Non solo Totò le Moko

pontesluigiDella grandezza dell’uomo Totò – al secolo, come ben si sa, Antonio De Curtis; anche principe di ascendenza bizantina, se si vuole! – ben si sa o si dovrebbe sapere.

A me venne direttamente confermata da un caro amico, molto più anziano, ormai scomparso, che, importante funzionario di dogana, ai tempi in cui, se in automobile, in Francia transitando per Ventimiglia si passava necessariamente dal valico di Ponte San Luigi – si veda la fotografia – in Frazione Grimaldi della città di confine ligure, ebbe occasione di incontrare più volte il personaggio in questione. Oltrettutto, campano pure lui, e uomo di spirito, non poteva che cogliere più sfumature del carattere di Totò che non altre persone. I mei stessi ricordi di quelle conversazioni con il mio caro amico sono ormai un po’ sfocati, ma ne rimane indelebile la traccia di una confermata signorilità dell’uomo Totò. Anche se – debolezze umane! In lui non solo quella di voler essere riconosciuto come aristocratico! – in Francia – o a Montecarlo – Totò si recava, con tanto di bella automobile, guidata da autista in livrea, soprattutto per giocare nei Casinò.

Parto da questo aneddoto, reso in maniera invero alquanto sintetica, perché é all’artista Totò che vorrei qui dedicare qualche mia modesta, ma appassionata riflessione.

Irresistibile in me la tentazione di partire da Totò come autore dell’immortale battuta “Ho fatto il militare a Cuneo!”. Una Cuneo peraltro geograficamente vicina a chi vi scrive e i cui abitanti hanno saputo fare sfoggio qualche tempo addietro di rara autoironia, dedicando al Principe De Curtis una statua che riprende altresì quel classico motto.

Totò che per tanti versi aveva saputo anticipare, a mio avviso, con le sue uniche, irripetibili dissacrazioni anche tanti brutti aspetti e personaggi della società italiana contemporanea.

Secondo me Totò é stato cattivo, come cattivo deve essere un comico di razza, non tanto per i personaggi che ha interpretato, quanto, piuttosto, per le situazioni sceniche che ha creato con grande originalità, certo quasi sempre improvvisando, ma con la forte ispirazione che gli derivava dal genio innato, dalla lunga gavetta, dalla continua umanissima attenzione alle cose del mondo. In quegli atti dell’eterna commedia che recitò sino all’ultimo oggetto di amare risate erano le distorsioni sociali e culturali, il fascismo (quello al potere, dalle cui ire censorie sfuggì per un pelo durante la guerra, e quello di ritorno), l’ipocrisia, il perbenismo, “lorsignori” (come avrebbe detto un certo Fortebraccio, altro grande fustigatore di costumi). I mali della società, insomma, che io ho poc’anzi sommariamente riepilogato, ma che Totò riusciva a mettere sotto l’impietosa luce dei riflettori anche con una semplice battuta.

Neanche fosse ad un tempo attore, regista, sceneggiatore, persino produttore del film che stava girando. In tutto questo, sempre a mio parere, risiede la sua grande originalità. E, probabilmente, la quintessenza della sua pura arte assoluta, pur dispersa (perle ai porci?), come ben risaputo, nelle tante grame occasioni commerciali che gli venivano rifilate.

Una grande questione, secondo me, é che tante pessime abitudini e tante degenerazioni caratteriali di certi italiani, involutesi con gli anni e adeguatesi eventualmente a certa evoluzione tecnica, sono ancora lì a fare tristo spettacolo davanti a noi tutti.

E pensare che io ho scoperto Totò praticamente da adulto, come le nuove generazioni dai film che passano in televisione. Da bambino ne sentivo parlare, conoscevo alcune sue battute, tipo “Siamo uomini o caporali?”, ma il tutto mi derivava dai compagni di giochi di quell’età. In famiglia forse non piaceva. O non se ne ebbe l’occasione. Feci in tempo a sbirciare qualcosa in televisione, poco dopo la sua morte, ma avvicinandomi alla maggiore età, come tutti, il sabato sera non stavo certo a casa. Solo che si davano ancora le repliche dei film nei piccoli cinema di periferia. Fu così che solo soletto me ne andai a vedere per curiosità “Totò le Moko”, realizzato ben prima della mia nascita, quindi, a 24 anni dalla sua prima uscita. Fu per me una folgorazione.

Il resto l’ho già raccontato.

Informazioni su adrianomaini

Da Bordighera (IM), Liguria
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