Lasciando dietro di sé quelle «colline soleggiate»

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Con l’arrivo del colonnello John Stevens e del capitano Edward Ballard il 19 novembre 1944, <815 il contesto non sembra cambiare. Il primo, in veste di capo delle missioni alleate in Piemonte, si sposta continuamente tra le Langhe e Torino, dove giunge una prima volta il 20 dicembre per esporre il suo progetto di organizzazione delle forze partigiane per la regione, lasciando Ballard quale capo missione presso la I divisione alpina comandata da Bogliolo. <816
A questo poi si aggiunge un altro capitano inglese, Patrick O’Regan “Chape”. I due ufficiali restano nelle Langhe in modo continuativo, stabilendo contatti con tutte le formazioni dell’area. <817
Per ripristinare gli accordi tra missione inglese e garibaldini, si deve attendere la riunione del 27 gennaio tra comandanti partigiani e ufficiali alleati.
[NOTE]
815 Il capitano Edward Ballard era giunto in Langa con il col. Stevens verso la fine di novembre, in sostituzione di Temple, morto in un incidente d’auto a metà novembre, “Relazione sugli avvenimenti che hanno accompagnato la morte del maggiore Temple”, AISRP, A LRT 1 a
816 M. Giovana, Guerriglia, p. 296
817 Edward Ballard resta nelle Langhe fino alla fase insurrezionale, mentre O’Regan verrà inviato da Stevens nel paese di None, in qualità di capo della missione alleata della IV zona – val Chisone, A. Young, “La missione Stevens e l’insurrezione di Torino”, cit., p. 99
Giampaolo De Luca, Partigiani delle Langhe. Culture di banda e rapporti tra formazioni nella VI zona operativa piemontese, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2012-2013

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La IX Zona partigiana.
La costituzione del comando zona procede di pari passo con la questione dell’unificazione delle formazioni partigiane e anzi, in qualche occasione, s’interseca con questa, creando confusione. Fin dal febbraio 1945, in una riunione tenuta a Cortemilia, alla presenza di Mauri [Enrico Martini], Nanni, Remo, Andreis, Rocca e Poli, il responsabile della missione inglese sollecita gli ufficiali partigiani a partecipare all’organizzazione di una formazione unica. La risposta dei responsabili garibaldini si limita alla constatazione che un simile ordine deve essere emanato dal CMRP e dal CLN, pena il possibile scoppio di una guerra civile; viceversa, le considerazioni esposte da Nanni in merito alla formazione di un comando zona Langhe cadono nel vuoto, a causa della intrasigenza del maggiore, il quale “dimostr[a] concretamente di non avere alcuna volontà di fare il Comando di zona” <60.
In una lettera probabilmente risalente al marzo 1945, Leo informa il comando regionale GL del fatto che “si sta pensando di formare il Comando di questa zona […] badate che si tratta di cosa che si deve fare al più presto e non vorrei fossimo sorpresi”.
Pochi giorni dopo, Raimondo scrive, sempre allo stesso ufficio, che si attende con impazienza la formazione del comando zona, sperando che giunga prima della conclusione degli scontri. In un primo tempo, Mauri sembra approvare la costituzione di un comando unico – ovviamente il responsabile in pectore dovrebbe essere lui, affiancato dai vari responsabili politici – utile a controbilanciare le spinte britanniche tese a formare un vertice unificato, con a capo un ufficiale generale proveniente da Roma, non appartenente alle formazioni partigiane, ma soprattutto scrupoloso esecutore degli ordini del Comando interalleato e dello Stato maggiore italiano <61.
Ai primi di aprile, il delegato garibaldino V. e l’ispettore F. del comando regionale GL si recano da Mauri per cercare di derimere la controversia della IX Zona la cui costituzione è ormai decisa. Mauri minaccia – in caso di mantenimento degli ordini del CMRP – il suo abbandono del comando per autodegradarsi a semplice partigiano. Una successiva riunione, sempre fra GL e Garibaldini, si conclude con l’accettazione da parte di questi ultimi di un comandante della zona in via di costituzione da scegliere fra i nomi di Aldo, comandante la I divisione GL, Nuto alla testa della brigata “Rosselli” e Detto, commissario del I raggruppamento divisioni GL, anche se i garibaldini premono per porre Alberto a capo della nuova struttura <62. Nessun veto da parte GL nelle designazioni garibaldine di Ulisse ed Emilio, quali vicecomandante e commissario di zona.
L’8 aprile giunge da Leo la conferma che gli alleati nicchiano in merito alla formazione delle zone, preferendo la costituzione di un ufficio operativo, appoggiati in questo da Mauri, il solo ufficiale superiore presente in zona a cui gli alleati diano un margine di credito sufficiente e quindi anche l’unico candidato alla eventuale carica di responsabile delle operazioni sul campo. Il commissario GL paventa addirittura la possibile formazione di un secondo CMRP in contrasto con quello del capoluogo regionale costituito dal maggiore monregalese e dai rappresentanti di ogni partito che lui chiamerebbe intorno a sé, forte della complicità inglese.
Il 18 aprile 1945 il comando regionale GL scrive alla X, affermando con sicurezza che il comandante della IX Zona sarà Detto e che questo ufficio deve essere messo in funzione immediatamente:
“Non deve essere una ragione di differimento il fatto che i limiti territoriali della zona non siano ancora esattamente e definitivamente stabiliti. Questa sospensione riguarda essenzialmente il territorio a nord di Asti: una piccola porzione, quindi, che non si sa ancora se farà o no parte della zona […]. Il comando può benissimo insediarsi e funzionare, dedicandosi subito a uno fra i suoi principali compiti: la preparazione dei piani per la liberazione di Asti”.
In quanto a Mauri e alle sue idee, queste risultano essere una trovata dello stesso maggiore, prive di riscontri al centro.
“Il CMRP continua a funzionare riconosciuto da Stevenson, col quale ha regolari contatti: non crediamo quindi alla eventualità, da voi prospettata, di Mauri comandante di tutte le formazioni piemontesi. Mauri sarà il comandante della VI Zona (previo taglio del territorio destinato a costituire la IX): e se farà le bizze, se cioè non vorrà saperne di questa ‘mutilazione’, il CMRP è anche deciso a considerarlo dimissionario” <63.
Il 19 aprile 1945, nella tarda mattinata, si incontrano alcuni tra i più importanti esponenti della Resistenza astigiana: Panfilo, Leo, Raimondo, Emilio ed Ulisse <64.
Grande assente Mauri, il quale avversa fortemente la costituzione della IX Zona, in quanto, com’è noto, essa comprende un ambito territoriale che viene sottratto alla VI Zona da lui comandata. Per di più Mauri giustifica la propria opposizione col fatto che istituendo la IX Zona verrebbero tagliati fuori dal corpo delle formazioni ‘maurine’ molti reparti appartenenti alle medesime. Le ambizioni, più che le argomentazioni, di Mauri trovano un valido appoggio nei rappresentanti del comando alleato <65.
Infatti gli inglesi preferiscono mantenere un appoggio, più o meno velato, al comandante autonomo, anziché profondere sforzi in un’operazione il cui risultato è ancora avvolto nella nebbia. Le GL propongono un comando formato da Ulisse ed Emilio con a capo Detto – a cui è garantito l’appoggio del CMRP – e Raimondo o Alberto in qualità di comandante interinale. Le uniche riserve sono quelle mosse da Leo nei confronti di Alberto, la cui candidatura è sostenuta però da Panfilo, il quale nota come “con la sua nomina [si garantirebbe] un uomo nostro [in più] nei comandi della IX zona”.
Nonostante l’ostinata resistenza di Otello alla costituzione della Zona, finalmente si arriva ad un accordo – previa accettazione dello stesso da parte degli alleati fra tutte le formazioni partigiane dell’Astigiano <66.
Il placet alleato arriva tramite il capitano Ballard, dopo il naufragio delle ipotesi prospettate da Mauri.
Ultimo problema l’estensione della zona: viene esclusa l’area nord del Tanaro, fatta eccezione per la porzione di territorio controllata dalla 45ª brigata “Garemi” <67.
“Vi scriviamo da Asti, occupata nella notte tra il 24 e il 25 aprile dalle formazioni partigiane”: così comincia il rapporto della X divisione relativo alla liberazione della città <68. “Le unità nazifasciste hanno sgombrato la città nel pomeriggio del 24 aprile, abbandonando rilevanti quantitativi di armi individuali e munizioni e la popolazione ci ha accolti con entusiasmo: bandiere a profusione, cartelli inneggianti, cortei, ecc. […]. I Giellisti hanno mantenuto un contegno serio e dignitoso, reso evidente soprattutto dal contrasto con altre pittoresche formazioni gradasse […]. Documenti caduti in nostre mani pochi. Nessun pesce grosso delle forze nere arrestato. Molti briganti neri arrestati. Moltissime donne rapate, cosparse di minio e messe alla berlina popolare” <69.
Alla Liberazione, le 5 divisioni presenti in Asti vengono dislocate a corona intorno alla cittadina. Alla X GL è affidato il settore compreso fra il bivio della strada Asti – Torino e Asti – S. Damiano fino al Tanaro. In città sono autorizzati a rimanere solamente 50 uomini per divisione più un corpo di polizia composto da 10 uomini da attingere sempre dalle 5 unità foranee.
[NOTE]
60 Giovanni Rocca (Primo), di Canelli, classe 1921, partigiano dal settembre 1943 e poi comandante della VIII divisione garibaldi “Asti”. Italo Nicoletto (Andreis), residente a Brescia, classe 1909, operaio, partigiano dal settembre 1944 nelle Langhe come ufficiale delle formazioni Garibaldi. In merito alla unificazione sono molte le perplessità esposte da tutti i settori della Resistenza riassumibili in queste poche righe, vergate da Marcello Bernieri (Costa), commissario dell’VIII divisione garibaldi, ma di valore generale. “Mentre attendiamo le disposizioni per l’unificazione, ribadiamo il nostro punto di vista sulle difficoltà che si incontreranno in generale per la sua realizzazione e cioè scelta o accettazione dei Comandanti in quelle formazioni che, per ragioni di organico, verranno costituite con reparti misti. In tal caso le resistenze maggiori ci pare avverranno in maggior misura parte di elementi delle formazioni autonome e GL”. Cfr. C. Pavone (a cura di), Le brigate, cit., p. 334 e 522.
61 Isrp, C 45 b.
62 Aldo Quaranta (Aldone), cuneese, classe 1909, dottore in legge, capitano degli alpini, partigiano in val Gesso dal settembre 1943 e comandante della omonima brigata GL. Benvenuto Revelli (Nuto), cuneese, classe 1919, geometra,
capitano in SPE degli alpini, organizzatore della I compagnia rivendicazione caduti, poi partigiano ed ufficiale delle formazioni GL, prima in val Vermenagna, poi in val Stura, al vertice della brigata GL che guiderà in Francia nell’agosto 1944.
63 Isrp, C 45 b.
64 Libero Bianchi (Emilio), nato in Francia nel 1908, partigiano dall’ottobre 1943. Davide Lajolo (Ulisse), nativo di Vinchio, classe 1912, giornalista, partigiano dall’aprile 1944 nell’VIII divisione Garibaldi.
65 Isrp, C 45 a.
66 Giovanni Battista Toselli (Otello), torinese, classe 1890, tenente colonnello degli alpini in SPE, partigiano dal settembre 1943, comandante della VI divisione autonoma “Asti”.
67 L’area a nord del Tanaro viene tenuta fuori a causa della presenza della banda controllata da Luigi Acuto (Tek Tek). “A questa decisione [di non inserirla nella zona] non appare estranea la volontà garibaldina di evitare il coinvolgimento di Tek Tek probabilmente a causa della diffidenza che ha provocato, fin dalla estate precedente, il suo comportamento insofferente verso ogni tipo di organizzazione gerarchica”. M. Renosio, Colline partigiane, cit., p. 249.
68 Circa le unità della Rsi nell’Astigiano cfr. M. Ruzzi, Presenza, cit. Isrp, C 45 a.
69 Isrp, C 45 a.
Marco Ruzzi, La X Divisione Giustizia e Libertà, Asti Contemporanea, n. 7, 2000, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Asti

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Nel frattempo, nella VI zona i colloqui tra comandanti proseguono, ma le difficoltà a raggiungere un compromesso si trasformano in ostacoli insormontabili verso la metà di marzo, dopo cioè la decisione del CMRP di concedere la propria autorizzazione alla costituzione di una nuova zona operativa, la IX. <868
D’ora in avanti le vicende dei due comandi risultano strettamente legate.
In una riunione tra “Nanni”, “Mauri” e delegati del CMRP, tenutasi nella seconda metà di marzo, <869 si palesano le difficoltà di procedere alla costituzione del comando delle Langhe se prima non viene sciolto il nodo della IX zona.
Di fronte a questo atteggiamento del Maggiore Mauri [chiusura verso creazione IX zona] ed in assenza del delegato delle formazioni autonome il problema della formazione del comando della zona VI diventava insolubile sul posto ed i due delegati hanno deciso di rimetterlo al C.M.R.P. <870
L’opposizione di “Mauri” alla creazione della IX zona, di cui pare non voglia neppure discutere i confini, supera di molto l’interesse del maggiore per la VI, il cui comando militare pure gli viene offerto. <871 Evidentemente “Mauri” sa che una proposta di quel tipo è una contropartita al suo nulla osta rispetto alla costituzione della IX zona, il cui comando andrebbe ai GL. Ma il maggiore è anche consapevole – ed è questa la ragione della sua opposizione – che della IX zona entrerebbero a far parte alcune delle sue divisioni, di cui perderebbe di fatto il comando proprio nella fase finale della guerra.
“Mauri” infatti scrive: “I due membri del CMRP facenti parte della Commissione incaricata di definire la costituzione del comando VI zona mi hanno confermato che, in sede di CMRP, sarebbe già stata disposta la costituzione della IX zona. Di conseguenza verrebbero a cessare di dipendere da me la 6ª Divisione “Asti”, la 5ª Divisione “Monferrato”, la 15ª Divisione “Alessandria” e la 12ª Divisione “Bra”, cioè circa la metà delle forze attualmente dipendenti da me”. <872
rivolgendo infine un appello “Prego vivamente cotesto Comando di esaminare la possibilità di evitare simile provvedimento, ma di fare anzi il possibile affinché tutte le unità alla cui costituzione ho io provveduto rimangano sotto il mio Comando […] In caso contrario io sarò costretto a dimettermi”. <873
La non ostilità del CFA del Piemonte alla creazione della IX zona, con tutte le conseguenze per le divisioni di “Mauri”, è motivata dal fatto che – secondo quanto si legge nella citata relazione dell’ispettore GL “F.” – lo stesso comando autonomo ritiene che il maggiore non sia più in grado di tenere collegamenti «con alcune sue divisioni e precisamente con quelle che dovranno passare sotto la IX zona». <874
Il maggiore però si difende da queste accuse, sostenendo che “Non solo non corrisponde a realtà la ragione di cattive possibilità di collegamento con le formazioni del Monferrato e di riva sinistra del Tanaro, ma anzi tanti vincoli di affetto, di sentimenti, di fraternità d’armi legano tra loro le mie formazioni che né io né i miei dipendenti le possiamo vedere disgiunte”. <875
Nel frattempo, le discussioni intorno al comando della IX zona continuano. In una lettera della delegazione piemontese del CBG indirizzata a “Costa”, si parla di un incontro, di cui riferisce anche la relazione dell’ispettore F., a cui partecipano il comandante “Alberto” e il commissario “Paolo” della III divisione GL, il commissario “Leo” della X divisione GL, il delegato del comando GL “Panfilo”, il comandante “Nanni”, il commissario del raggruppamento di divisioni Garibaldi “[indecifrabile]”, il comandante della IX divisione Garibaldi “Primo” Rocca, “Ulisse” e il commissario “Emilio” del raggruppamento Monferrato-Astigiano. I comandanti e i commissari sono d’accordo a nominare, per la nuova zona che comprenderà l’area tra le Langhe e il Monferrato, un comandante proveniente dai GL, scelto tra “Aldo”, comandante della I divisione, “Nuto”, comandante della brigata Rosselli e “Detto”, commissario del I raggruppamento divisioni “Duccio Galimberti”. I garibaldini esprimono però la preferenza per il comandante “Alberto”, e chiedono che una volta costituito il comando vengano distribuite equamente le armi. I garibaldini propongono inoltre che “Ulisse” ricopra il ruolo di vicecomandante e “Emilio” quello di commissario di zona, in rappresentanza delle Matteotti. <876
L’accordo tra garibaldini e GL esclude di fatto gli autonomi del Monferrato da una qualsiasi rappresentanza all’interno del Comando, creando così un contesto in cui i maurini, pur rappresentando una consistente forza militare, non ottengono adeguate posizioni di comando. Inoltre, per la designazione di “Mauri” al comando della VI zona, bisognerà attendere la fine di marzo, quando dopo l’ultimo fallimento nel tentativo di trovare un accordo il CMRP, <877 avocando a sé i poteri per il comando, nomina il maggiore degli alpini comandante, Latilla vicecomandante e Guerra commissario politico, <878 in un contesto in cui le Langhe, in previsione di un maggiore sforzo operativo lungo la via Asti-Torino e Alessandria-Milano, perdono definitivamente di importanza nel piano generale di insurrezione. <879
Sul fronte della guerra partigiana, nelle Langhe viene avviata un’intensa “campagna” di liberazione dei principali centri langaroli. Protagonista di queste azioni è “Mauri”, in veste di neocomandante della VI zona. Durante le ultime due settimane di aprile infatti, il maggiore tenta con le forze a disposizione di spezzare le ultime resistenze nazifasciste nei piccoli centri e di aprirsi così la strada verso Torino. Azione fulcro di questa campagna primaverile è l’attacco alla città di Alba. Condotta il 15 aprile, l’azione coinvolge autonomi, GL e Matteotti, con la sola esclusione dei garibaldini. Il comando della II divisione Langhe infatti, trascura di avvertire in tempo il comando divisionale
delle Garibaldi, generando non pochi malumori in quest’ultimo, che si vede negare per la seconda volta l’invito a partecipare a un’azione di particolare rilevanza per l’area. <880
Per questo motivo, l’attacco alla città, che si conclude con il ritiro delle forze partigiane dopo una giornata di scontri, <881 rischia di compromettere nuovamente i rapporti tra Latilla e “Mauri” e di generare dissidi fin dentro lo stesso Comando unico. In una comunicazione del 23 aprile, scritta in seguito a un nuovo incontro con “Mauri” e Ballard, Latilla e “Remo” fanno intendere che c’è ancora molto lavoro da fare per giungere all’unificazione:
“Da Mauri si trattava di questo: visto che il comando di zona va per le lunghe e che la situazione potrebbe precipitare e, in seguito al caos, perdere i collegamenti con Torino, volevamo sentire da lui se era d’accordo d’intendersi con noi prima di prendere decisioni importanti; non solo, ma discutere tra noi gli ordini che gli alleati potrebbero impartire alle formazioni partigiane” <882
e
“considerando che gli alleati fanno la loro guerra ma che potrebbero anche divergere in qualche particolare dai nostri interessi, noi desideravamo sentire da lui se era disposto a considerare questa eventualità [una collaborazione, NdA] su un piano di intesa nazionale”. <883
Da questa lettera emerge anche la preoccupazione di restare tagliati fuori, sia autonomi che garibaldini, dalla fase finale della guerra a causa della poca disponibilità di armi di cui soffrono tutte le formazioni langarole.
Latilla ritiene infatti che, siccome gli Alleati considerano «il Piemonte come settore secondario perché pensano che i tedeschi si ritireranno prima sulla linea del Ticino Po e poi sull’Adige», <884 è necessario che le formazioni partigiane agiscano da sé, «su un piano di intesa nazionale» appunto.
“Mauri”, da parte sua, aveva già scelto un’altra strada, o una strategia parallela, cioè quella di tentare di convincere gli Alleati dell’importanza che riveste la VI zona nella liberazione del Piemonte e nelle operazioni di sabotaggio al nemico in ritirata.
[…] Ma le direttive giunte da Torino il 25 aprile mettono nuovamente tutto in discussione. I vari comandi seguono le istruzioni contenute nel piano E. 27, il cui ordine è appena giunto nelle Langhe. La VI e la XIV divisione Garibaldi, secondo due itinerari diversi, devono raggiungere il capoluogo regionale da sud-ovest, come supporto alle divisioni di “Barbato” che giungono da est e a quelle della IV – val Chisone e III – valli di Lanzo e Canavese che giungono da ovest, nord-ovest. Alle divisioni garibaldine si aggiunge la III GL “Langhe”, mentre la sua gemella, la X comandata da “Minetto”, deve convergere su Asti. Dopo aver liberato diversi centri delle Langhe, anche “Mauri” scenderà su
Torino, lasciando dietro di sé quelle «colline soleggiate» che poco più di un anno prima lo avevano accolto in «un tenero verde primaverile» divenendo la sua seconda casa. <889
[NOTE]
868 La IX zona nasce da un settore nord occidentale della VI, collocandosi a ovest della VIII di “Barbato”, comprendendo due divisioni Garibaldi, una GL, una Matteotti e tre autonome, in Comunicazione di “Ivan” al Comando Regionale Piemontese delle Formazioni G.L., cit.; si veda anche P. Maioglio, A. Gamba, Il movimento partigiano nella provincia di Asti, cit.
869 «Il Comandante Nanni, V. [indicato come delegato garibaldino] e F. [a matita] si sono recati nel pomeriggio di sabato dal maggiore Mauri per prendere con lui opportuni accordi su due punti sostanziali: la delimitazione esatta della IX zona di recente costituzione e la scelta dei componenti del comando della VI zona», “Relazione dell’ispettore F. nella VI e IX zona”, Al Comando Regionale Ibidem
871 Come vicecomandante viene proposto “Nanni”, “Remo” invece commissario e un membro delle GL nel ruolo di vicecomandante o di commissario, “Relazione dell’ispettore F. nella VI e IX zona”, cit.
872 “Comunicazione sulla costituzione del Comando IX zona”, “Mauri” al Comando F. A. Piemonte, 31.3.45 in G. Perona (a cura di), Formazioni autonome, cit., doc. 41, p. 419
873 Ibidem
874 “Relazione dell’ispettore F. nella VI e IX zona”, cit. Per quello che riguarda i collegamenti tra il comando del 1° GDA e le divisioni “periferiche” si veda il seguente episodio. Nel luglio il cap. Della Rocca, comandante della XII divisione “Bra”, lamentava di essere trattato con superficialità dal Comando Langhe e di essere in scarsità di armi a causa della spartizione di queste con Marco e Renato; inoltre accusava “Mauri” di non aver fatto nulla per cercare di liberare suoi cinque uomini catturati dai fascisti, “Schiarimenti (a proposito dello sbandamento di Marco)”, Comando Distaccamento n. 10, comandante Della Rocca al Comando Langhe, 19.7.44 in AISRP, B AUT/mb 4 c. Non abbiamo trovato altri documenti che contengano denunce di questo tipo. Probabilmente perché il collegamento che intendono le formazioni maurine si basa su un semplice appoggio logistico e militare, e non su un costante scambio di informazioni sul coordinamento generale della guerriglia; inoltre il loro carattere «autonomo» è segnale di una certa indipendenza sul piano operativo, almeno è quanto emerge dalle parole di “Otello”, comandante della VI divisione “Asti”, che nella citata lettera del 28 febbraio ’45 teneva a precisare che la dipendenza da “Mauri” «è venuta naturalmente per poter essere appoggiati ad un’attività veramente forte in condizione da poterci fornire le armi che a noi mancavano e per poter operare sotto una certa unità di indirizzo», “Comunicazione di Otello al generale Nito”, cit.
875 “Comunicazione sulla costituzione del Comando IX zona”, cit.
876 “Relazione dell’ispettore F. nella VI e IX zona”, cit., al punto 4) Costituzione del Comando della IX zona. Secondo quanto riportato da P. Maioglio, A. Gamba, Il movimento partigiano nella provincia di Asti, cit., al comando della IX zona va il comandante della X divisione alpina GL, “Raimondo” Paglieri, il commissario il garibaldino “Tino” Ombra, vicecomandante “Ulisse”, capo di Stato Maggiore “Gino” Paltrinieri, vicecommissario Giuseppe Gerbi “Leo”. In ogni caso, il rapido procedere degli eventi bellici non permetterà la formalizzazione della IX zona, la quale non parteciperà come comando effettivo alle operazioni finali né sarà contemplata nel Piano E. 27
877 «L’accordo non è stato […] raggiunto […] e la decisione è stata rimessa al C.M.R.P.», “Relazione dell’ispettore F. nella VI e IX zona”, cit.
878 M. Giovana, Guerriglia, cit., p. 314
879 Cfr. A. Young, “La missione Stevens e l’insurrezione di Torino”, cit., pp. 126-127
880 Il comando della II divisione Langhe, due giorni prima della prevista azione su Alba, aveva convocato alla riunione dei comandanti che avrebbero dovuto decidere le modalità di attacco alla città il comandante di una brigata garibaldina, “Michel” Ghibellini. I garibaldini contestano che, vista l’importanza dell’azione, si sarebbe dovuta richiedere la presenza di un comandante superiore, di divisione o di raggruppamento. M. Giovana, Guerriglia, cit., p. 319-320
881 “Mauri” riterrà come un successo, avendo come scopo non l’occupazione di Alba, ma semplicemente quello di dare una «lezione» ai R.A.P. del presidio, Ibidem
882 Lettera autografa di Latilla e “Remo” del 23.4.45, in AISRP, C 21 a, citata in Ivi, p. 323
883 Ibidem
884 Ibidem
Giampaolo De Luca, Op. cit.

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