla dirigenza del PCI. PEREGALLI A., L’altra Resistenza. Il Pci e le opposizioni di Sinistra, cit., p.321
140 Ibidem
141 Intervista di Fulvio Borghetti a Pasquale Rainone
142 PEREGALLI A., L’altra Resistenza. Il Pci e le opposizioni di Sinistra, cit., p.279
Tommaso Rebora, Oltre il PCI: “Stella Rossa” e i gruppi dissidenti nella Resistenza italiana, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Torino, Anno Accademico 2012/2013

Un altro soggetto interessante da valutare, coevo a “Bandiera Rossa” ma nato a Torino, è il Partito Comunista Integrale, meglio conosciuto con il nome di “Stella Rossa”, derivato dal suo giornale. Pasquale Rainone e Temistocle Vaccarella ne sono i principali animatori, per un soggetto che, al massimo del suo successo, agli stabilimenti cittadini della FIAT conterà ben 500 militanti. <107 La critica che “Stella Rossa” muove al PCI è simile nei modi a quella di “Bandiera Rossa”, e pur definendo il partito di Togliatti un partito centrista, in una terminologia cara all’opposizione trozkista, il gruppo non è antistaliniano, come possiamo notare da questo estratto: “Stalin, quando chiederà il resoconto della nostra attività, non potrà non riconoscere il profondo divario esistente tra il Partito Comunista Integrale e i comunisti imborghesiti e invigliacchiti che paralizzano l’azione rivoluzionaria.” <108
E ancora: “Essi, sotto l’insegna del CLN, cercano di indurre i lavoratori italiani ad abbandonare il terreno della lotta di classe e a versare il proprio sangue per instaurare un regime democratico, in cui lo sfruttamento capitalista della massa lavoratrice continuerebbe pressoché indisturbato.” <109
Anche nei riguardi di “Stella Rossa” il PCI non tarderà ad utilizzare i metodi di delegittimazione che ben conosciamo, fatti di accuse di collusione con il fascismo o addirittura con l’OVRA, <110 andando a legittimare del resto quelle che sono le conclusioni fornite dallo stesso Peregalli nel suo volume, ovvero che, seguendo l’atteggiamento tenuto da Togliatti e dai suoi uomini nei confronti della dissidenza, il tratto comune fa sì che “chiunque si ponga il fine della rivoluzione socialista non può che essere un alleato dei fascisti”, <111 un cortocircuito ideologico piuttosto palese, ma che è facilmente comprensibile proprio se si pone come pregiudiziale a questa logica l’assoluta necessità da parte del Partito Comunista Italiano di farsi garante di un ordine costituzionale e di una ricostruzione nella quale il partito stesso si candidava a divenire protagonista, portando in dote non una carica distruttiva, rivoluzionaria o intransigente, bensì un partito mansueto, con una base disposta ad accettare gli oneri dei nuovi rapporti di forza e completamente educata, nelle intenzioni del vertice, al nuovo contesto repubblicano e democratico. Paradossalmente il PCI trova maggiore resistenza nell’adozione di questa linea proprio tra coloro che, memori delle esperienze passate più radicali, faticavano ad accettare il nuovo corso, avendo magari vissuto le stagioni del Biennio rosso, o direttamente la nascita del partito, coltivata su basi nettamente diverse rispetto all’evoluzione che andava palesandosi negli anni della Resistenza. Il “largo ai giovani” <112 predicato dal partito togliattiano proprio in questi anni può infatti essere letto come una ulteriore conferma della necessità di costruire un soggetto politico nuovo, in assenza anche fisica di pericolose influenze esterne o ereditate da un passato ormai impresentabile per il nuovo corso. Morto Temistocle Vaccarella in circostanze poco chiare, <113 “Stella Rossa” dovrà rassegnarsi a veder pian piano cooptati nel PCI quasi tutti i suoi membri, in un destino molto simile a quello di formazioni coeve e di uguale impostazione. Una cooptazione molto intelligente, che in primo luogo porta il PCI a promettere e ad adottare posizioni e terminologie vicine a quelle dei gruppi cooptati, ma in un campo meramente verbale e dichiaratorio, campo del resto in cui diventa molto facile inserire proclami anche radicali, ben sapendo che poi la linea d’azione sarà totalmente diversa, con dei nuovi militanti che, giocoforza, dovranno adeguarsi alle successive direttive di partito da un lato per evitare l’emarginazione, dall’altro per conservare il proprio posto all’interno di quello che deve per forza rimare l’unico soggetto politico deputato a rappresentare il comunismo (o il ricordo di esso) in Italia, secondo le direttive del vertice. <114
[NOTE]
105 Cfr. Marcello Flores, Nicola Gallerano, Sul PCI, una interpretazione storica, Bologna, Il Mulino, 1992
106 Arturo Peregalli, L’altra Resistenza, il PCI e le opposizioni di sinistra, Genova, Graphos, 1991, pag. 243
107 Cit., pag. 249
108 Cit., pag. 261
109 Cit.,. 257
110 Arturo Peregalli, L’altra Resistenza, il PCI e le opposizioni di sinistra, Genova, Graphos, 1991, pag. 266
111 Cit., pag. 269
112 Cit., pag. 271
113 Cit., pag. 278
114 Cit., pag. 286
Alessandro Catto, Palmiro Togliatti, il PCI e la democrazia progressiva tra lotta antifascista e costituzionalizzazione, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari – Venezia, Anno Accademico 2015/2016

Le esperienze che, nell’ambito del movimento resistenziale, tentarono di dare un indirizzo comunista rivoluzionario alla lotta antifascista, da Stella Rossa (Torino) a Bandiera Rossa (Roma) a Il Lavoratore (alto milanese), furono soffocate dallo stalinismo e non ebbero continuità temporale, e non poteva che essere così: pesava, nella dura situazione della clandestinità e della guerriglia, la mancata comprensione del ruolo imperialista dell’URSS e della sua natura sociale capitalistico-statale, il che favorì il loro isolamento ed il riassorbimento nel PCI filo-russo. I quadri migliori rivoluzionari cadevano sotto il piombo del nemico di classe, sia che si presentasse sotto la veste fascista che quella stalinista: da Mauro Venegoni, comandante garibaldino che si rifiutò di rientrare nel PCI, torturato ed ucciso dai fascisti grazie all’isolamento settario provocatogli dagli stalinisti, a Temistocle Vaccarella, dirigente di Stella Rossa, a Fausto Atti e Mario Acquaviva, internazionalisti uccisi dagli stalinisti per aver propagandato il comunismo rivoluzionario presso le brigate partigiane.
E’ indubbio che una parte sempre maggiore della “canaglia pezzente” temprata dalla lotta antifascista, di fronte alla continuità dello sfruttamento di classe tra regime fascista ed istituzioni democratiche abbia continuato a ricercare, nel corso dei decenni successivi alla fine della guerra, un percorso che la portasse fuori dalla retorica interclassista; l’esperienza dissidente di Azione Comunista, ispirata appunto da quadri ed elementi usciti dall’esperienza resistenziale, ne è un valido esempio.
stradivari, Resistenza e lotta di classe, pagine marxiste, 30 aprile 2005

Roberto Gremmo, storico esponente della cultura autonomista, è autore di numerosi e documentati saggi storici sempre caratterizzati dal massiccio impiego di una documentazione spesso inedita. Questo lodevole modo di condurre le sue ricerche gli permette di esprimere considerazioni innovative su argomenti già indagati da altri studiosi oppure di fare luce su episodi lasciati in ombra o trascurati dalla storiografia ufficiale.
È il caso del suo ultimo lavoro, I partigiani della “Stella Rossa” (Storia Ribelle, 2021) dove Gremmo riscopre il ruolo del “Partito Comunista Integrale” nella Resistenza torinese.
Nei mesi successivi al colpo di Stato del 25 luglio, fra gli operai torinesi il gruppo che si proclama “Partito Comunista Integrale”, stampa il periodico “Stella Rossa”, diventa la forza politica più conosciuta nelle fabbriche e le sue idee di intransigenza classista hanno largo seguito perché sono quelle che maggiormente corrispondono ai sentimenti dei ceti popolari, stanchi del fascismo ma anche ostili alla normalizzazione capitalista.
Resta un mistero come poche persone che non hanno alle spalle una riconosciuta militanza nel movimento proletario riescano a influenzare un gran numero di lavoratori, sostenendo idee in contrasto con la politica unitaria e ‘collaborazionista’ con la famiglia Agnelli e le forze borghesi sostenuta invece dal Partito Comunista ufficiale.
Non c’è da stupirsi se, messa in crisi la propria egemonia politica, invece di confrontarsi con loro apertamente, i dirigenti del P.C.I. abbiano calunniato i capi della “Stella Rossa” senza alcun ritegno bollandoli sprezzantemente come agenti della Gestapo e traditori.
Sono accuse vergognose, anche perché nei primi mesi della lotta di liberazione, sono soprattutto i militanti del gruppo dissidente ad organizzare, anche con coraggiosi colpi di mano ed ‘espropri proletari’, il sostegno concreto ai primi nuclei partigiani nelle Valli di Lanzo.
Tuttavia, la vita del raggruppamento classista si rivela breve ed effimera e termina già nella primavera del 1944 quando il suo più attivo esponente viene ucciso con tre colpi alla nuca in circostanze mai chiarite.
Gremmo sottolinea questo aspetto oscuro della vicenda: l’uccisione al Parco Sempione di Milano di Temistocle Vaccarella, l’uomo che “parlava di comunismo a Torino”, avvenuta quasi in contemporanea con la morte misteriosa nelle Valli di Lanzo di Giuseppe Rigola, altro esponente di “Stella Rossa”.
A proposito di questo episodio mi permetto di inserire un ricordo personale: le considerazioni ripetutamente espresse a questo proposito da anziani valligiani che avevano vissuto in periodo bellico. Erano molto scettici sulla versione ufficiale fornita dall’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) secondo la quale Rigola sarebbe morto a Bogliano di Mezzenile, il 3 maggio 1944, aggrappato a una mitragliatrice, secondo una iconografia più tipica della retorica fascista. Ho quindi particolarmente apprezzato l’analisi espressa nel saggio.
Riprendendo le considerazioni su I partigiani della “Stella Rossa”, Gremmo sottolinea come la successiva, anche un po’ umiliante, confluenza nel P.C.I. degli uomini di “Stella Rossa” venga considerata inevitabile e necessaria poiché un gruppo che ha soltanto un radicamento locale non viene ritenuto in grado di competere con il partito di Secchia e Togliatti, forte d’una adesione di massa e che alle spalle ha il sostegno attivo della Russia di Stalin.
Il saggio di Roberto Gremmo, come al solito, è arricchito da un ricchissimo apparato di note. Propone una serie di approfondimenti e di spunti di riflessione su questa vicenda, di fondamentale importanza per la Resistenza torinese, sulla quale la storiografia ufficiale, salvo poche eccezioni, ha voluto quasi sempre tacere. Approfondimenti molto importanti per chi non voglia appiattirsi su una visione schematica e manichea della Resistenza, momento tanto rilevante nella vita della nostra Nazione.
Milo Julini, Roberto Gremmo riscopre il ruolo del “Partito Comunista Integrale” nella Resistenza torinese, Civico 20 News, 14 aprile 2021

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3 risposte a “Stella Rossa” dovrà rassegnarsi a veder pian piano cooptati nel PCI quasi tutti i suoi membri

  1. Roberto Gremmo ha detto:

    Ringrazio per aver ricordato il mio libro, su cui il silenzio e’ totale da parte della storiografia ufficiale, che ancora oggi e’ succube della scuola togliattiano-secchiata di criminalizzazione dei dissidenti. Alcuni ammazzati, come Mario Acquaviva.
    Roberto Gremmi

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